sabato 13 giugno 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 11 del 12 giugno 2015

Tanto va lo schiavo all'urna che si sente Cittadino

Dice Epimenide che “I Cretesi sono bugiardi” e, lui cretese, si contraddice creando il paradosso che lo renderà famoso; ma non può immaginare che 27 secoli dopo, nella penisola italica, un'accademia di spudorati mentitori surclassi cotanto maestro in argomentazione capziosa.
Dicono tutti di aver vinto, con mimica facciale speculare ad altro “impresentabile” particolare anatomico: il bulletto presuntuoso che nel giro di un anno al governo ha ridotto il suo partito dal 40 al 24%, il vecchio leader in disarmo consigliato da interessate badanti, il pulviscolo centrista vendutosi ad ogni coalizione per una manciata di posti e pure i rivoluzionari un tanto al kilo, i laureati in Albania coi soldi di papà (cioè le nostre tasse).

Se ne deduce che i soli ad aver perso sono i Cittadini: tanto quelli che hanno fatto una commovente scelta di voto, quanto la restante metà che ha disertato le urne, colpita da nausea fisiologica. A tutti giunga la nostra seppur inutile solidarietà, ma in particolare al Popolo dello Stato Meridionale coglionato da Del Rio e dagli uomini.

sabato 30 maggio 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 10 del 29 maggio 2015

Orate et votate fratres

Venga Padre, si accomodi”. Il prete entra e benedice casa e famiglia con l'aspersione d'acqua benedetta e la formula di rito. Preghiera, invocazioni e segno della croce concludono la breve, intima cerimonia.
Al momento del commiato, il sacerdote estrae dalla tasca della tonaca il santino e lo porge ai padroni di casa. Marito e moglie si guardano perplessi. “Fratelli, se non avete impegni...”
Il cartoncino affidato alle mani dell'incredula coppia non è l'immagine della Madonna né quella del Santo Patrono, e neppure dell'estasi mistica di Teresa d'Avila. Niente di tutto questo, trattasi di “santino” elettorale. L'aiuto delle gerarchie angeliche - serafini, cherubini, troni e dominazioni, e la moltitudine dei cori celesti all'uopo coalizzati - porterà all'elezione del candidato “unto del Signore”.
In tempo di consultazioni regionali, il pretino improvvisatosi agit-prop, avrà imparato a non scherzare coi politicanti, mentre tenta di praticare coi santi? Oppure ancora una volta, come anni fa, dovrà incassare il pittoresco invito della pasionaria locale a lasciare a Cesare quel che è di Cesare? 

domenica 10 maggio 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 9 del 15 maggio 2015

Non è l'Oscar (ma gli somiglia un poco)

Alcuni anni fa, dalle colonne di un quotidiano on-line lanciammo la proposta semiseria dell'attribuzione di un premio all'esponente locale che si fosse maggiormente distinto per visibilità ed efficacia dell'azione politica. Chiamammo quel premio “Caput Mentulae”, con la convinzione (poi confermata dai fatti) che alcuni cultori della lingua latina – sia accademica che maccheronica – ne avrebbero apprezzato lo spirito satirico. In quel lontano 2010 l'ambìto, quantunque simbolico, riconoscimento venne attribuito per acclamazione popolare ad una politica nota tanto per il carattere estroverso e disinibito quanto per l'indiscutibile coerenza. Caso raro, militava e milita tuttora nello stesso partito, con una convinzione che le ha permesso l'arruolamento nel suo gruppo di esponenti locali di diversa provenienza e la candidatura alle prossime regionali. Chapeau.

Nella scia di quella trovata goliardica, ci piacerebbe che a fine anno – ma anche prima, acquisiti i responsi della prossima consultazione regionale – da queste pagine un'espressione di popolo, corale, sentita da tutti i Cittadini, indicasse tra i Nostri Cari il più meritevole quale portatore di voti per la causa altrui: al quale vincitore, in pompa magna, e magari nella splendida location del nostro piccolo Arco di Trionfo, quella Porta Luce onorata dalla presenza dei bidoni del pattume, oppure anche in piazza, con sfondo di Fontana a Secco del Martinez, sarà conferito il “Cane Valiò d'oro 2015”.

sabato 25 aprile 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 8 del 24 aprile 2015

Questi fantasmi

Molti anni fa, un politico d'origine galatinese confessava con candore disarmante la sua repulsione a curarsi di cose locali, con una frase significativa che ricordo più o meno così: “Appena attraverso il passaggio a livello della via di Lecce, mi scurisce lu core”.
Quella riluttanza d'animo e di mente verso la nostra piccola patria potrebbe apparire un caso isolato o singolare, uno snobismo da oriundo cui interessi “altri” impongano di trattare svogliatamente de minimis loci, le quisquilie paesane. Purtroppo invece la ritroviamo costante negli anni e nelle persone, anche galatinesi per nascita e residenza, chiamate ad amministrare.
Per alcune di esse l'onore – chè tale dovrebbe essere – si è mutato troppo presto in un onere. Tanto che il carzilargo, col suo crudo realismo, non spera più in progetti che richiedano lungimiranza e capacità di fund raising – che ne so, un ponte sulla ferrovia della Sud Est, che spezzi l'isolamento geografico e pure ideale – ma azioni banalmente concrete, come la manutenzione stradale o la pulizia della Pupa e delle aiuole e spiazzi adiacenti, mostrati di recente nel loro “splendore” ai delegati del TCI. E dire che questo governo cittadino s'era dotato, al suo nascere, della consulenza di un assessore che avrebbe dovuto fare, dell'abilità nel procurare fondi, la ragione del suo incarico. Piacerebbe ancora, al Cittadino, un uso meno familistico, ludico-pedagogico, delle strutture pubbliche. Anche se l'esempio che viene dall'alto, dal piccolo dittatore-segretario di partito-factotum italico, con l'ampio uso di elicotteri ed aerei di Stato per le vacanze di famiglia, non lascia ben sperare.
Sarebbero gesti minimi ma segno tangibile di un corretto agire, oserei dire di una giusta presenza, dell'amministratore.
A meno che si debba pensare che i nostri cari abbiano fatto tesoro della lezione di Nanni Moretti, che in un suo film si chiedeva: “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo affatto?”.
Ecco, alle prossime elezioni non venite affatto: vi notiamo di più.


sabato 11 aprile 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 7 del 10 aprile 2015

Parole poco pensate

Qui non parliamo dei professionisti della carta stampata e dei media, salariati a libro paga di politici e potentati economici che, dal prezzolato lavoro dei primi, ricavano l'indispensabile consenso, reale o solo propagandato.
Vorremmo invece occuparci del web, e degli infiniti motivi che inducono molti a scrivere e sottoporre al giudizio altrui pensieri reconditi di piana banalità, magnificati quali purissime gemme di saggezza. Sicuramente gioca un ruolo la vanità intellettuale, l'infondata convinzione di aver partorito qualcosa di inedito ed originale; forse concorre la presunzione che idee personali abbiano logica e valore universali, tali da indirizzare le opinioni di chi legge e diventare punti di luce nel buio.
Tanti scrittori dilettanti trovano terreno fertile nei social network. Frasi, aforismi, battute salaci sbocconcellate qua e là nel mare magnum internettiano, maldigerite e rigurgitate – con esiti esilaranti quando lo scippatore di parole dimostri incerta padronanza di sintassi e grammatica – caratterizzano un esercito di emuli di Vincenzo Monti, “...poeta e cavaliero, gran traduttor de' traduttor d'Omero”, vittima della definizione urticante che per lui coniò Ugo Foscolo.
Altre volte alla “rete” – improvvisato confessionale aperto al mondo – alcuni affidano le intime paturnie esistenziali (o ne sperano la soluzione), nella pia illusione che internet sia altro che la morta gora che ogni sospiro inghiotte e dissolve.
Perciò dico che molti, tra noi gente comune, hanno una voglia di visibilità insoddisfatta destinata a rimanere tale: a smentita del quarto d'ora di celebrità che, secondo la nota massima attribuita ad Andy Warhol, sarebbe concesso ad ognuno, prima o poi. Il quivis de populo ha scarse possibilità di emergere e far conoscere le proprie idee, per quanto magari interessanti.
Oddio, la politica offre a questa regola eccezioni squallide, roboanti nullità toscopadane. Come tale Matteo che, sulle magnifiche e progressive sorti del paese, spara a raffica castronerie su Twitter. Ma siamo nella stagione in cui la neve è già sciolta.


sabato 28 marzo 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 6 del 27 marzo 2015

Taccari da combattimento

L' affare “xylella fastidiosa” imperversa, mentre abbiamo un dittatorello (lui sì, fastidioso) proveniente da una regione – di modesta ma ben pubblicizzata produzione olearia – che ha molto da guadagnare da questa “emergenza” studiata a tavolino. Forse è un caso. Probabilmente lo è. Mi correggo, non si sa mai: sicuramente lo è.
L'olivo è il simbolo di noi salentini ed è pianta cara ad Atena dea della saggezza. Nient'altro che l'abbraccio amorevole di generazioni di contadini ha sfiorato foglie, rami e tronchi dei nostri venerati patriarchi vegetali, sin da quando alla loro ombra Arthas re dei Messapi radunava i suoi saggi.
Un no definitivo deve fermare l'arroganza di mandanti e supini esecutori – tutti noti, tutti immotivatamente sicuri della loro immunità – che stanno per usare violenza sui nostri olivi: ogni gesto di crudeltà contro il patrimonio arboricolo del Salento non resterà impunito. E non indirizziamo l'avvertimento alla più stupida, vigliacca, dannosa classe politica che mai abbia calcato suolo. No, già da tempo si è abbandonata ogni speranza di redenzione per questa categoria il cui comprendonio è inscritto in un perimetro delimitato dai 30 denari posti in cerchio, uno dietro l'altro.
Però non si commette sacrilegio senza temere le conseguenze delle proprie azioni. Dovrebbero saperlo i capi di quei popoli – già colpiti dalla punizione biblica della diaspora – che, dispersi per il mondo, foraggiano una perversa ricerca scientifica indirizzata alla creazione di virus curabili solo col “loro” intervento taumatargico. Non vogliamo che alle eradicazioni segua l'impianto di olivi geneticamente modificati in laboratorio.
L'olivo è sacro: profanarlo è commettere un peccato paragonabile alla bestemmia in Chiesa, al tocco di mano impura sul Libro del Profeta, all'irrisione della Menorah. Comporta una maledizione eterna che ricade sul sacrilego ma anche sulla sua discendenza, pure incolpevole.

Se questo non bastasse, ci piace ricordare che la nostra pianta-simbolo non genera soltanto un nettare prezioso. Il suo legno dà fuoco profumato, dai suoi rami abbiamo imparato, sin da piccoli, a ricavare armi primitive ma efficaci: fionde e nodosi bastoni, la cui carezza sulla schiena lascia ricordi indelebili. 
È bene tenerlo presente.

giovedì 12 marzo 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 5 del 13 marzo 2015

Iu spic inglisc? Ies, nu pic

Quando una legge viene titolata in inglese, la fregatura per il Popolo Sovrano è assicurata. Chiamare “Jobs Act” la facoltà di licenziare un dipendente, spacciando la misura come un provvedimento per incrementare l'occupazione, è arlecchinata tipicamente italiana. Come pure affermare che la “Spending Review” sia finalizzata al migliore utilizzo delle risorse economiche, può configurare il reato di abuso della credulità popolare. Certo l'inglese è diffuso così capillarmente che non sorprende sentirlo parlare dovunque ed a sproposito. Questo avviene qui, come in ogni colonia dove lingua e cultura del conquistatore siano imposte per cancellare ogni traccia di civiltà locale. Si resta però alquanto perplessi per l'uso disinvolto di un idioma straniero da parte di soggetti che ingaggiano violente colluttazioni con la grammatica della loro stessa lingua. L'inglese casareccio, molto gestuale, di alcuni personaggi può essere oggetto di commenti ironici e causa di comicità involontaria: come dimostra il ragazzotto fiorentino a colloquio con giornalisti stranieri e, prima di lui, quel Rutelli - accidentale ministro del turismo in qualche governo sgarrupato - alle prese con la pubblicità istituzionale. Sul cui intervento è bene chiudere un orecchio, anzi entrambi, e tacere pietosamente sul risultato ottenuto. Con tali fulgidi esempi, anche la comare Pippi de sotta 'lli Crutti può, a buon diritto, chiedere al suo negoziante “Ginu, dammi lu sciampu Niù Dimenscio”, traslitterazione dell'esotico “New Dimension”.

Oppure un assessorato - che voglia dimostrarsi “up-to-date” - far pubblicare un manifesto relativo all'assistenza domiciliare chiamandola “Home Care Premium 2015”. Con l'assoluta certezza che gli interessati, ovvero anziani non autosufficienti, avranno compreso modalità e fine della delibera. Sì, ovviamente. Anzi, obviously.