sabato 2 dicembre 2017

Il Galatino anno L n° 20 del 1 dicembre 2017

Bestiario immaginario

Anni fa abbiamo voluto ridere – coi nostri pochi lettori – raccontando le evoluzioni aeree del pennuto mitologico popolarmente chiamato “uccello padulo”. Non abbiamo mancato di mettere in guardia dal volo veloce e ficcante di quel volatile, solo in apparenza inoffensivo.
Con la stessa leggerezza, vorremmo aggiungere altri componenti di questo elenco criptozoologico. Ad iniziare dal cane-ragazzo, vulgo “cane valiò”: specie peculiarmente salentina dai vaghi connotati, ma senza dubbio di piccole dimensioni, inversamente proporzionali all’aggressività del carattere.
E come non menzionare il “cane-che-corre” (“cane-ca-fusce”) dal pelame di colore indefinito, tipologia onnicomprensiva della famiglia canina. Pedigree plebeo: spaziante in ipotesi dal ratto di fogna al mastino tibetano.

Ma su tutti, in questi primi freddi galatinesi, balza all’onore delle cronache la “gazza da competizione”, ovvero “ciola de corsa”: di cui ci conquistano il repentino saltabeccare a zampe pari e l’improvviso librarsi in volo; le chiassose zuffe su un frammento di vetro, una briciola di pane, una pagliuzza dorata. Col sottofondo immaginario de “La gazza ladra” di Rossini, ci piace osservarla svolazzare “d’in sulla vetta della torre antica” dell’Orologio sino al suo nido, da cui inquadra e commenta garrula le vicende cittadine. Al simpatico bipede pennuto vada la nostra simpatia, per il tentativo di animare – anche se poco in verità – lo stanco dibattito paesano.

sabato 25 novembre 2017

Il Galatino anno L n° 19 del 24 novembre 2017

E mo’?

Tra i tanti strumenti educativi tradizionali, quelli che adesso farebbero inorridire il Premio Nobel per la pedagogia che siede al Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, i nostri vecchi possedevano l’insostituibile ‘ntartieni: un mitologico attrezzo formativo, ormai in disuso da decenni, additato abitualmente da mamme indaffarate (in più o meno narrabili attività) al pestifero pargoletto per levarselo dai piedi, con la complicità di zie pazientissime e vicine di casa.

Ora che un destino “cinico e baro” (?) sottrae al bambinello l’adorato pallone, resta da immaginare quale ‘ntartieni la matrigna politica italiana escogiterà per distrarlo, mentre gli ruba serenamente - con comare Europa  - futuro e dignità.

venerdì 10 novembre 2017

Il Galatino anno L n° 18 del 10 novembre 2017

Vanitas vanitatum

Vogliamo occupare il palcoscenico della vita in punta di piedi, solo lo stretto necessario, attraversarlo senza infastidire nessuno. Ci piace passare in silenzio, discretamente, capire quando è venuto il momento dei commiati; imboccare l’uscita con eleganza e forse lasciare qualche rimpianto.
È patetico ostinarsi a calcare le scene come certi attori imbolsiti, o come tante bambole vecchie rifatte da capo a piedi. Labile è il confine tra luce ed ombra, e va individuato in tempo.
Una regola che è lo Zenit del nostro viaggio terreno. Intendiamo servircene in ogni ambito dell’esistenza: riuscirci è difficile ma è necessario provare.

Nessun consiglio da dare a politici sedicenti nazionali o gente di potere. Solo una intima riflessione, resa pubblica per vanità intellettuale.

giovedì 26 ottobre 2017

Il Galatino anno L n° 17 del 27 ottobre 2017

Affacciati alla finestra, assessore mio

“Fenesta vascia”, “Fenesta ca lucive”. Classici della melodia napoletana, fuori moda ai tempi delle volgarissime cantanti americane? Niente affatto: esiste ancora – per la nostra gioia - qualche romantico che mostra di apprezzare le atmosfere crepuscolari, le intimistiche note amorose che una finestra accesa nell’ufficio deserto, al buio della notte galatinese, suggerisce ad un core che non sia ‘ngrato.
Poi, come per intonare una serenata scapricciatiella, ne diffonde l’immagine toccante per monti e valli, palazzi e torri e sedili... già, soprattutto sedili. Quanta grazia, qual leggiadra premura. Finalmente la politica abbandona le asprezze della lotta pre- e post-elettorale, e si fa tenero sentimento.

E noi, inebriati da questi effluvi di dolcezza, rischiamo il diabete. 

giovedì 12 ottobre 2017

Il Galatino anno L n° 16 del 13 ottobre 2017

Di macchine, e di altre cose

Possiedo un'auto italiana, storica marca gloriosa che un osannato manager intende far sparire. Non dico vendere ai tedeschi oppure ai cinesi, con magari qualche miliardo di plusvalenza: no, chiudere del tutto.

La mia vecchia (9 anni, con l'attuale metro di giudizio, sono un'età veneranda) ha percorso senza problemi 200.000 kilometri, con una manutenzione non più che ordinaria. Consuma pochissimo, non inquina, è comoda ed elegante: la mia spesa migliore per un'auto. Ho guidato francesi, tedesche e le tanto celebrate giapponesi, che infatti mi hanno fatto bestemmiare in giapponese (con accento di Yokohama, per la precisione).

In conclusione, un mezzo che non ho possibilità economica, ma soprattutto intenzione, di cambiare. Tanto bella che non viene più prodotta da qualche anno: in obbedienza alla teoria dell'obsolescenza programmata, cioè quella "strategia volta a definire il ciclo vitale di un oggetto in modo da limitarne la durata ad un periodo prefissato". Un aggiornamento estetico e meccanico di poco conto sarebbe invece bastato a mantenere sul mercato un prodotto valido.

Costruire automobili è un esercizio di buona economia ma richiede passione. Con minimo sforzo si può essere definiti geni della finanza, visto che ai nostri giorni l'abilità consiste principalmente nell'accanirsi sulla parte indifesa del sistema, i lavoratori. Ma se non si capisce un perno sferico di meccanica oppure non si è posseduti dal sacro fuoco dell'amore per l'auto, ci si dovrebbe occupare d'altro: forse meglio di banche. E di rapine. A mano armata? Ma no, parliamo di quelle a volto scoperto, consumate nei consigli d'amministrazione e molto ben remunerate. Di quelle senza conseguenze legali, per intenderci.

mercoledì 27 settembre 2017

Il Galatino anno L n° 15 del 29 settembre 2017

La merce si paca ammano

Entra, amico mio, entra e penza: pacare puoi marcato, ma non a credenza”.
Questo avviso campeggiava all’ingresso di una celebre putìa del centro, a pochi passi dalla Chiesa Madre, quasi imitazione plebea della famosa iscrizione dantesca nel III° canto dell’Inferno. È probabile che l’oste volesse cautelare l’incasso delle consumazioni, purpette e mieru o simili piatti popolari, da eventuali amnesie causate da ubriachezza molesta.
4 anni 6 mesi ed un giorno di cosiddetta “attività” parlamentare consentono ad oltre 600 “onorevoli” il vitalizio di 950 euro, al compimento dei 65 anni, vita natural durante. Un importo pari ad una volta e mezzo la pensione sociale, con cui molti anziani devono regolare al centesimo la scansione quotidiana della propria esistenza.
Che dire? Sono entrati in Parlamento, hanno “penzato” ed agito secondo indicazioni di partito, ed ora vengono “pacati”… “marcati”, però subito, non “a credenza” come gli enti statali fanno coi nostri indifesi pensionati.

E qui mi taccio. Vorrei dire altro, ma in casa mi hanno insegnato la buona educazione.

sabato 16 settembre 2017

Il Galatino anno L n° 14 del 15 settembre 2017

Torna ‘o Salento (spira tanto sentimiento)
Il bilancio provvisorio dell’estate salentina ci consegna un quadro abbastanza eloquente del successo della nostra offerta turistica. Però è bene operare alcuni distinguo. Il brand “Salento” riscuote consenso quasi unanime tra i visitatori, ma premia immeritatamente anche operatori improvvisati o per nulla attenti alla fidelizzazione dei turisti: quello che in termini commerciali si definisce caring. Come negli scorsi anni, è Gallipoli (sedicente “perla dello Jonio”) a distinguersi in peggio. Affitti esorbitanti anche per veri bugigattoli; street food, ovvero ristorazione popolare, dai prezzi assurdi. Il gustoso ma semplice rustico venduto a 5 € è un esplicito invito a non tornare e fa il giro nazionale dei media. Onesta, al contrario, la gestione turistica della costa adriatica, saggiamente rivolta ad un ospite più ricercato. Ed infine, l’entroterra salentino sceglie di destagionalizzare, ben facendo: ci sono gli strumenti per puntare al turismo culturale, gastronomico ed enologico. Galatina può imporsi in questa nicchia di mercato se imprenditori ed amministrazione perseguono lo stesso obiettivo.

È difficile per tutti gli operatori del settore mantenere gli attuali flussi senza acquisire doti professionali. A pochi kilometri dalle nostre spiagge, la vicina Albania si affaccia al mercato delle vacanze con ottime potenzialità: coste ancora intatte, mare cristallino, strutture ricettive moderne, prezzi assolutamente competitivi. Un concorrente temibile per chi pensa che bastino sule, mare e vientu ad attrarre il turista balneare, smaliziato ed attento al portafoglio.