venerdì 11 marzo 2011

IL Galatino anno XLIV n° 5 dell'11 Marzo 2011

Tanta festa, poca farina, niente forca

Esultiamo per la festa nazionale del 17 marzo, se ne sentiva il bisogno: si vorrebbe ricordare quel giorno del 1861 in cui a Torino il parlamento di uno staterello periferico proclamò re d’Italia il suo monarca, usurpatore con violenza ed inganno di altrui regni e trafugatore delle ricchezze private dei Borbone.
Comunque dimentichiamo polemiche e divisioni politico-geografiche, simulando un entusiamo che in Italia accende solo sparuti esponenti della nomenklatura. Vorremmo trovare, per l’occasione, un simbolo, un’idea-forza che rappresenti in sintesi l’unione di popoli “calpesti e derisi”: potrebbe essere appunto il nostro inno nazionale, adottato provvisoriamente alla fine della guerra, e sappiamo che in questo paese nulla è più definitivo del provvisorio. Già nell’incipit (“Fratelli d’Italia”) denuncia ascendenze massoniche, in omaggio all’apporto fondamentale di quella istituzione alla causa unitaria, quindi con aperto anticlericalismo, come in uso all’epoca. Si perdoni il giudizio musicale tranchant, ma quel motivetto orecchiabile ci pare non più che una tarantella triste ed inutilmente lunga, un ballabile inadatto alla funzione perché privo della solennità e del ritmo propri di un componimento patriottico.
Potrebbe anche meritatamente rappresentarci la figura dell’emigrante, ma non l’ideologico esule di lusso alla Toni Negri, alla Cesare Battisti. Parliamo di uno dei connazionali, per la maggior parte del Meridione, costretti a cercar lavoro lontano da casa, più di 60 milioni dall’unità ai giorni nostri. Prima scalzi e con le valige di cartone, adesso con un master prestigioso nel curriculum ed il computer portatile; allora “terroni” analfabeti, oggi intellettuali superflui nel paese di Platinette e Lele Mora.
Ma forse abbiamo trovato: l’epitome storica di una nazione vassalla, degna erede del Regno di Sardegna, l’icona moderna di un sedicente stato sovrano che “ospita” sul proprio territorio oltre 110 basi ed installazioni militari straniere (anche nucleari), è un primo ministro che bacia la mano al capo berbero in visita in Italia. E tanto basti.

Della democrazia - 11 Marzo 2011

Gentile Professore,
Le accludo un video del 2007 reperito su Youtube. Vi si vede uno studente americano che pone delle domande (scomode?) al sen. Kerry e viene brutalizzato dalla polizia con uno sfollagente elettrico. Ora, siccome l’esempio arriva dalla nazione che si è proclamata gendarme mondiale della democrazia; siccome in quello stesso paese si progetta di inoculare un RFID (microchip) delle dimensioni di un chicco di riso, contenente i dati sensibili, in ogni essere umano per poterlo più facilmente controllare in ogni momento, ma ufficialmente solo a scopo di prevenzione del crimine; siccome parliamo del nostro “alleato” (non si dica padrone, per carità) che seguiamo fedelmente in ogni avventura bellica (anche contro i nostri stessi interessi), mi chiedo e Vi chiedo: è questa la democrazia che vogliamo per i nostri figli? Forse si, altrimenti non si spiegherebbe perchè le scelte delle istituzioni vadano nella direzione esattamente contraria al buon senso ed alla volontà popolare (interventi militari, energia nucleare, rifiuto del fotovoltaico, incenerimento del CDR per fare esempi più vicini a noi). Mi avevano inculcato a scuola un concetto della democrazia superato dalla realtà contemporanea, oppure mi son perso in edicola i fascicoli di aggiornamento?
Saluti cordiali,
Pasquino Galatino

http://www.youtube.com/watch?v=sE76LQwT6qA

lunedì 28 febbraio 2011

Er turista a Ggalatina - 27 Febbraio 2011

Er turista a Ggalatina

Passeggia un tale ar centro der paese.
“Davero bello er posto, niente da dì,
li monumenti, l’antiche vie, le chiese;
solo me pare ch’a ggente stia a dormì”.
Je risponne un vecchietto: “Caro amico,
er probblema risiede in quer Palazzo!”
(e je parte ‘na parola che nun dico)
“L’amo votati? Mò s’attaccamo ar …..!”

Pasquino Trilussino

sabato 26 febbraio 2011

Il Galatino anno XLIV n° 4 del 25 Febbraio 2011

Da che mondo è mondo…

“Se non ora, quando?”. Se lo son chiesto in molti, manifestando nelle piazze italiane il 13 febbraio. Hanno inteso contestare una certa deteriore immagine femminile emersa dal pettegolezzo d’alcova, oggi arma di lotta politica e giudiziaria, contrapponendo un’idea positiva della donna che da molto tempo è largamente condivisa nella società moderna. L’eccezione ad una commendevole dirittura morale è costituita dal comportamento di poche giovani, convinte che la via breve dell’affermazione personale inizi dalla disponibilità al potente di turno: con maggiori chance di successo quando nelle mani del satiro cui concedersi coesistano entrambi i poteri, politico e mediatico. Credo che l’esecrazione per questo patetico scambio di favori sia universale ed indiscussa, e prescinda dall’ hic et nunc: dovunque ed in ogni tempo, sotto le dittature ed in democrazia, qualcuno ha goduto (letteralmente) del proprio status per ottenere grazie muliebri altrimenti negate (con biunivoco vantaggio per “donatrice” e “ricevente”). Nihil novi sub sole.
Due esempi, i primi che ricordi, diversissimi per epoca e regime politico: già avanti con gli anni, Mao Zedong usava appartarsi con generose compagne (maggiorenni), che rapidamente facevano carriera nel PCC; poi l’affaire di Bill Clinton con la compiacente stagista (maggiorenne) nella stanza ovale. Quell’abitudine disinvolta e poco nota accresceva l’idolatria verso il “Grande Timoniere” ma unicamente nel suo entourage; non altrettanto può dirsi del Presidente democratico USA, piegatosi ad imbarazzanti scuse pubbliche. Ed anche qui da noi la consuetudine con giovani disinibite suscita giusta disapprovazione e compatimento per un anziano ricco costretto a pagarsi compagnia mercenaria per lenire la solitudine.
In conclusione, la manifestazione di folla della scorsa domenica ha riproposto una concezione limpida della dignità femminile che è ormai patrimonio di tutti…o quasi.
Con questo spirito, sarebbe pur apprezzabile una sollevazione popolare contro una figura di donna che giornali e televisioni continuano ad esibire in pubblicità, senza distinzioni di sorta tra media generalisti o specialistici, fasce d’orario e target di lettori o telespettatori. Il messaggio proposto alle generazioni nuove è scorretto e diseducativo, oltre che umiliante per la donna: la vera ribellione sarebbe boicottare quella carta stampata e quelle trasmissioni, ed i loro inserzionisti.

domenica 13 febbraio 2011

Palazzo Orsini come i Baci Perugina: ah, l'amour! - 13 Febbraio 2011

Gentile Professore,
sulla questione della (mala)Unità d’Italia ho detto più volte la mia calpestando l’aiuola ben curata del “politicamente corretto”. Ma trovo sia giusto non guastare l’atmosfera idilliaca che unisce in un patriottico afflato leghisti della prima ora e ultras risorgimentali di destra e di sinistra nella festa dei 150 anni. Si consumino in pompa magna queste celebrazioni (doverosamente finanziate con larghezza di mezzi), chi non è d’accordo taccia. Io taccio.
Invece oso formulare un giudizio (solo estetico, si badi bene) sulle coccarde tricolori che con sobrietà e misura adornano la facciata di Palazzo Orsini. Si convenga che a pochi giorni dal 14 febbraio, giorno degli innamorati, un infiocchettamento ispirato alla confezione dei Baci Perugina sia tutt’altro che fuori tema. “Ah, l’amour!” esclamano i francesi: invero riscontriamo la passione riscoperta per questa Italia unita, madre per alcuni e matrigna per altri. E qui chiudo il mio dire ed accludo, a mò di contrappunto ironico, l’immagine della vetrina di una nota libreria galatinese. Plaudo all’iniziativa dei titolari di affiancare tre bandiere: la borbonica, il tricolore savoiardo e quello italiano. Però mi piace notare maliziosamente che le dimensioni dei tre vessilli decrescono secondo l’ordine qui esposto, il simbolo duosiciliano essendo maggiore degli altri due: e chi, dotato di acume, volesse interpretare questo messaggio subliminale, lo faccia in silenzio, per non disturbare i festeggiamenti.

sabato 12 febbraio 2011

Il Galatino anno XLIV n° 2 dell 11 Febbraio 2011

Antidoto magico


Un recente episodio minore di vita cittadina, che non merita più attenzione di quanta ne abbia già avuta sui media locali, suggerisce però alcune considerazioni di carattere generale.

Parlo della lectio magistralis di agiografia tenuta da un Assessore locale, alla presenza del Vescovo, dal pulpito di una Chiesa. Possiamo serenamente inquadrare il fatto per quello che è: un’ingenuità, una gaffe innocua, sorvolando generosamente sui casi di narcolessia tra i fedeli prostrati dall’eloquenza ipnotica dell’avventato politico nostrano. Si giudichi la cosa come una trascurabile nota di cronaca, tanto quanto i capricci da dive dello schermo di alcune esponenti della maggioranza: folklore senza conseguenze apprezzabili.

Quello che invece preoccupa, ed è ormai da anni una costante, è l’assenza del meglio della società civile dal palcoscenico politico della Città. Mancano intellettuali latu sensu disponibili ad occuparsi del bene pubblico senza interessi personali o di clan. Questa singolare peculiarità cittadina potrebbe avere, a mio avviso, due cause che si escludono a vicenda: o l’indifferenza mostrata da noi elettori Galatinesi nella scelta dei nostri rappresentanti, quasi che la delega ad amministrarci non sia decisione da maturare con criteri di oculatezza e giudizio; oppure un sortilegio malefico gravante sulle vicende della nostra Galatina.

Nel primo caso, dovremmo recitare il mea culpa ed agevolare il pronunciamento di nuovi (ma nuovi davvero!) protagonisti della politica. Diversamente, si organizzi sin d’ora un esorcismo liberatorio: Mago Otelma potrebbe fare al caso nostro.

giovedì 10 febbraio 2011

La Tua banca - 9 Febbraio 2011

La nostra Banca Ti è vicina, sempre.
Il nostro leasing dedicato a Te: il noleggio a lungo termine di un deputato per le Tue proposte di legge, con un piccolo anticipo ed un comodo canone mensile. Semplice ed economico, senza l’onere dell’acquisto. Al Tuo servizio per tutte le sessioni di voto, ed al termine della legislatura deciderai se acquisirlo al tuo gruppo parlamentare con un riscatto minimo oppure restituirlo al partito d’origine. Facile, vero?
Il nostro moderno factoring: disponi di un discreto numero di onorevoli e vuoi monetizzare il Tuo patrimonio. Affidali a noi, disponi subito della liquidità necessaria alle Tue esigenze: la casa a Montecarlo, quell’auto blu che hai sempre desiderato, una vacanza a Saint Maarten con la Tua splendida portaborse, non sono più un sogno. Chiedi subito al nostro consulente!
Le nostre società off-shore: la sicurezza per i Tuoi finanziamenti segreti, quei contributi che non devono comparire in bilancio. Ora è tutto più semplice per Te, chiama il nostro numero verde non intercettabile oppure invia il tuo pizzino al nostro ufficio esteri, sarai contattato con discrezione dal nostro Foreign Investments Manager. Ti aspettiamo…
Banca Montecitorium è tutto intorno a Te: per il resto c’è DimentiCard.