sabato 18 dicembre 2010

A Tonino dei Valori - 18 dicembre 2010

A Tonino dei Valori


Se saprei inventar regole nuove
per questo italiano tremolante;

se reciterei “T’amo pio bove”
pensando alla mandria pascolante

di vecchi senatori e deputati
ammaliati dal furbo pifferaio;

se si rivolterebbero schifati,
i dipietristi, da questo immondezzaio,

che aborro ma che ci sguazzo dentro
perché mi campa come tutti quanti.

Se unirei la sinistra con il centro
facendo finta di portarli avanti;

se saprei c’azzeccare per ore
con l’aria dell’unto del Signore:

allora fossi non l’umile Pasquino
bensì l’immarcescibile Tonino.

venerdì 17 dicembre 2010

Il Galatino Anno XLIII n° 21 del 17 Dicembre 2010

Panem et circenses

Percorro la tangenziale di ritorno da un viaggio; la lunga fila di auto all’ingresso di un centro commerciale mi ricorda che è la prima domenica di dicembre.
Quasi accantonate le liturgie dell’Avvento ed il loro retaggio tradizionale e simbolico, è l’accredito della tredicesima sul conto corrente a segnalare l’arrivo del Natale al cittadino-consumatore, l’ultimo ingranaggio del meccanismo capitalista, che dalla propria capacità di spesa, cioè di contribuzione alla crescita dell’economia, misura il “valore” del suo status sociale. Però conforta osservare quanto il modello consumistico imperante sino a ieri abbia perso consensi, perché quasi tutti abbiamo coscienza della sua intrinseca insostenibilità; con l’eccezione di alcuni cui solo la crisi riesce ad imporre comportamenti ragionevoli.
Sull’argomento, in tempi lontani esponeva considerazioni interessanti nel saggio “Avere o essere?” l’autore Erich Fromm, profeta laico inascoltato al pari di altri, ancora prima che i richiami alla moderazione trovassero voci anche autorevoli (Benedetto XVI), ora che il poco da spendere obbliga tutti ad una decorosa sobrietà. Virtù interclassista che nella sua declinazione più moderna propugna “commercio equo e solidale” e “spesa a chilometri zero”: elementi fondanti della nota dottrina economica dell’autarchia, deprecata da sempre, impresentabile perché ideata nel ventennio tragico in risposta alle sanzioni, ma oggi riproposta tel quel sotto nuovo nome come vaccino democratico ed ecologico contro il virus delle multinazionali. Per onestà intellettuale, si paghi allora il copyright agli eredi del maestro di Predappio….
Chi scrive, quale modesto contributo personale all’Idea Corretta, ha fatto sua ormai da anni una tradizione natalizia che è l’acquisto del panettone artigianale impastato con gli ottimi ingredienti locali, senza conservanti, e sfornato dalle predilette pasticcerie e panetterie galatinesi. Lo fa per la delizia del cannavozzo, per la salute, per l’economia della Città. Il Vostro riacquisterà magrezza ascetica a feste terminate, con l’aiuto di un po’ di esercizio e di dieta ipocalorica.
A gennaio, per riprendere la linea basterà il solo panem tanto faticosamente guadagnato: i circenses, gli spettacoli gladiatorii, continueranno ad offrirli senza pudore gli ominicchi asserragliati nei palazzi romani del potere.
A tutti Voi auguri sinceri di serenità e salute.

lunedì 13 dicembre 2010

Vergogna e ribrezzo - 13 Dicembre 2010

Tu, segretario della grande forza di opposizione, che dal tuo palco in piazza S. Giovanni urli 3 volte “Vergogna!”: dimenticando che volevate una banca, per più comodamente usurare il popolo che millantate di voler difendere e rappresentare. Tu, dinosauro politico che definisci te ed i tuoi compagni “il nuovo”, con involontario umorismo.
Tu, suora missionaria di quella religione laica “libertaria e liberista”, che pone sull’altare la Dea Ragione; tu pronta a difendere gli ultimi e i derelitti delle ultime e derelitte nazioni, non hai avuto imbarazzo a sederti al tavolo dei potentissimi che ogni anno in gran segreto stabiliscono i destini del mondo, le guerre da scatenare per l’energia e l’acqua ed i governi da abbattere “democraticamente”.
Tu, adamantino leader del partito nuovo che destituisce il tiranno, poco dopo averlo innalzato. Tu che nel sacro nome della libertà usurpi il consenso avuto per cambiare alleati e governo, in obbedienza ai tuoi danti causa americani, nel solco di certa servile tradizione italica.
Tu, bella e giovane ragazza promossa per meriti di alcova al vertice del ministero, con quel cursus honorum che porta altre meno fortunate o compiacenti ad un destino oscuro da segretaria d’azienda.
Tu, ex magistrato riciclato in politica, che aiutato da parenti ed amici da “sistemare”, abusi dell’eredità morale di tuoi “colleghi” morti per mafia, postumi testimonial forzosi del tuo velleitario programma di “rinascita democratica”.
Tu, presidente poeta, che vuoi una regione pulita ed ecologica, e consenti lo scempio del territorio con le “fonti alternative di energia”, perché questo ti impongono i tuoi munifici sponsor confindustriali.
A tutti Voi, che non giudico perché non sono un moralista e perché unico giudice è la coscienza di ognuno, però chiedo: guardandovi allo specchio la mattina, in un sussulto di umanità, non provate un poco di ribrezzo?

giovedì 9 dicembre 2010

Il Galatino anno XLIII n° 20 del 10 dicembre 2010

Sulla Regione Salento

Un comitato ha raccolto firme e consensi in favore di un referendum per l’istituzione della Regione Salento. Il quorum necessario è stato raggiunto proprio mentre scrivo queste righe: ci esprimeremo noi elettori delle province di Brindisi, Lecce e Taranto, territorio che ricadrebbe sotto la giurisdizione di questo ente.
Bari è lontana quanto Roma, sostengono i promotori, non per distanza geografica. Essi fanno leva su un fondato sentimento di ribellione nei confronti del “baricentrismo”, che non è una teoria della fisica, ma quella scuola politica che, ad esempio, permette di destinare al capoluogo e dintorni il 70% delle assegnazioni comunitarie, contro il 30% relegato al resto della Puglia. A loro si obietta che a Bari le decisioni vengano concordate anche con i politici salentini che dovrebbero rappresentarci, Vice Presidente inclusa; e che comunque istituire un’altra regione comporterebbe ulteriore burocrazia, con sperpero di denaro pubblico. I fautori dell’iniziativa rispondono che molti dei nostri politici sono attualmente all’opposizione (quindi non influiscono sulle decisioni di spesa), e che non vi sarebbe necessità di assumere dipendenti, potendosi formare l’ossatura del costituendo nuovo organismo con gli impiegati e funzionari salentini già in forza al carrozzone di via Capruzzi. In sostanza, si tratterebbe di uno “spostamento”, in italiano corrente.
Va registrata l’opposizione al progetto di alcuni grossi calibri pugliesi e salentini di varia appartenenza, timorosi di veder dimezzato il loro potere di contrattazione elettorale a Roma. Disquisiamo evidentemente di bassa cucina politica.
Il mio modesto parere è pro Regione Salento. Innanzitutto vedo con favore le forme di espressione popolare che consentano ai cittadini di decidere sulle questioni che li riguardano, senza mediazioni: ed il referendum è una di quelle. In secondo luogo, per ragioni storiche e culturali, Salento e Puglia unite costituiscono una forzatura burocratica piuttosto recente: senza andare troppo indietro nel tempo, ai Dauni, Peucezi e Messapi, si ricordi l’attuale Puglia suddivisa ab antiquo in Capitanata, Terra di Bari e Terra d’Otranto (Costituzioni di Melfi, Federico II di Svevia, anno 1231). Una ripartizione che ha funzionato bene per secoli e che è stata cancellata prima con la (mala)unità, poi nel secondo dopoguerra con l’avallo decisivo di Aldo Moro, magliese di nascita ma barese adottivo, per meri interessi di bottega elettorale. Infine e soprattutto, una regione più piccola può essere più vicina alle esigenze della popolazione che va a servire.
Il Salento autonomo: questo voleva l’on. Codacci Pisanelli. A sua gloria postuma e nostro beneficio, il suo progetto potrebbe avverarsi presto, secondo volontà popolare.

venerdì 26 novembre 2010

Il Galatino Anno XLIII n° 19 del 26 Novembre 2010

E' tutto deciso
Ho in mente una massima che recita: “Il saggio discute di idee, l’intelligente di fatti, lo stupido parla di persone”.
Mi assimilo a quest’ultima tipologia umana, dopo aver riletto il mio intervento precedente su questo foglio. Chiedo venia se ho dovuto adattare una prosa che tutti vorremmo non aulica, ma almeno corretta, alle novelle boccaccesche del signore ancora persuaso di rappresentare gli Italiani. Convengo che il commento alla politica nazionale sia diventato volgare pettegolezzo, esercizio mentale di impegno minimo e nessun valore culturale. Vorrei mi guidasse il Roland Barthes del “Grado zero della scrittura” quando tento di raccontare asetticamente il “grado zero della politica” italiana, regredita all’età della coprolalìa ma senza la purezza infantile del bimbo di pochi anni.
Perciò riprovo a parlare di Politica. L’imminente crisi di governo instilla frenesia solo negli addetti ai lavori, preoccupati della propria sopravvivenza. Più saggiamente, i cittadini hanno capito da tempo che non la sostituzione del presidente del consiglio, non il cambio del colore di una coalizione, potranno migliorare per via taumaturgica lo stato generale del Paese ed il livello economico delle famiglie: la crisi è nel sistema, collassa l’intera impalcatura istituzionale. Per questo la gente a volte ostenta indifferenza, più spesso fastidio, verso tutti i politici di tutti i partiti, senza eccezioni.
Nei dettagli: la congiura di palazzo che si ordisce in questi giorni non è un episodio ma affonda le radici in tradizioni consolidate nel tempo e costituisce un singolo tassello di un mosaico più grande. “Veramente più volte appaion cose che danno a dubitar falsa matera per le vere ragion che son nascose.” (Purg. XXII 28-30). È pacificamente accettata la tesi che da prima dell’unità gli avvenimenti italiani siano eterodiretti da un’accorta regia straniera (con l’ovvia eccezione del vituperato ventennio) in favore di interessi sovranazionali. Questi interessi sono il movente della prossima destituzione dell’attuale premier, non abbastanza manovrabile ed anzi in qualche caso pericolosamente ribelle (amicizie ed affari energetici con Libia e Russia). Al governo “devono” andare invece supini esecutori delle direttive americane, per gestire un’altra stagione di tensioni economiche, sociali e politiche, come sta succedendo in Grecia, Portogallo ed Irlanda: crisi di cui approfitteranno i soliti burattinai che l’hanno provocata ad arte per impadronirsi ancor di più della nostra economia, presentandosi come salvatori della Patria. Potremmo veder passare in mano straniera gruppi televisivi, assicurazioni e banche, catene di distribuzione ed industrie, con ulteriori perdite di posti di lavoro. È una storia dall’epilogo già scritto, facilmente pronosticabile.
Nel frattempo noi sudditi dell’Impero “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.

Zigzagando tra le fioriere - 26 Novembre 2010

Tra i non credenti e gli agnostici si afferma che Dio è una creazione della mente umana, necessaria a chi abbia bisogno di immaginare una causa prima. Non esisterebbe il Dio vendicativo degli Islamici, né il Padre giusto e comprensivo dei Cristiani. Neppure il Matematico, che si diverta a far impazzire gli Ebrei coi rompicapi numerologici della Kabbalah. Un parto dell’umana fantasia anche l’aldilà, la vita dopo la morte. Ma nel dubbio che esista davvero, qualche furbastro accomuna tutti gli Dei nelle sue preghiere serali: non si sa mai. È il sincretismo modernista: a voi il mondo, sincretini!
Abbiamo osservato e scisso l’atomo in particelle sempre più piccole (un paradosso semantico, perché a-tomos è in greco antico il non-divisibile), viaggiamo nello spazio immenso. Studiamo l’infinitamente piccolo ed esploriamo l’universo, senza riuscire a fornire a noi stessi risposte certe ed univoche alle domande che da sempre attanagliano l’umanità.
Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Ed eventualmente, perché ci andiamo in macchina, zigzagando tra le fioriere.

domenica 14 novembre 2010

I figli calano, le case crescono - 13 Novembre 2010

Gentile Professore,
l’amico Francesco parla di un fenomeno generale, quello del calo demografico, a Galatina più accentuato che altrove. Vorrei commentare che qui forse abbiamo ascendenze britanniche (“niente sesso, siamo inglesi”), se la battuta non fosse scontata e poco umoristica.
Dico la mia: l’Italia è il paese occidentale con la minore natalità (1,3 figli per donna in media), includendo persino l’alta prolificità dell’immigrazione. Le cause sono note, in primis politiche sociali sfavorevoli verso la famiglia e le madri lavoratrici. La scarsissima attenzione alla famiglia è costante comune ai governi di ogni tempo e colore, mitigata a volte con provvedimenti degli enti locali, in special modo nelle regioni del centro-nord che dispongono di maggiori risorse.
Galatina non fa eccezione e le amministrazioni succedutesi nella nostra città, in più e peggio di altri comuni vicini, da molti anni non sono riuscite ad attrarre investimenti per iniziative non effimere, favorire sviluppo ed occupazione sia intellettuale che manuale e quindi incremento demografico.
Il paradosso galatinese è questo: a quanto è dato di vedere, in una città decresciuta per popolazione e perciò meno bisognosa di alloggi, si continua forsennatamente a costruire occupando suolo sottratto alla natura; quando sarebbe più intelligente ed ecologicamente rispettoso del territorio restaurare e rivitalizzare l’abitato storico. Ma qui ci avventuriamo nell’inesplorata giungla della lobby edilizia locale, una vegetazione intricata e lussureggiante di interessi e turnisi. Ed io, che non sono il Sandokan di via D’Enghien, lascio ad altri pirati il gusto di affrontare questo mistero salgariano.
Saluti cordiali.