venerdì 16 marzo 2012

Il Galatino anno XLV n° 5 del 16 Marzo 2012

Libero pensiero, sovversione

I modelli di società occidentali, in particolare quelli di ispirazione anglosassone imposti dovunque con la corruzione o con le armi, esaltano e favoriscono le intelligenze pratiche più che le speculative. Il mercato del lavoro richiede competenze estremamente specialistiche: si pensi alle tante branche dell’ingegneria. Il tecnico moderno è una figura descrivibile come l’antitesi del genio rinascimentale leonardiano, intelletto poliedrico capace di partorire, in uno stesso arco temporale, opere d’ingegno, d’arte e di filosofia. Occupato invece a testa bassa ad ideare o produrre sempre nuova tecnologia da sfruttare in breve tempo, perché subito obsoleta, cultura dell’effimero, denaro e ricchezza virtuali, carte da bollo e burocrazia inutile ma vessatoria per il cittadino in termini di tempo e costi, il prestatore d’opera (di braccio o di concetto) non avrà la possibilità di interrogarsi su un’esistenza persa nel labirinto produzione-consumo-debito; e, soddisfatto di sé, verrà tenuto in un limbo di mediocrità culturale pianificata a tavolino e coltivata “in tutta scienza e coscienza” dalla scuola primaria all’università. Sarà riconoscente ai benefattori che lo avranno gratificato di un impiego e perciò di benessere e status, ed orgoglioso del suo personale insostituibile contributo al funzionamento del sistema.

In che modo questo meccanismo si sia consolidato sarebbe complesso (ed anche presuntuoso) da spiegare: si può ipotizzare che la politica attuale, longa manus dell’oligarchia finanziaria, abbia bisogno di consenso al fine di perpetuare il controllo delle masse. Questo si ottiene non solo, come detto, con la facoltà di distribuire lavoro e credito, ma anche attraverso la manipolazione dei media, argomento talmente sviscerato da non dovervi dedicare una virgola in più; possiamo dire che si crea consenso focalizzando l’interesse dell’opinione pubblica su questioni futili per la gran parte ma ossessivamente reiterate. Solo ad esempio, un delitto di provincia od una tragedia navale (entrambi conditi ad arte da implicazioni erotico-sentimentali) possono avere lo stesso impatto mediatico e l’identico fine di un campionato di calcio, di un festival di musica leggera, di un reality ed infine e soprattutto di celebrazioni patriottiche farlocche. L’obiettivo è, sempre e con ogni mezzo, inibire il ragionamento autonomo. O tutt’al più instillare un “pensiero già pensato”, un’idea prêt-à-porter: attività riservata oggi ad alcuni divi del giornalismo politico left oriented, che si sono arrogati un compito fino a due decenni fa appannaggio esclusivo delle scuole di partito. Perciò la dottrina davanti alle telecamere, nelle terze pagine, va sobriamente "veicolata" (brutto neologismo) con l'aria sorniona di chi, generoso di sé, sta spezzando per pochi eletti il pane della sua sapienza.

A mò di stupefacente, si spacciano a cadenza annuale elezioni politiche al "popolo sovrano", cui è data l'illusione di poter scegliere i governanti attraverso dispendiosi ludi cartacei. Il cosiddetto esecutivo tecnico (diabolica trovata di un napolitano), con l'arroganza della sua incostituzionalità, giunge finalmente a smascherare l'ipocrisia e sancisce in via ufficiale che la democrazia è sospesa: cosa risaputa da tempo.

Il muro del consenso mostra però alcune crepe visibili. Siccome, per sua stessa natura, l'economia di scuola neoliberista non può assicurare lavoro a tutti, gli esclusi, gli "sfigati" d'ogni età e latitudine diventano maggioranza. Disponendo in eccesso di tempo libero, aprono la mente al cogito ergo sum, minaccia che il sistema vuole evitare a tutti i costi.


sabato 25 febbraio 2012

Il Galatino anno XLV n° 4 del 24 Febbraio 2012

Posto fisso e motto fesso

Nel 1905 Sigmund Freud pubblica "Il motto di spirito e la sua relazione con l'inconscio", un saggio sulle battute umoristiche. Il teorico della psicoanalisi illustra l'origine del motto di spirito e rivela il meccanismo che stimola il riso nell'ascoltatore: un processo di codifica-decodifica dove il non-detto ha preponderanza e la metafora, l'allusione, rendono lecito manifestare ciò che di norma non lo sarebbe esplicitamente. Totò è stato un maestro con le sue invenzioni verbali e mimiche di grande comicità, moderne ancora oggi e mai volgari.
Per scatenare la risata, necessita che tra i soggetti coinvolti (chi pronuncia la battuta e chi ascolta) non vi siano ostacoli semantici, culturali ed ambientali, in modo che tutto concorra alla condivisione dello spirito umoristico.
Purtroppo ci sono i gaffeurs, generatori di comicità involontaria, come quel tizio che, alle esequie di un morto per incidente stradale, consolava i parenti a modo suo: "Meju cusì ca pesciu" (il fatto è realmente accaduto). Nel genere degli umoristi inconsapevoli annoveriamo un epigono dei "fini dicitori" d'avanspettacolo, sebbene di modi sobri ed espressione compunta, da titolare di pompe funebri. Il tizio ha affermato di recente che "Il posto fisso è noioso", dopo averne procurati un congruo numero, e tutti ben remunerati, al proprio pargolo.
Dati i tempi, nessuno si è divertito all'infelice boutade; anzi, non potendosi passare alle vie di fatto (penalmente perseguibili), solo qualche castima iettatoria è volata all'indirizzo dell'autore di cotanta fesseria.

giovedì 23 febbraio 2012

Galatina.it - 23 Febbraio 2012

Due cani abitano in piazza. Passano il tempo girovagando tra la farmacia, i bar e le banche. Fanno parte, per così dire, della fauna urbana, come i fastidiosi piccioni, ma a differenza di quelli sono benvoluti dalla maggior parte delle persone. Hanno carezze ed affetto, un veterinario se ne cura per puro spirito animalista; il cibo non scarseggia tra i generosi consumatori delle rosticcerie ed il retrobottega di un macellaio prodigo di ossa e scarti. D’estate il loro ritrovo abituale è al fresco dell’erbetta nelle aiuole della pupa.

Chiamiamoli, convenzionalmente, Piero e Pasquino. Il primo è un incrocio di media taglia, a pelo corto e chiaro. Allegro e spensierato, è un vero poeta della specie canina. Gli piace comporre, in prosa romantica ed in versi a rima baciata, che poi declama ispirato al pubblico eterogeneo di Galatina.it. Trasmette subito simpatia, persino quando si abbandona alla cujona nei confronti della politica locale. Recentemente, pensate, si propone quale vicesindaco di un candidato di peso (e che peso!): qualcuno prende la sua battuta impertinente sul serio. Può succedere, qui a Galatina.

Anche l’altro è un bastardo di razza indefinibile. Invecchiando, il mantello nero ha preso un colore grigiastro. Ha corporatura tozza ed obesa, il che farebbe supporre un carattere pacioso. Tutt’altro: la bestia invece è di indole malinconica, tendente al pessimismo. Anzi, ha la presunzione di “sapere” ed infarcisce i suoi latrati di citazioni latine, come un qualsiasi umano appena sgrezzato da studi classici; in realtà è un saputello che i suoi simili sopportano solo per tolleranza (segno distintivo della comunità canina) e non riesce a vedere al di là del proprio muso: che è comunque una considerevole distanza.

Le due innocue bestiole fanno gruppo nelle scorribande cittadine. Vittime predilette, le auto più grandi e lussuose che transitano in centro, in modo particolare quelle dai colori scuri, che immancabilmente inseguono abbaiando furiosamente. C’è chi vorrebbe interpretare questo strano comportamento come una sorta di sfida, di sberleffo al potente di turno, attaccato nel simbolo più appariscente del suo status. Ma forse è andare oltre quello che è semplice istinto, difesa del territorio.

Negli ultimi tempi è sempre più difficile sentir abbaiare il cane Pasquino (“requierant omnibus aures”, direbbe lui citando Catullo). Non sta bene? È ormai vecchio? Forse si. Ma potrebbe invece essersi accorto dei bocconi avvelenati sparsi in giro per la Città all’insaputa della gente, ed il suo appartarsi in silenzio potrebbe valere più di mille avvertimenti… per il cittadino-elettore (dal verbo latino eligo=scelgo) che voglia intendere propriamente le parole del mai troppo lodato Cataldo Motta.

venerdì 10 febbraio 2012

Il Galatino anno XLV n° 3 del 10 Febbraio 2012

Si, viaggiare

È necessario, ogni tanto, lasciarsi alle spalle qualche migliaio di chilometri. Una vacanza anche breve rilassa ed arricchisce la nostra cultura. Chi scrive mantiene un interesse quasi infantile per i posti nuovi e le lingue straniere, per le tradizioni ed i cibi diversi dai nostri.

Per un turismo masochistico, la Francia è l’ideale: in nessuna parte del mondo si può esser trattati con pari sufficienza e maleducazione. Questo è forse dovuto alla radicata convinzione dei francesi di vivere nel paese culturalmente più avanzato e più chic, un faro di civiltà di cui gli stranieri sono indegni visitatori. Verso gli italiani c’è una antica e mai celata antipatia ampiamente ricambiata, con una sola eccezione: il tradizionale asilo per i terroristi rossi, considerati ipso facto perseguitati da malagiustizia. La vostra banconota da 100 euro o la vostra carta di credito, al museo, al ristorante, in albergo, non avrà mai lo stesso valore come se a porgerla fosse un francese. Sarete sempre trattati sgarbatamente, da italiens, specialmente se il vostro accento tradirà l’origine. Dovrete considerare il merci pronunciato controvoglia e con il sopracciglio inarcato alla stregua di una benedizione papale. Ovviamente, la Francia è una nazione che il sottoscritto evita.

Più accogliente l’Inghilterra con il turista, forse perché da lungo tempo è una società multietnica. Londra è l’unica vera megalopoli europea, e non solo per dimensioni ed abitanti. C’è tolleranza per le storpiature straniere dell’inglese e per la gestualità latina che sopperisce alle difficoltà di comunicazione, ma l’italiano che mastichi la lingua si sente a casa. A differenza che in Francia, un sorriso ed i frequenti please e thankyou sono espressioni di politeness diffuse in tutti gli strati sociali. È un modo di relazionarsi che rende la vita urbana più piacevole a cittadini e turisti.

In Germania, Austria e nella Svizzera tedesca i modi educati (quelli che in Italia a volte giudichiamo ipocriti) sono indice di saper vivere e cosmopolitismo. Il “voi” è la regola tranne che tra amici e parenti, senza eccezioni, ed entrando nella mentalità teutonica si apprezza questo sincero rispetto per il prossimo. Il visitatore è generalmente ben accolto, anche se noi italiani interpretiamo il formalismo come desiderio di mantenere le distanze. Non è così, invece. Alcuni (per fortuna pochi ormai) si meravigliano dell’italiano che non sia chiassoso, indisciplinato ed eccessivamente galante con le signore; chi Vi racconta ha spiegato in comprensibile tedesco ad un uditorio sorpreso che non tutti noi siamo melomani, casinisti e morbosamente predisposti alla copula.

Bello viaggiare, altrettanto tornare a casa. Paragonare il mondo in continua evoluzione con la confortante sensazione di lentezza del sedicente Bel Paese: una nazione dove c’è una categoria di persone che non invecchiano mai. Entrare in questa eletta schiera, vuol dire essere un imberbe giovincello a 50 anni; a 70 è possibile, addirittura, diventare in due giorni prima senatore a vita e poi presidente del consiglio per meriti bancari. Ammettiamolo, in questo paese si campa a lungo e bene, da politico; con le parole di un noto pasticciere galatinese che descrive il suo impareggiabile fruttone: “Ed è bello, piace e diverte”.

venerdì 3 febbraio 2012

Galatina.it - 3 febbraio 2012

Piovono perle di saggezza, e pure gratis. Non si dica che il governo di Mario Monthy Python manca di senso dell’umorismo: se piange e fa piangere, sa anche far ridere. Il rampollo Michel Martone, enfant prodige di una famiglia bene, definisce “sfigati” i laureati dopo i 28 anni. Nella categoria potrebbero rientrare, per dire, anche persone che non hanno possibilità di farsi mantenere agli studi dai genitori; quindi lavorano e studiano, magari part-time e con stipendi da fame. Ma tutto questo Michel non lo sa, direbbe De Gregori.

Allenati dalle amenità del governo precedente, registriamo anche questa uscita simpatica di un giovane esponente del potere “nuovo”. La battuta si inquadra tra quelle definite da un epiteto piuttosto colorito, impronunciabile da gente educata. Tecnicamente, trattasi di “parola o fatto relativo a donna che fa commercio di sè”: sì, proprio quello che state pensando.

sabato 28 gennaio 2012

Il Galatino anno XLV n° 2 del 27 Gennaio 2012

Evoluzioni ed involuzioni

Escludendo l’ “uomo di Porto Selvaggio”, di cui ancora si sa pochissimo se non che sarebbe stato il primo Sapiens sapiens europeo di 44000 anni fa, i primi Salentini hanno lasciato testimonianza della loro cultura quasi 4 millenni orsono nelle pitture parietali della Grotta dei Cervi di Porto Badisco. Scene di caccia, figure stilizzate di uomini ed animali, forme geometriche astratte. Simboli di una civiltà evoluta, nel panorama coevo del neolitico.

Questa nostra terra poi ha visto l’approdo e l’insediamento di popoli fieri, dalla struttura sociale articolata: basti appena ricordare i Messapi, suddivisi in città governate da clan dominanti legati tra loro da legami di parentela. Re Arthas il Grande, rispettato e temuto da amici e nemici, in specie i Tarantini cui diede sonore sconfitte. E poi Greci, Romani, Bizantini… Le genti passate da qui hanno sempre lasciato segni della loro civiltà e della loro struttura sociale e politica, integrandosi hanno aggiunto ricchezza senza distruggere l’eredità delle culture precedenti.

Il Salento è stato in ogni epoca “terra di mezzo”, tratto d’unione e di scambio tra popoli e saperi; e la nostra Galatina, suo centro geografico e culturale, fucina di Uomini di lettere e di scienza ammirati nel mondo, a volte investiti di un ruolo politico che ha solo potuto accrescere la dignità ed il prestigio di quegli stessi Uomini e della loro Città d’origine.

Però la Storia mostra, nel suo percorso talvolta incomprensibile, anche un bizzarro, pungente senso dell’umorismo: per cui è bello tacere della Galatina politica contemporanea.

venerdì 13 gennaio 2012

Il Galatino anno XLV n° 1 del 13 Gennaio 2012

Bocconi e bocconotti

Presentandolo alle Camere, SuperMario proclama la pretesa indipendenza del suo esecutivo da ingerenze straniere e lobbies bancarie e finanziarie: excusatio non petita. Giorni fa, il portavoce del Quirinale smentisce un articolo del Wall Street Journal (non la “Gazzetta di Roccacannuccia”) su una telefonata della cancelliera tedesca Angela Merkel al Presidente Napolitano per ottenere la destituzione di Berlusconi. Pur ammettendo che sia interesse degli Stati Uniti creare con ogni mezzo condizioni di instabilità in Europa per favorire un dollaruccio ormai snobbato, e diffondere una notizia di tale gravità può farlo, permangono tutti i dubbi sulla genesi della crisi italiana e sulla nomina del governo “tecnico” nato a novembre, mese dei morti e dei Monti.

Fatto è che a questo Popolo, paziente ma non fesso, si chiede di tirare la cinghia ed arrangiarsi; come se sinora avessimo scialacquato. Ad imporre austerità è un manipolo di milionari con pensioni da capogiro, grand commis di pubblica amministrazione e banche, ex boiardi di Stato ed illustri Carneadi parenti stretti di qualcuno importante. E lo fanno non essendo stati eletti in consultazioni democratiche, ma con l’appoggio di un Parlamento la cui ragion d’essere è solo l’agognata pensione da “onorevole”. Nobilissimi intenti, come si vede. La cosa, ovviamente, è ridicola nei modi e nelle ragioni, perché è lampante che la crisi ha origine proprio negli ambienti da cui provengono questi gentiluomini e gentildonne. Qualche “furtiva lacrima” ministeriale sugli annunciati sacrifici aggiunge pathos: parlano di sacrifici umani. Che puntuali giungono in questi giorni, con suicidi a catena di pensionati minacciati dall’INPS ed imprenditori ricattati da Equitalia.

Ora, che per colmare un deficit insanabile causa signoraggio bancario, basti aumentare la benzina e le tasse, non illude più nessuno, tranne questi Nobel dell’economia. Dobbiamo ricordare che il compito, trenta e passa anni fa, al vituperato Andreotti riusciva meglio. Loro, però, “hanno fatto la Bocconi”: solo una sillaba di differenza dalle ministre del governo precedente.