venerdì 11 dicembre 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 20 dell' 11 dicembre 2015

Pensieri sparsi di Natale

Anche per queste feste gli addobbi stradali saranno a cura degli esercenti, come già avviene da anni in maniera sempre più evidente. Siamo ormai assuefatti a queste festività in tono minore e non facciamo caso al declino progressivo, inarrestabile, del fasto natalizio. Le amministrazioni non possono destinare che somme poco più che simboliche alle parazioni, per usare il termine popolare in uso tra noi Salentini. Va così, s’impone adeguarsi al clima economico ed indirizzare soldi pubblici verso altre e più nobili cause. Esempio fra i tanti? Il nuovo aereo del nostro adorato Presidente del Consiglio (sia gloria a Lui in ogni tg ed ogni pagina di giornale), uno di quei casi umani in cui lo splendore di ciò che si mostra vorrebbe mascherare l’inconsistenza di quel che si è.
Qualche preside sovversivo, con sommo sprezzo del pericolo, continua a pretendere l’allestimento dell’albero di Natale e del Presepe nell’atrio della scuola. L’esecrando gesto è additato alla disapprovazione generale: non sia mai che una moderna civiltà europea e laica che voglia definirsi tale offenda con anacronistiche tradizioni la sensibilità delle minoranze.

In altri Stati, in cui la gestione della cosa pubblica è demandata a persone che difendono strenuamente la cultura nazionale (non religiosa tout court, si badi bene), e non invece come qui dove eunuchi - intellettualmente parlando - stabiliscono la correttezza o meno della convivenza civile; in quelle Nazioni, dicevo, gli ospiti sono rispettati ma rispettano la società ospitante, che li accoglie con generosità e larghezza di mezzi economici. Da noi il cupio dissolvi è legge.

lunedì 30 novembre 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 19 del 27 novembre 2015

A mente fredda

Nulla può giustificare la violenza, in modo particolare quella violenza vigliacca ed indiscriminata che colpisce innocenti. 
Se è questa la logica che guida pensiero e sentimento di noi occidentali, ne consegue che dobbiamo condannare ogni azione di guerra contro i civili, anche le missioni partite dai nostri aeroporti durante la guerra nella ex Jugoslavia, sotto un governo che si definiva di sinistra, quindi in teoria difensore del popolo, di tutti i popoli. Dobbiamo condannare anche i bombardamenti francesi sulla Libia al tempo di Gheddafi e sulla Siria di Assad, non per caso nazioni non allineate alla politica euroamericana ma soprattutto paesi produttori di petrolio (Libia) o crocevia di oleodotti-gasdotti (Siria). Dobbiamo dissociarci dall’uso delle “bombe intelligenti” americane cadute su scuole ed ospedali in Medio Oriente, poi chiamate con cinismo “danni collaterali”. E, forse, smetterla di vendere armi di nostra produzione ai paesi Africani e Mediorientali. 
Soprattutto dovremmo chiederci se la politica occidentale sia votata all’affermazione della libertà oppure allo sfruttamento delle risorse dei paesi “liberati” attraverso finte rivoluzioni; se ogni paese, ogni popolo, abbiano diritto di evolvere autonomamente senza interventi esterni, e con il governo di cui ogni popolo decida di dotarsi. 
Detto questo, potremmo dare una risposta definitiva al problema se l’Islam sia compatibile o meno con la democrazia, noi “dialoganti” con l’Islam moderato. Domandarci se la nostra tolleranza sia ancora la nostra forza oppure il cancello aperto ad un’invasione demografica. Perché siamo avvisati, come diceva Al Zawahiri (n° 2 di Al Qaeda), che “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo, con la nostra legge islamica vi sottometteremo”. Per nostra legge si intende la Sharia, pur variamente interpretata, quasi sempre in modo distorto ed integralista. E la Sharia prevede la conversione forzata all’Islam di cristiani ed ebrei o la loro soppressione. Ora, siccome ogni donna italiana genera in media 1,3 figli contro i 4 delle immigrate, si vede che nel giro di pochi anni questo paese sarà a maggioranza islamica.  
Per alcuni non sarebbe un problema, e sono curioso di ammirare l’accogliente (con le risorse degli italiani) on. Boldrini ed altre missionarie dell’integrazione devotamente coperte dal “burqa”, il velo integrale. Il contrappasso sarebbe giusto e democratico. O no? 


venerdì 13 novembre 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 18 del 13 novembre 2015

Lo cunto de li "cunti"

Nel palazzo di Via Umberto
già da un po' che non si dorme:
han trovato uno scoperto, 
una falla, un buco enorme.

Chi è l'autore del casino?
Né la Sandra, né Giancarlo
né tampoco il buon Mimino.
Sarà stato forse un tarlo?

O magari lo sciacuddhi?
Dice: "Son otto milioni",
soldi sono, mica tuddhi!
Non intende più ragioni,

vuol saper la Corte dei Conti
dove stanno quei denari.
Questi fanno i finti tonti
e continuan con gli affari.

Fare come niente fosse
è furbizia sopraffina.
Quante imposte non riscosse!
Così affonda Galatina...

venerdì 6 novembre 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 17 del 30 ottobre 2015

L'auto del popolo è in panne

Lo scandalo Volkswagen avrà un impatto importante sull'economia tedesca ma anche sull'intera Europa. Le cifre dicono che nella sola Italia l'indotto relativo sia molto superiore al miliardo di euro, tra industria della componentistica ed organizzazione di vendita ed assistenza. Si intuisce facilmente il pericolo – soprattutto in termini sociali – di un eventuale tracollo della casa tedesca che proprio quest'anno ha superato Toyota come primo produttore mondiale di autoveicoli.
Resta da chiedersi quale sia il motivo per cui la questione (peraltro già nota e nascosta da anni) sia esplosa prima negli Stati Uniti per propagarsi veloce al resto del mondo. Non volendo essere tacciati di complottismo e dietrologia, accuse che colpiscono immancabilmente chi cerchi di indagare sulle origini dei problemi senza limitarsi a ciò che appare, riportiamo alcune voci. All'establishment americano non sarebbe piaciuta la recente inaugurazione di un impianto produttivo VW in Russia, il paese avversario che si tenta inutilmente di indebolire con sanzioni economiche. E soprattutto sarebbe stata vista con sospetto l'adesione tiepida – quando non la decisa contrarietà – della Germania a queste sanzioni.
Altra indiscrezione vorrebbe che lo scandalo sia una apertura definitiva verso veicoli ad emissioni zero. Un bene per l'ambiente, senza dubbio.
Va detto che al momento l'unico marchio di auto dalla tecnologia esclusivamente elettrica (quindi ad inquinamento zero) è americano, con cifre ancora modeste di produzione e vendita – stanti gli alti costi – ma con prospettive di crescita considerevoli.
Una combinazione, certo, però tempi e scenario dello scandalo legittimano l'ipotesi di un complotto.

sabato 17 ottobre 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 16 del 16 ottobre 2015

Sullo stato della città

La passione civile e l'amore per la propria terra trovano ancora rifugio in qualche animo generoso, nonostante le sferzate continue della cosiddetta politica. Ho intrattenuto via email uno scambio d'opinioni stimolante con un imprenditore molto noto qui a Galatina: non ne rivelerò il settore d'attività per non farlo identificare, ma potrebbe facilmente rappresentare chiunque abbia un'azienda.
Ho letto parole di delusione e rabbia per quello che si dovrebbe/potrebbe fare e non si fa in aiuto della piccola e media impresa, quindi in sostanza dell'intera economia locale. Che significa posti di lavoro, stipendi, denaro che “gira” e vivifica la città, giovani che restano e non emigrano, ricchezza che rimane e si riproduce a beneficio di tutta la collettività galatinese. Ho letto neanche tanto velate accuse all'immobilismo ed all'indifferenza verso un corretto - quindi rispettoso della legge e dell'etica – governo dell'ente locale. Ho letto infine la richiesta di azioni virtuose, esemplari, nella gestione della macchina amministrativa. Coincide quasi interamente con l'elenco di ciò che da mesi il nostro Direttore riporta come un decalogo nella prima pagina del quindicinale. Misure minime di buon senso ed affetto per la città.
A parziale discolpa di chi amministra, ho risposto al mio interlocutore che da anni, risaliamo al periodo successivo a Mani Pulite, quindi al 1992, la politica nazionale è stata esautorata in favore di cosiddetti “governi tecnici” non eletti: ovvero i piazzisti dell'economia italiana svenduta pezzo per pezzo al capitale straniero, in primis quella Germania che è la sola beneficiaria dell'introduzione dell'euro. Ho raccontato che la tanto sbandierata cessione di sovranità all'Europa – molto cara ai vari presidenti della cosiddetta Repubblica venuti dopo Pertini – altro non è che lasciar condizionare le nostre esistenze dal presidente della Banca Centrale Europea, quindi un asettico ragioniere, un non eletto, alla stregua di un monarca assoluto medievale. Qualche buontempone chiama ancora nazione, con marcato accento toscano, questa colonia poco dignitosa: una pallida imitazione di democrazia, una parvenza di “Stato sovrano”. Applausi, risate.
Ne deriva che qui a Galatina, come in tutte le periferie, i soldi che arrivano sono e saranno sempre meno, non essendoci più una banca nazionale che possa liberamente stampare banconota, emessa senza debito, per le esigenze dello Stato. Perciò le risorse erogate col contagocce vanno gestite con oculatezza, ricercate con progetti di scopo ben precisi, intercettate – purtroppo – anche con furbizia per non farle dirottare in realtà locali ben più piccole di Galatina ma politicamente meglio organizzate, più “ascoltate”.
Si fa a Galatina tutto ciò, anzi aggiungo: si può fare, militando come obbedienti soldatini nel partito o nei partiti della disfatta nazionale?


sabato 3 ottobre 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 15 del 25 settembre 2015

Sei scarafaggi in cerca di liquore

Raccontano che alle 4 di un afoso mattino estivo, di ritorno dalla Notte della Blatta, un gruppo di scarafaggi si ritrovi a far bisboccia nei pressi della saracinesca abbassata del pub in piazza, tra le bottiglie di birra abbandonate ed i residui di fritture. Dicono che il tasso alcoolico del gruppo sia già del tipo “ubriachezza modesta”, terzo di sei livelli dopo “alito vinoso” ed “andante con brio”, ma prima di “catalessi stuporosa” (connaturato ad alcuni che 'ngiuriano presidenti del consiglio, mai pe cabbu).
Dicono pure che il sestetto eterogeneo si componga di due turisti napoletani, Gennariello Scarrafone e signora Nunzia Scarrafa; di una coppia salentina, Salvatore Malo – Malo Totu, per gli intimi – e moglie Malo Tina; ed infine del romano on. Bache Rozzo, gruppo misto al Senato Insetti Democratici Perfetti, in compagnia di John Paul Beatle, professore americano di tecnologia agricola ed alto dirigente di Montesanto, multinazionale della chimica. Questi ultimi due, “compagni di merende” in affari molto poco leciti, Xylella in primis.
Testimoni riportano frammenti di conversazione della variopinta combriccola. Totu, marinaio in pensione e coltivatore per diletto del suo piccolo uliveto di famiglia: “Professore, le parole nu' binchianu ventre. Ma quale Zi' Nella e Zi' Nella, lassa stare la bonanima c'ave de moi ca sta face terra 'pe ciciari! Sono 2500 anni che curiamo i nostri ulivi alla manera de li 'ntichi e non abbiamo mai avuto problemi. Làsciatelo dire da me che non tengo cultura, comu signurìa, ma ho girato il mondo, da Venezia e tutto il Venezuela sino al Mar Glaciale Catartico. Quindi, non scassare li...” (segue caratteristico termine dialettale indicante il Muscari Comosum declinato al plurale).
La risposta dell'americano, tradotta letteralmente dal viscido onorevole, è cinica e definitiva. “Voi salentini volenti o nolenti, caro Totuccio, sradicheremo i vostri vecchi ulivi mangiati dalla Xylella e li sostituiremo con i nostri OGM, inattaccabili dai parassiti che noi stessi abbiamo importato in Salento. Pagherete le piante quanto decideremo noi, se vorrete e ci riuscirete, oppure compreremo per quattro soldi i vostri uliveti. Lo sai, i pacchi di dollari fanno ancora miracoli: prima con l'Istituto Agronomico ed i suoi tecnici, poi con i politici e con le forze dell'ordine...ovviamente del “nostro” ordine!”. E via, risate e gomitate d'intesa tra il ricercatore e l'onorevole, sensibile tanto al dollaro quanto al dozzinale umorismo yankee.
Interviene breve e conciso Gennariello, con popolaresca arguzia partenopea: “Stateve accuorte ca chisto è americano...è figlie 'e zoccola e v'impapocchia facile facile, accussì!
Proprio mentre il vivace scambio sta degenerando in colluttazione furibonda ed i sei sono quasi alle mani, anzi alle zampe, la sorte beffarda si veste della tuta arancione di un operatore ecologico armato di ramazza.
Cosimino lo spazzino individua il gruppo di scarafaggi e zumpa per schiacciarli con apprezzabile gesto atletico, mancandone quattro. La suola gommata scavazza solo l'americano ed il senatore sulle chianche umide dell'alba, producendo un suono di sinistra croccantezza.
La giustizia proletaria è implacabile e precisa. Ma solo nei racconti.

martedì 15 settembre 2015

Il Galatino anno XLVIII n° 14 dell 11 settembre 2015

Con decenza parlando

Ab antiquo e fino al periodo post bellico precedente il boom economico, presso le popolazioni rurali che allora costituivano la maggioranza, era familiare un manufatto in terracotta o metallo smaltato di forma cilindrica, con manici robusti e bordi superiori ripiegati, di fattura frugale e disadorna, avente altezza e solidità tali da consentirne l'utilizzo ad un adulto in postura seduta. La funzione del rustico arnese era esattamente quella che state immaginando.
Veniva in genere conservato in uno stanzino adibito all'uopo lontano dalle abitazioni, in ragione della intima e personalissima destinazione d'uso.
Si accenni necessariamente ma fugacemente – per non cadere nella didascalia e per non ingenerare nel lettore comprensibile disgusto – allo spargimento successivo del suo contenuto quale fertilizzante naturale. Tale abitudine, all'epoca del tutto ovvia, oggi otterrebbe ogni certificazione ecologica.
Ciò che descriviamo non costituisce esperienza diretta, nessuna prova “sul campo” quindi: ne siamo edotti dai racconti di una generazione che, o non è più, oppure ha la fortuna di aver raggiunto un'età venerabile in ottima salute di mente e di corpo. Forse anche grazie alla tempra di certe pratiche salutistiche.
Ora, premesso quanto sopra, è curiosità intellettuale del narrante risalire idealmente il percorso semantico che ha portato il lemma greco antico, indicante in origine una coppa in uso pure per libagioni sacre, a mutare significato nei secoli fino ad identificare una persona di scarsissime qualità morali; ed ai nostri giorni – invariabilmente – il politico tout court, senza distinzione di schieramento ed “ideale” (?).
Chi ha ipotesi plausibili si faccia avanti.