venerdì 10 novembre 2017

Il Galatino anno L n° 18 del 10 novembre 2017

Vanitas vanitatum

Vogliamo occupare il palcoscenico della vita in punta di piedi, solo lo stretto necessario, attraversarlo senza infastidire nessuno. Ci piace passare in silenzio, discretamente, capire quando è venuto il momento dei commiati; imboccare l’uscita con eleganza e forse lasciare qualche rimpianto.
È patetico ostinarsi a calcare le scene come certi attori imbolsiti, o come tante bambole vecchie rifatte da capo a piedi. Labile è il confine tra luce ed ombra, e va individuato in tempo.
Una regola che è lo Zenit del nostro viaggio terreno. Intendiamo servircene in ogni ambito dell’esistenza: riuscirci è difficile ma è necessario provare.

Nessun consiglio da dare a politici sedicenti nazionali o gente di potere. Solo una intima riflessione, resa pubblica per vanità intellettuale.

giovedì 26 ottobre 2017

Il Galatino anno L n° 17 del 27 ottobre 2017

Affacciati alla finestra, assessore mio

“Fenesta vascia”, “Fenesta ca lucive”. Classici della melodia napoletana, fuori moda ai tempi delle volgarissime cantanti americane? Niente affatto: esiste ancora – per la nostra gioia - qualche romantico che mostra di apprezzare le atmosfere crepuscolari, le intimistiche note amorose che una finestra accesa nell’ufficio deserto, al buio della notte galatinese, suggerisce ad un core che non sia ‘ngrato.
Poi, come per intonare una serenata scapricciatiella, ne diffonde l’immagine toccante per monti e valli, palazzi e torri e sedili... già, soprattutto sedili. Quanta grazia, qual leggiadra premura. Finalmente la politica abbandona le asprezze della lotta pre- e post-elettorale, e si fa tenero sentimento.

E noi, inebriati da questi effluvi di dolcezza, rischiamo il diabete. 

giovedì 12 ottobre 2017

Il Galatino anno L n° 16 del 13 ottobre 2017

Di macchine, e di altre cose

Possiedo un'auto italiana, storica marca gloriosa che un osannato manager intende far sparire. Non dico vendere ai tedeschi oppure ai cinesi, con magari qualche miliardo di plusvalenza: no, chiudere del tutto.

La mia vecchia (9 anni, con l'attuale metro di giudizio, sono un'età veneranda) ha percorso senza problemi 200.000 kilometri, con una manutenzione non più che ordinaria. Consuma pochissimo, non inquina, è comoda ed elegante: la mia spesa migliore per un'auto. Ho guidato francesi, tedesche e le tanto celebrate giapponesi, che infatti mi hanno fatto bestemmiare in giapponese (con accento di Yokohama, per la precisione).

In conclusione, un mezzo che non ho possibilità economica, ma soprattutto intenzione, di cambiare. Tanto bella che non viene più prodotta da qualche anno: in obbedienza alla teoria dell'obsolescenza programmata, cioè quella "strategia volta a definire il ciclo vitale di un oggetto in modo da limitarne la durata ad un periodo prefissato". Un aggiornamento estetico e meccanico di poco conto sarebbe invece bastato a mantenere sul mercato un prodotto valido.

Costruire automobili è un esercizio di buona economia ma richiede passione. Con minimo sforzo si può essere definiti geni della finanza, visto che ai nostri giorni l'abilità consiste principalmente nell'accanirsi sulla parte indifesa del sistema, i lavoratori. Ma se non si capisce un perno sferico di meccanica oppure non si è posseduti dal sacro fuoco dell'amore per l'auto, ci si dovrebbe occupare d'altro: forse meglio di banche. E di rapine. A mano armata? Ma no, parliamo di quelle a volto scoperto, consumate nei consigli d'amministrazione e molto ben remunerate. Di quelle senza conseguenze legali, per intenderci.

mercoledì 27 settembre 2017

Il Galatino anno L n° 15 del 29 settembre 2017

La merce si paca ammano

Entra, amico mio, entra e penza: pacare puoi marcato, ma non a credenza”.
Questo avviso campeggiava all’ingresso di una celebre putìa del centro, a pochi passi dalla Chiesa Madre, quasi imitazione plebea della famosa iscrizione dantesca nel III° canto dell’Inferno. È probabile che l’oste volesse cautelare l’incasso delle consumazioni, purpette e mieru o simili piatti popolari, da eventuali amnesie causate da ubriachezza molesta.
4 anni 6 mesi ed un giorno di cosiddetta “attività” parlamentare consentono ad oltre 600 “onorevoli” il vitalizio di 950 euro, al compimento dei 65 anni, vita natural durante. Un importo pari ad una volta e mezzo la pensione sociale, con cui molti anziani devono regolare al centesimo la scansione quotidiana della propria esistenza.
Che dire? Sono entrati in Parlamento, hanno “penzato” ed agito secondo indicazioni di partito, ed ora vengono “pacati”… “marcati”, però subito, non “a credenza” come gli enti statali fanno coi nostri indifesi pensionati.

E qui mi taccio. Vorrei dire altro, ma in casa mi hanno insegnato la buona educazione.

sabato 16 settembre 2017

Il Galatino anno L n° 14 del 15 settembre 2017

Torna ‘o Salento (spira tanto sentimiento)
Il bilancio provvisorio dell’estate salentina ci consegna un quadro abbastanza eloquente del successo della nostra offerta turistica. Però è bene operare alcuni distinguo. Il brand “Salento” riscuote consenso quasi unanime tra i visitatori, ma premia immeritatamente anche operatori improvvisati o per nulla attenti alla fidelizzazione dei turisti: quello che in termini commerciali si definisce caring. Come negli scorsi anni, è Gallipoli (sedicente “perla dello Jonio”) a distinguersi in peggio. Affitti esorbitanti anche per veri bugigattoli; street food, ovvero ristorazione popolare, dai prezzi assurdi. Il gustoso ma semplice rustico venduto a 5 € è un esplicito invito a non tornare e fa il giro nazionale dei media. Onesta, al contrario, la gestione turistica della costa adriatica, saggiamente rivolta ad un ospite più ricercato. Ed infine, l’entroterra salentino sceglie di destagionalizzare, ben facendo: ci sono gli strumenti per puntare al turismo culturale, gastronomico ed enologico. Galatina può imporsi in questa nicchia di mercato se imprenditori ed amministrazione perseguono lo stesso obiettivo.

È difficile per tutti gli operatori del settore mantenere gli attuali flussi senza acquisire doti professionali. A pochi kilometri dalle nostre spiagge, la vicina Albania si affaccia al mercato delle vacanze con ottime potenzialità: coste ancora intatte, mare cristallino, strutture ricettive moderne, prezzi assolutamente competitivi. Un concorrente temibile per chi pensa che bastino sule, mare e vientu ad attrarre il turista balneare, smaliziato ed attento al portafoglio.

giovedì 13 luglio 2017

Il Galatino anno L n° 13 del 14 luglio 2017

Torna a casa, lessa

Nel ballottaggio prevale il candidato che dimostri di avere una coalizione coesa ed un programma realistico. Non è sufficiente solo questo, però: superata l’ovvia considerazione che il sindaco debba essere persona affidabile, buona percentuale del consenso deriva anche dalla “appetibilità” e fiducia che i suoi alleati riscuotono nell’opinione pubblica.
Chi non sarà più presente in Consiglio Comunale, privando questa Città del suo preziosissimo, insostituibile contributo politico tanto quanto di un’involontaria vis comica, di cui ampia testimonianza resta a futura memoria nei verbali delle sedute, è bene metabolizzi rapidamente la volontà popolare contraria e torni alle occupazioni abituali, all’usato mestiere.

Una vecchia canzone dei “The Rokes”, che certamente ricorda qualche mio coetaneo, si intitolava “Bisogna saper perdere”. Riascoltarla mentre si sbuccia – lacrimando – la cipolla per il ragù, non può che lenire il bruciore del proprio io ipertrofico, ferito da una consultazione persa inaspettatamente. 

mercoledì 28 giugno 2017

Il Titano - giugno 2017

Signori, si cambia

Dal 1992 – anno di “Mani Pulite” –  in poi, la storia italiana racconta, da un lato, la progressiva cessione di sovranità dallo Stato alle istituzioni sovranazionali, dall’altro – e complementare –  lato, la decrescente autonomia gestionale delle amministrazioni locali. Quanto questo fenomeno in apparenza irreversibile abbia a che fare con il concetto di democrazia che gli autori classici ci hanno consegnato, è qualcosa che sarebbe interessante indagare, se non rientrasse tra quegli arcana imperii la cui pubblicità è preclusa al Popolo cosiddetto sovrano. Detto in altri termini e per quel che ci riguarda da vicino, il Sindaco è quella figura istituzionale che deve rispondere agli aumentati bisogni del Cittadino disponendo di sempre minori risorse. Addirittura, nel caso di Galatina, dovendo oggi e per il futuro appianare voragini debitorie scavate nel passato da chi l’ha preceduto nella carica: picciuli pochi, debbati tanti, avrebbe forse sibilato  l’indimenticabile Fidelucciu Chiovu. Compito non agevole, per usare un eufemismo. Si può intuire facilmente come il nostro nuovo Primo Cittadino abbia deciso in piena consapevolezza di “cantare e portare la Croce”. Se sia masochismo, vocazione al martirio oppure rischio calcolato, lo sapremo presto. Comunque  “paga Pantalone”, quella mitologica maschera che impersona la collettività dei contribuenti: cioè il sottoscritto che scrive e tutti i Concittadini residenti nel territorio del Comune protetto dai S.S. Pietro e Paolo. Ad eccezione di qualche furbetto dimenticato da Dio e sconosciuto all’Ufficio Tributi: del resto l’Italia è oppure no la patria del diritto, nel senso del dritto caro alla commedia dell’arte?

È appena passata la mezzanotte di domenica 25 giugno, la nostra Città ha un nuovo Sindaco, e mai aggettivo fu più indicato: finalmente l’elettorato decide di rivoluzionare la composizione del Consiglio Comunale. L’entusiasmo e la voglia di far bene di Marcello Amante e del suo gruppo sono lo spirito giusto con cui affrontare la sfida impegnativa che attende i nuovi amministratori. Auguri di buon lavoro, per il bene di tutti.

venerdì 16 giugno 2017

Il Galatino anno L n° 11 del 16 giugno 2017

Sindaco o curatore fallimentare?

Al momento in cui scriviamo, mattina di lunedì 12 giugno, l’unico dato certo è il ballottaggio di domenica 25 tra i candidati Amante e De Pascalis. I prossimi giorni saranno dedicati, come di prammatica, ai contatti frenetici in cerca di possibili alleanze tra i ballottatori ed i soggetti perdenti. Con l’esclusione, si pensa, del Movimento 5 Stelle, che notoriamente non conclude apparentamenti. Sin qui la cronaca.

Inutile commentare, dopo che il voto di 2 cittadini su 3 aventi diritto si è espresso così chiaramente. Evidente la stanchezza psicologica (altra e più colorita definizione preferiamo non usare) di quelli che hanno scelto di non recarsi alle urne. Ha contribuito, e non poco, la tempistica della consegna ai cittadini delle cartelle esattoriali TARI con gli aumenti temuti; moltissimo ha pesato la schizofrenia di un Partito che in questa Città esprime il vicesegretario regionale, e proprio in sede regionale decide la chiusura del S. Caterina Novella. C’è chi crede che l’elettore sia un minus habens. Di certo ha buona memoria, ed al momento del voto ricorda padri e madri del debito che gli ha svuotato le tasche.

venerdì 26 maggio 2017

Il Galatino anno L n° 10 del 26 maggio 2017

Facce da botulino

   Qualcuno che conosceva bene la psicologia delle masse, ha detto che conquista il Popolo chi lo inganna con le promesse più roboanti o travisando abilmente la verità. La campagna elettorale ci fornisce prove evidenti della fondatezza di questa teoria sin dalle prime battute.
   A volte ritornano, come le famose “Vergini dai candidi manti” di goliardica memoria. Soldati di sventura, arruolati sotto ogni bandiera politica. Capitani di lungo sorso, nel senso letterale di chi l’ha sempre data a bere per professione. Incantatori di serventi, liturgici della falsa parola, scrotatori e scrotatrici: tutti insieme appassionatamente nel gran gioco della seduzione del corpo elettorale.

   Vorremmo che la Gente aprisse gli occhi e non si lasciasse comprare. Spes ultima dea, la speranza è l’ultima a morire.

venerdì 12 maggio 2017

Il Galatino anno L n° 9 del 12 maggio 2017

Di fatti e di Uomini

Il dottor Serravezza, apprezzato ricercatore ed oncologo, ha iniziato giorni addietro uno sciopero della fame contro la TAP, quindi in difesa della salute di noi Salentini e dell’ambiente in generale. Lo ha fatto perché i familiari dei troppi morti per cancro nel Salento gli hanno chiesto di mobilitarsi concretamente affinché quelle tragedie non siano state inutili. Il luminare sceglie di immolarsi per gli altri: Cristo è presente qui, più che in qualche luogo di culto. Nelle ore in cui scrivo queste righe apprendo che l’amica Anita Rossetti e l’attivista Ippazio Antonio Luceri seguono l’esempio del dottor Serravezza: a loro un “grazie” a nome di tutti quelli che hanno a cuore le sorti della nostra Terra umiliata e militarizzata. La notizia ha avuto eco in TV e giornali nazionali? M.p.c. (manco p’a…capa).

La Politica nel senso più nobile del termine è quella appena descritta. Il resto è materia per proclami elettorali.

venerdì 28 aprile 2017

Il Galatino anno L n° 8 del 28 aprile 2017

Fessocrati avanti, c’è posto

Ha scritto Flaiano: “Oggi il cretino è pieno di idee”. Come dargli torto.
Per il fesso DOC, iscritto e pagante quota annuale all’Albo, meglio ancora se munito di tessera, è questa l’età dell’oro. La selezione è severa ma il materiale umano non scarseggia. Diciamo che l’Italia è un incubatore di “talenti”: agli amici di Maria fanno da contraltare i compari di Matteo. Il citrullo in cerca di poltrona troverà in questo Paese tollerante tappeti rossi e carriera assicurata.
L’apoteosi spetta di diritto ad un personaggio dalla chioma riccia stile afro anni ‘70, rosso Tiziano, dotata di un titolo e d’una competenza altrettanto posticci quanto la capigliatura, ma ostentati senza pudori né scuse. Siede sulla poltrona che occuparono Benedetto Croce e Tullio De Mauro: più che un incarico, una battuta di spirito. È assodato, MIUR sta per Ministero per l’Ironia, l’Umorismo e la Risata.

La fessocrazia avanza inarrestabile, non c’è vaccino che immunizzi dal contagio. Si allerti la ministra Lorenzin, autorità indiscussa in materia. Di salute, ovviamente: non pensate male.

giovedì 6 aprile 2017

Il Galatino anno L n° 7 del 7 aprile 2017

Dice che…

Dice che tra Galatina e Noha l’acronimo sia Partito Diviso (Sindaco per sindaco e prodotto fratto due). Urgono carrozzini, per il trasporto al fronte delle poche truppe rimaste con sommo sprezzo del ridicolo.
Dice che il Listone cominci a dubitare dell’ineluttabile/gloriosa/certissima vittoria. Anche stavolta si vince la prossima volta, nonostante il fitto, palese sostegno dei pezzi da 90.
Dice che una strana coppia (Suor Pasqualina delle Umili Devote Consorelle a braccetto con fra’ Giuseppe del Sol dell’Avvenire) bussi di porta in porta alla ricerca di voti, promettendo posti di lavoro e pensioni. Non è voto di scambio, chiamasi scambio di vuoti (a perdere).
Dice che, pur in questo cimitero degli ideali, il corpo elettorale abbia trovato un amante. Che vorrebbe persino andare oltre: prevedo bomboniere e confetti l’11 giugno.
Infine dice che, in assenza di quello ordinario, umma umma il Podestà straordinario abbia approvato il foedus sceleris che le passate amministrazioni si vergognavano di firmare alla luce del sole. E mo’ sono cascioni nostri.
“A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare?” (Gli onorevoli, 1963, regia di Sergio Corbucci). Un omaggio a Totò, scomparso 50 anni fa. Lui sì che aveva capito tutto.

sabato 25 marzo 2017

Il Galatino anno L n° 6 del 24 marzo 2017

Beccati questo, o Popolo Sovrano

Persi nei Boschi, Governo e  Parlamento – composti in massima parte da emerite teste di minzolino – salvano un senatore, condannato con sentenza definitiva ad una pena superiore a due anni, con strafottente violazione di una legge della Repubblica  (D.L. 235/2012 art. 1 comma 1). È chiaramente uno scambio di favori tra partiti, un terno al Lotti uscito sulla ruota di Roma. Se un Tizio qualsiasi, anzi – per far finta di essere acculturati – un quivis de populo si chiedesse: “Ma la Legge, è uguale per tutti?”; e non trovando risposta, al momento più alto della sua vita di Cittadino, quello del voto, decidesse di metter la croce non solo sulle cinque stelle ma pure su tutti i restanti astri del firmamento, potremmo biasimarlo? Potremmo davvero parlare di demagogia, populismo? Oppure, restando in tema astronomico, dovremmo considerare quel voto una risposta civile, elegante, misurata, alla vorticosa circolazione di sfere celesti (e terrene) causata da cotanta protervia?

Mala tempora currunt. Senza allusioni al famoso detto di papa Galeazzo da Lucugnano, che non trovava nesso logico tra le 4 tempora ed un particolare anatomico mai baciato dal sole.

giovedì 9 marzo 2017

Il Galatino anno L n° 5 del 10 marzo 2017

“Manzoni è morto? Quanto mi dispiace!”

La pagina Facebook “il Milanese imbruttito” (un nome, un programma) vanta un video ripreso in una discoteca lombarda, clip che ha collezionato migliaia di visitatori. Un intervistatore pone delle domande di cultura generale ai clienti del locale. Alcune risposte, fior da fiore: Gesù sarebbe nato nel ‘900 dopo Cristo, per altri negli anni ’30 del secolo scorso. Il suffragio universale sarebbe un cataclisma biblico (protagonista Noè e la sua arca) ed il 25 aprile la festa della liberazione degli Ebrei. Preferisco non continuare l’elenco delle castronerie e risparmio ogni commento, che lascio al Lettore.
Solo mi chiedo, restando nel tema dell’intervista, se il suffragio universale sia davvero cosa buona. Oppure se sia il caso di premiare col diritto di voto solo chi dimostri di possedere un minimo dignitoso, accettabile, di cultura, da concordare in sede legislativa, tale che gli indichi il valore ed il peso della sua scelta politica.

Perché Socrate ci ha insegnato che “Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l’ignoranza”

venerdì 24 febbraio 2017

Il Galatino anno L n° 4 del 24 febbraio 2017

Parce sepulto
Si può provare dolore per qualcosa che finisce. Un affetto, un’amicizia… il tempo poi cura le ferite dell’anima ed aiuta ad accettare il distacco.
C’è invece un rancore che non passa, causato dal vedere l’Idea calpestata ed involgarita dalle miserie di uomini piccoli, che di quell’ideale si servono per il proprio particulare. Siamo umanamente vicini al Popolo che sogna il necessario riscatto della classe proletaria, l’emancipazione della gente che fu cara a Turati, Gramsci, Di Vittorio e tanti altri. Tra i primi, il “nostro” Carlo Mauro.
Quel partito che una volta difendeva gli ultimi, nella sua disgustosa mutazione genetica pratica da anni l’ortodossia del capitalismo più feroce ed antipopolare, che è quello delle multinazionali, della finanza di rapina, delle banche dei papà salvate col denaro di pensionati e terremotati.

È bene, è utile e necessario che quel partito si stia dissolvendo. Elaborate il lutto e guardate al futuro, adesso sì, con fiducia.

sabato 11 febbraio 2017

Il Galatino anno L n° 3 del 10 febbraio 2017

Pietra su pietra

Un eventuale censimento della popolazione confermerebbe l’ulteriore decremento dei residenti galatinesi. Non ci stupiremmo che la fredda statistica dichiarasse quello che chiunque, dotato di un minimo “sesto senso”, può verificare ictu oculi, cioè che la nostra Città subisce un calo demografico da anni. Potremmo indagarne le cause, ma in questa sede ed ora non è quello il nostro obiettivo.
Piuttosto rilanciamo una questione già proposta anni fa, sette-otto o più: il consumo del territorio circostante il centro abitato per nuova edilizia, il più delle volte inutile. Se infatti siamo di meno, abbiamo bisogno di altre case?
Non sarebbe opportuno invece valorizzare il centro antico e ripopolarlo?

Al prossimo Sindaco la sfida di escogitare una rinascimento galatinese che potrebbe cominciare proprio dal cuore della Città. Ci vorrebbe intelligenza e soprattutto libertà dalla lobby del cemento. Ma questo, naturalmente, è un altro discorso.

sabato 28 gennaio 2017

Il Galatino anno L n° 2 del 27 gennaio 2017

Il giorno che Rocco ritrovò la parola

Na brutta matina, tuttu de paru, Roccu, maestro muratore sui cinquanta, perse la palora.
Mesciu Roccu non aveva mai dato prima segni di disagio, ed in realtà non ne dava anche durante la malatìa. Tranne, certu, questa sua incapacità di comunicare col prossimo, alla fatìa e intru ‘ccasa. Mujerasa la Inge, svizzera di S. Gallo, esperta ricamatrice di pizzo, sulle prime ìa pensatu a nu scherzu: Roccu era noto in famiglia e tra l’amici comu nu bontempone, unu ca li piacìa cujona. Ma l’abituale loquacità s’era trasformata in controllata mimica facciale, in una gestualità mediterranea di volto e mani. All’inizio Inge gli aveva chiesto, nel suo salentino-elvetico dai toni gutturali: “Ce kappasti, Rokku? Was passt? Sag’ mir!”. Non ricevendo risposta, s’era ‘mpaurata, ìa chiamatu il medico di famiglia, l’amico e compagno di scuola di Rocco, il dottor Pompeo specialista neurologo. Esami, controlli: nulla. “Inge, lu Roccu ste bonu. La TACca e li raggi non mi danno risultati strani, nun ave ombra de sofferenza cerebrale o ìctussu, maisiaSignore. Secondu mie, è ‘na crisi momentanea. Ma, con te… tuttapposto?”. La donna confermava, Rocco manteneva robusti appetiti, a tavola ed in camera da letto, esauditi da lei con precisione teutonica.
Anche ‘Ntoni Canemorto fu Tore, amico da sempre, barbiere per professione familiare con salone in Vico della Gatta, dietro Santo Pantaleo, saputa la notizia, passàu lu vìscia. Un largo sorriso illuminò il volto impassibile di Rocco. Per un attimo pensarono che tornasse a parlare: ‘Ntoni gli rammentava ridendo de li viecchi tiempi ’lla Squizzera, giovani operai emigrati, quandu ogni domenica partìanu con la 127 rossa per il consueto Last Mignot Tour. Li canuscìanu in tutte le case chiuse de li cantoni tedeschi, da S. Gallo a Basilea, passando per Lucerna, per la loro generosità e galanteria con le signore.
Ma niente, Roccu stia cittu, in assorta contemplazione di qualche suo pensiero recondito, imperscrutabile ai presenti. Familiari ed amici s’ìanu ormai ‘bbituati alla sua nuova condizione fisica. Del resto, nun era cangiatu nienzi: Roccu al lavoro era sempre il maestro, sistemava con consumata perizia la pietra angolare usando la squatra de ‘lluminiu, e lassava alli vagnuni il compito faticoso di ‘ssettare i cuccetti. In casa, putìmu dire senz’ombra di dubbio che questo suo cupo silenzio era virtù assai apprezzata dalla moglie e dalle due figlie.
Poi, d’improvviso, una sera all’ora di cena, il tg in edizione straordinaria interruppe la sfilata di veline e strisce: un piccolo aereo da turismo imbottito di esplosivo s’era abbattuto in picchiata sul parlamento riunito a camere congiunte, distruggendo completamente l’edificio. Tutti i mille e passa “onorevoli” erano morti sotto le macerie.
Un collettivo urlo di gioia sovrumano, una risata omerica aveva percorso lo stivale da Bressanone a Pantelleria, come dopo la vittoria ai Mondiali di calcio. E puru Roccu, maestro muratore salentino, socialista pentito, alzatosi in piedi, brindò cu nu menzu quintu de necramaru: “Diu è crande!”: solo questa esclamazione interruppe la perdurante afasìa.

Poi, se ssettàu ‘ntorna e nu disse cchiùi nuddha.

venerdì 13 gennaio 2017

Il Galatino anno L n° 1 del 13 gennaio 2017

Che cosa apparirà?

A memoria d’uomo la nostra zona non ha mai subìto nevicate tanto intense e durature. Per fortuna, pochi i disagi: tra questi, l’inevitabile deterioramento dell’asfalto urbano che, in verità, già prima implorava rimedio ad incurie secolari, ed alcuni scivoloni sui marciapiedi ghiacciati. Niente di straordinario, se non lo spettacolo gratuito della Città barocca, di solito accarezzata da luce e climi diversi da questo, invece oggi rivestita da un immacolato velo nuziale. Atmosfera fatata da paese nordico nella striscia di terra tra Jonio ed Adriatico.

Rompe l’incanto il solito guastafeste che dice di aspettare (in termini politici) lo sciogliersi del candido manto.