domenica 2 ottobre 2016

Il Galatino anno XLIX n° 15 del 30 settembre 2016

Flavio, facci sognare

Certo, abbiamo da apprendere. Come si attirano turisti danarosi e propensi a spendere, questo non sappiamo farlo. Ed è bene ponderare con umiltà ed attenzione sulle parole di Briatore, distillate gratuitamente e con sobria eleganza per noi Salentini, gente grezza, quali pure gemme di capacità imprenditoriale. Lui è uno che le cose le sa fare, in Sardegna ne hanno la prova provata: e qualche recente debituccio – poca cosa, appena alcune centinaia di migliaia di euretti – non cambia lo stato dell’arte del divertimentificio pacchiano.
Giustamente, dice il saggio da Cuneo (dove non ha fatto il militare, diversamente da Totò), i ricchi non curano cattedrali e monumenti, coste di selvaggia bellezza e cibo naturale. Nulla di tutto ciò, importa loro che ci siano hotel extralusso, porti per mega-yacht e quella merce, alquanto inflazionata in verità, su cui ha costruito le sue fortune politiche il mitico Cetto Laqualunque, che il migliore dei nostri uomini di governo indicava chiamando la parte tricologica per il tutto.

Impariamo velocemente la lezione briatoresca, e che la fortuna assista noi ed il nostro ancora per poco incontaminato Salento. 

venerdì 16 settembre 2016

Il Galatino anno XLIX n° 14 del 16 settembre 2016

“Stavota nu’ te vota”

Mi ero ripromesso di non occuparmi più delle questioni cittadine. Volevo liberarmi dal senso di nausea causato dall’osservazione dei vecchi problemi irrisolti, ed anzi aggravati, nel corso degli anni e dei governi; ma soprattutto dalla contemplazione, tra l’inorridito e il divertito, della fauna politica. Fra tutti gli zoo visitabili, il più costoso ed inutile.
Spinto da curiosità, ricado nello stesso errore, e mi spiego meglio: voglio vedere se anche nella prossima tornata elettorale, si presume fissata nella primavera del 2017, il Galatinese sceglierà le stesse facce (senza aggiunta di complementi di specificazione) che hanno imperversato da 20 anni a questa parte, oppure deciderà di fare tabula rasa.
Se cioè, svolgendo quel compito di selezione che ogni eterno candidato, ogni inamovibile segretario di partito avrebbe dovuto eseguire (qualora fossero dotati di un minimo di autocritica e coscienza civile, quindi in un periodo ipotetico dell’irrealtà), l’elettore Galatinese vorrà premiare col voto persone mai politicamente coinvolte, a nessun livello e con nessun incarico. Quei volti nuovi di cui si sente necessità assoluta come di una boccata d’aria pura.

Nella vicina Nardò il miracolo è avvenuto. Spero che qui il nostro atavico carzilarghismo non abbia il sopravvento anche stavolta.

sabato 9 luglio 2016

Il Galatino anno XLIX n° 13 del giorno 8 luglio 2016

"Funere mersit acerbo”

Esistono caratteri che, come spugne psichiche, assorbono lo spirito del tempo – buono o cattivo ch’esso sia, a volte restandone intossicati senza saperlo –  lo metabolizzano e lo donano al prossimo nella forma del bene e dell’amore fraterno.
Quasi angeli incarnati, sempre presenti nel pericolo e nel dolore. Nulla pretendono, neanche gratitudine: la loro paga è il sorriso e la salute fisica e psicologica del beneficiato.
Sono in genere persone schive e dimentiche di sé fin quasi all’ascetismo. Ci accorgiamo di loro solo quando, per cause le più varie, a volte tragicamente dolorose, la loro assenza è un vuoto che sconvolge.

Serena era così, racconta chi l’ha conosciuta. Tanta forza ha dato agli altri da non averne più per sé stessa. E stavolta il nomen omen ha generato la sua disperata eccezione.

venerdì 24 giugno 2016

Il Titano, giugno 2016

                       


                          “Noxias herbas”

Un vento forte dal mare gonfia la nostra bandiera,


più in alto di tutte si offre agli sguardi. È tornata.

sabato 11 giugno 2016

il Galatino anno XLIX n° 11 del 10 giugno 2016

Eleganza perduta

Sandro Pertini era solito passeggiare per le vie di Roma senza scorta, mentre fumava la sua immancabile pipa, e fermarsi a conversare amabilmente con le persone. Si poteva e si può essere d’accordo o meno con le sue idee ed il percorso politico, ma gli si deve riconoscere la popolarità di cui ha goduto, visivamente percepibile dalle sue uscite pubbliche, prima da Presidente poi da privato cittadino.
Dal punto di vista istituzionale, possiamo considerarlo una “cerniera” tra i predecessori nella carica, concepita come un ruolo notarile ed asettico, ed i successori, a cominciare da Cossiga detto “il picconatore”, che trasformarono la più alta istituzione in qualcosa di pericolosamente diverso, fino alle ultime degenerazioni golpiste. E qui mi taccio: consapevole che in questo strano Paese è ancora previsto nel codice penale il vilipendio del Presidente della Repubblica (art. 278).
Premetto quanto sopra per introdurre una considerazione personale. C’è un giovanotto che inquadra lo Stato e le sue istituzioni come un’aziendina privata, in cui piazzare a piacimento amici e conoscenti. Il ragazzo ha una tale disinvoltura nei modi, possiamo dire un cinismo rivoltante, che credo passerà alle cronache (alla storia no, sarebbe indebito riconoscimento di qualità politiche non possedute) per una frase sarcastica rivolta al suo predecessore: “Stai sereno”, il giorno prima di scalzarlo nell’incarico.
Ora, il fatto che un sorriso ebete appaia in ogni trasmissione, a parte le previsioni del tempo (per adesso, ma non disperiamo che avvenga presto), non implica che la popolarità di un politico sia in ascesa. Anzi, forse è il contrario, come dimostra la necessità di una scorta di protezione esagerata, un esercito di centinaia di agenti e decine di auto blindate per ogni presenza in appuntamenti pubblici, ad evitare disordini e contestazioni.

Ma comunque, fanciullo mio, “stai sereno”. Altro dirti non vo’.

sabato 28 maggio 2016

Il Galatino anno XLIX n° 10 del 27 maggio 2016

Una situazione liscia come l’odio

Afferma un amico che avremmo delle domande da porci, ma la psicologia suina qui non c’entra: il senso ovvio dell’introduzione è che ci poniamo degli interrogativi. Va da sé che i dubbi scaturiscano dalla contemplazione –  distaccata, rassegnata ormai – della “tempestosa” vita amministrativa cittadina.
Prima domanda: può la (pur legittima) ambizione di carriera di un/una esponente politico/a, condizionare unità e percorso del suo partito, tanto da costringere alcuni a prenderne le distanze?
Seconda: è decoroso che le conseguenti beghe interne di quel partito – meschinità, calcoli di basso profilo – siano di intralcio persino al sin qui mediocre governo della cosa pubblica?
Terza ed ultima domanda da porci: della situazione appena accennata, il Cittadino è vittima (essendo destinatario di buona/cattiva amministrazione) o causa (in quanto elettore di buoni/cattivi politici), o meglio riveste entrambi i ruoli?

Ebbene, come Tito Gigio Marzullo (autore irpino di scuola romana del XXI sec. d.C.), quel Cittadino, "Si faccia una domanda e si dia una risposta"

sabato 14 maggio 2016

Il Galatino anno XLIX n° 9 del 13 maggio 2016

Sotto a chi tocca

Che servile premura riserva il giornalista di parrocchia alle vicende giudiziarie degli esponenti del noto Partito, quello che un tempo fece della questione morale il suo tratto distintivo; quello che sbandierava altezzoso la propria superiorità antropologica nei sermoni domenicali de “la Repubblica”, Bibbia dei progressisti; quello, infine, che applaudiva il pool di Milano e pretendeva rispetto per la magistratura.
Colpito negli affetti (e negli effetti elettorali) il Partito oggi si scopre ultragarantista verso i suoi inquisiti. “Come si cambia, per non morire” (di corruzione). E perciò, quanta ancillare sollecitudine dimostra oggi il cronista di sacrestia PD-ota, quasi tenera mammina che accudisca il pupo al cambio del pannetto: borotalco, pasta Fissan per le irritazioni, baci sul sederino pulito. Con particolare predisposizione per quest’ultima attività.
Ascolti il conduttore del tg, imbarazzato, quasi incredulo, cinguettare sulla “applicazione delle misure restrittive” e pensi: l’Onorevole avrà fatto la prova costume e si sarà messo a dieta, per “restringere” addome e fianchi in vista della stagione balneare. Invece no, trattasi di meschina cronaca carceraria. Quei sediziosi dei magistrati hanno scoperto il monello con le mani nella marmellata e lo mandano “in albergo” a meditare sulle malefatte, “tutto il giorno con quattro infamoni, briganti, papponi, cornuti e lacchè”, cantando con Pasquale Cafiero “brigadiero” a Poggioreale.
Un singolo caso isolato, ti viene detto in tono rassicurante, tanto che pensi – ma solo per un attimo, perché due neuroni efficienti ti son comunque rimasti – di avere il più onesto dei Governi, guidato dal migliore tra i Premier (sempre sia lodato in ogni giornale e tv). Però se i tangentisti si moltiplicano come un’orda di cavallette, e distruggono il copioso raccolto delle tue tasse, ti coglie il dubbio che queste centinaia di “singoli casi isolati” siano piuttosto una piaga biblica.

E ti interroghi pure: ma quando il caro Leader (a Lui gloria in ogni dove) parla di minoranza interna del Partito, intende quelli ancora a piede libero?