venerdì 9 novembre 2012

Il Galatino anno XLV n° 18 del 9 Novembre 2012


Er popolo e l’usurocrazia

Ner paese di Bengodi, un ber giorno er dittatore
proclamò per presidente un famoso truffatore.
Colla scusa della crisi, quell’ignobile usuraro
raddoppiò tutte le tasse contr’er popolo somaro.
“Nun c’a famo, semo stanchi!”, scenne in piazza er popolino
sfila insieme lo studente, l’operaio, er netturbino,
l’insegnante, l’artiggiano, er tassista, er pensionato.
Er governo se ne fotte e s’intorta er sindacato.
Non contento, manna pure a sedare la sommossa
celerini e polizziotti che je rompeno le ossa.
“A Bengodi tutto bene, viva viva superMario!”
anche i media sono schiavi der padrone dell’erario.
Te la dice zi’ Pasquino la morale der sermone:
se la banca c’ha i governi, nun se fa rivoluzione.

sabato 27 ottobre 2012

Il Galatino anno XLV n° 17 del 26 Ottobre 2012


Popper al vento (e Platone guarda)

Della politica si è detto tutto, o quasi. È difficile discuterne secondo le categorie morali correnti, piuttosto elastiche. Conviene allora ritrovarci alla scuola di Platone,  colà portati per mano da Karl Popper. Del filosofo austriaco ci viene riproposto un “bignami” sulla democrazia, bugiardino contenente avvertenze ed istruzioni d’uso del medicinale (in caso di sovradosaggio, consultare immediatamente il medico).
I due eleganti gentiluomini, a distanza di 2500 anni l’uno dall’altro, ci propongono la stessa luccicante mercanzia: un concetto aristocratico del governo, secondo cui i migliori (nessuna indicazione sul come sceglierli) dovrebbero amministrare lo Stato. Una repubblica ideale che però, ne converrete, contrasta alquanto con lo spettacolo offerto dalla variopinta fauna asserragliata nei due rami del parlamento e sui colli fatali, e  lì insediata per meriti di clan o di letto. Una casta che in discreta percentuale (20%, voglio essere buono) risulta sottoposta ad indagini della Magistratura per reati i più vari, generalmente riguardanti corruzione o disinvolta gestione del pubblico denaro: le mie, le vostre tasse. Ciò non impedisce loro di sostenere un governo non eletto da volontà popolare ma imposto dai poteri stranieri, quelli che hanno affossato la nostra economia per fagocitarla per pochi soldi. È esattamente la degenerazione della democrazia descritta da Platone, che infatti la aborriva. Ne consegue che il “governo del popolo” in questo Paese è qualcosa di profondamente diverso da quanto teorizzato dal filosofo greco, è una involuzione antropologica: da Ferruccio Parri a Mario Monti, dai maestri del diritto ai “dritti” del rovescio finanziario.
Siccome il potere dovrebbe promanare dal popolo verso i governanti, che lo deterrebbero pro tempore in nome e nell’interesse del popolo; e siccome “Amicus Plato, sed magis amica veritas”, lascio al lettore il piacere di scoprire la sua verità sullo stato delle cose. Io una mia idea ce l’avrei, ma è politicamente scorretta e la tengo per me.

domenica 21 ottobre 2012

Galatina.it 20 ottobre 2012


Carissimi Nico Mauro e Prof. Valente,
questa maschera ha esordito su Galatina.it nel 2009, con l’intento esplicito di dibattere i nostri problemi in modo giocoso e divertente. Nel frattempo si sono avvicendate ben tre amministrazioni, le questioni locali son rimaste insolute o si sono aggravate, lo spirito pasquiniano è evaporato. Il processo che trasforma la statua che coltiva la nobile arte galatinese della cujona in un indagatore casalingo sui massimi sistemi, sfugge anche al sottoscritto. Giocano forse fattori personali: un lavoro usurante precario e mal pagato, ma anche la difficoltà crescente nel raccontare cose serie in modo canzonatorio; e per nulla il vecchio Pasquino vorrebbe essere un didimobante, la mitologica figura di colui che passeggia sulle altrui gonadi, perciò si defila. Lascia ad altri, dalle parti dei colli romani, l’ingrato incarico. Invece è stato facile, per esigenze di copione, indossare la maschera tragica che appare sulle colonne del quindicinale galatinese, ed indurre alla riflessione più che al sorriso. Questo perché, a parere di chi scrive, la stampa italiana ed in generale chi si occupa di informazione mancano clamorosamente il compito, civile e professionale, di denunciare la deriva autoritaria di questo Paese. “Si spengono le luci, tacciono le voci”, dice il Molleggiato, inquadrando il comportamento omissivo e complice dei media con preveggenza involontaria. Stanno succedendo fatti di tale evidente gravità che appare persino tautologico accennarne: o qualcuno pensa ancora che questa sia una democrazia? Ho troppa fiducia nell’intelligenza di tutti per crederlo.
Nessuno sgarbo da parte sua, Professore. Un pezzullo alquanto barboso è stato giustamente accantonato, non ricordo più quanto tempo fa. Non era adatto al carattere ed al pubblico di Galatina.it, quei 30.000 che quest’uno voleva rappresentare, con un po’ di presunzione.
Scusatemi ma non riesco più a divertirmi e, di conseguenza, a titillare come una volta gli spiriti con due righe di piacevole lettura, perciò evito di stritolarci ulteriormente gli attributi. È un compito che quei “tecnici” che l’usura ha partorito, ostetrica Re Giorgio, assolvono più che bene.
Vi abbraccio

giovedì 11 ottobre 2012

Il Galatino anno XLV n° 16 del 12 Ottobre 2012


Dei relitti e delle iene
Recita il primo articolo della nostra Costituzione che questa Repubblica democratica è “fondata sul lavoro”. Non è ancora una barzelletta ma diverte: contrappunto umoristico all’affermazione “Il lavoro non è un diritto”, che una signora, accidentale ministra di questa stessa Repubblica, rilascia in un’intervista al Wall Street Journal. La prèfica piangente non è nuova a queste boutade, parola che dalle nostre parti traduciamo con un vocabolo assonante ma più sapido.
Ora, che la carta fondamentale dello Stato fosse destinata de facto ad un uso alternativo quantunque ecologico, lo avevamo già sospettato nei due giorni in cui il tiranno sul colle aveva nominato prima senatore e poi premier uno dei valletti di bordo del Britannia. Se volessimo ascrivere illustri ascendenze ai protagonisti ed al gesto, potremmo ricordare Caligola ed il cavallo Incitatus. Salvo pentirci subito della similitudine incauta ed offensiva verso la memoria dell’imperatore e del suo nobile destriero, quello sì innocuo senatore ad honorem.
Come in tutte le calamità, pure oggi tra le macerie primeggiano traditori e ladri. Maggiore la rovina procurata al cittadino indifeso, maggiore anche il loro vantaggio personale, spendibile in incarichi nelle usurocrazie che governano il mondo. La nota di speranza è nelle generazioni giovani ed arrabbiate che occupano le piazze incuranti della repressione brutale. Quando un regime ricorre alla forza per zittire persino il pacifico dissenso, è il segno dell’imminente redde rationem.

sabato 29 settembre 2012

Il Galatino anno XLV n° 15 del 28 Settembre 2012


“Poca favilla gran fiamma seconda”
Lo scorso 8 settembre la sala del consiglio comunale di Bari ha ospitato l’incontro di tutti i movimenti meridionali per un primo storico confronto delle varie anime dell’autonomismo sudista: come previsto, nessun organo di stampa o rete televisiva ne ha riportato notizia, considerato l’ostracismo verso in non-allineati sulla cosiddetta questione meridionale. L’occasione è stata data dalla lettera-appello di Marco Esposito, assessore del comune di Napoli, al giornalista Pino Aprile, in cui si chiedeva all’autore di “Terroni” di mettersi alla guida della galassia sudista. Alcuni gruppi politici hanno anche avviato a questo scopo una raccolta di firme sul web, che ha ottenuto notevoli consensi. La riunione di Bari, ospite il sindaco Michele Emiliano sensibile alle istanze del territorio a sud del Garigliano e per questo inviso a molti esponenti del suo stesso partito, ha visto la partecipazione dei gruppi meridionalisti più importanti e di un pubblico numeroso ed entusiasta. Pino Aprile si è detto disponibile non a guidare un movimento politico ma a dare visibilità al progetto attraverso la nascita di un quotidiano del Sud a diffusione nazionale, per controbattere le sempre più arroganti azioni-provocazioni antimeridionali di questo e dei precedenti governi.
È probabile che ci si accorga dell’importanza dell’avvenimento con il metro della storia più che con quello della cronaca, perché le prossime consultazioni elettorali (se e quando verranno graziosamente concesse dai golpisti ai vertici delle istituzioni) segneranno il crollo dei partiti nazionali. E questo è un bene.

venerdì 14 settembre 2012

Il Galatino anno XLV n° 14 del 14 Settembre 2012


Cinquanta sfumature di marrone

Prendo spunto dal mediocre best seller estivo per descrivere una sensazione comune a molti, quella di vivere in una nazione circondata non da mari limpidi e pescosi, ma da materia di altra natura e provenienza. Sulle cui nuances di colore rimando al titolo di questo pezzullo.

I tecnici chiamati dal vecchio del colle con disinvolta operazione ai limiti della costituzionalità, e forse con vulnus alla Costituzione stessa, sarebbero venuti a miracol mostrare. La situazione è sì mutata, ma in peggio: la disoccupazione è raddoppiata, lo spread (questo spauracchio per gli stolti) ed il debito pubblico pure, e la gente che non arrivava alla quarta settimana ora digiuna già alla seconda. Cambiando l’ordine dei malfattori, il prodotto non cambia. Rimangono persino uguali le dichiarazioni ottimistiche rilasciate durante le visite all’estero (“La crisi è finita”), il che dimostra che è l’attore a fare la fortuna di una battuta canzonatoria per il Popolo. Siccome a pronunciarla adesso è “una persona seria”, stampa e TV di regime strombazzano in prima pagina.

In tempi non sospetti dicevamo che non sarebbe servito sostituire un comico bolso con un triste maggiordomo bancario, ma dobbiamo ammettere che avendo sospeso questa imitazione di democrazia col negare le elezioni, si è comunque fatta chiarezza. Dice il Banal Grande agli Italiani  che il voto fa male e che per qualche anno ancora non è opportuno praticare il vecchio gioco delle schede e dell’urna, anche perché sul corpo elettorale rimangono le cicatrici di questi atti di autolesionismo compiuti dalla fine della 1a Repubblica. Sono qui a dimostrarlo l’astensionismo pauroso e la crescente fortuna politica di grilli ed altri simpatici ortotteri.

Detto questo, ci sia permessa una chiusura tranchant. Ascoltando SuperMario in TV ci sovviene il tagliente aforisma di Oscar Wilde: "Meglio tacere e far finta di essere stupidi, piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio". 

venerdì 13 luglio 2012

Il Galatino anno XLV n° 13 del 13 Luglio 2012


S.S. Pietro e Paolo -  Finale 0-3 (ai rigori)
Esattamente come due anni fa, la cronaca della processione dei Santi Patroni diventa oggetto di sarcasmo popolare. Nel 2010 una contesa tra Signore per questioni di precedenze nel corteo ha costituito un prologo profano allo svolgimento del rito religioso. Quest’anno è stata la concomitanza con la finale degli europei di calcio a scandire tempi e modi della processione. Piccola parentesi: non deve destare eccessiva meraviglia quello che leggerete, perché in questa Città si è vista persino una statua della Madonna fermarsi al rosso per dare la precedenza in via Gallipoli, svoltare in Corso Luce tra auto ferme al semaforo ed autobus della Sud Est pieni di studenti e pendolari, ed infine farsi strada verso il centro in mezzo al traffico, con codazzo di scooter strombazzanti. In quanto ad originalità delle tradizioni religiose, Galatina è all’avanguardia.
Quindi, se non si stupisce l’estensore di queste righe, altrettanto non si scomponga il lettore al racconto della velocissima parata dei Santi Pietro e Paolo per le vie cittadine, cominciata con largo anticipo rispetto al programma per consentire la comoda visione di Spagna-Italia, di fatto cogliendo impreparata la gran massa dei fedeli; ed infine trasformatasi in una vera e propria corsa contro il tempo, nel senso letterale del termine. Perché il solenne, ritmato incedere della processione è andato via via accelerando sino quasi ad un passo da bersaglieri in parata: è solo mancata la fanfara del “Garibaldi fu ferito” per stravolgere totalmente il senso della manifestazione. Che è apparso però solo in ultimo, quando le pittoresche divise ed i labari delle confraternite sono spariti come d’incanto, lasciando il posto a bandieroni tricolori, magliette azzurre e vuvuzelas, in omaggio alla vera fede di questo popolo strano: quella per la magica sfera di cuoio.