sabato 28 gennaio 2017

Il Galatino anno L n° 2 del 27 gennaio 2017

Il giorno che Rocco ritrovò la parola

Na brutta matina, tuttu de paru, Roccu, maestro muratore sui cinquanta, perse la palora.
Mesciu Roccu non aveva mai dato prima segni di disagio, ed in realtà non ne dava anche durante la malatìa. Tranne, certu, questa sua incapacità di comunicare col prossimo, alla fatìa e intru ‘ccasa. Mujerasa la Inge, svizzera di S. Gallo, esperta ricamatrice di pizzo, sulle prime ìa pensatu a nu scherzu: Roccu era noto in famiglia e tra l’amici comu nu bontempone, unu ca li piacìa cujona. Ma l’abituale loquacità s’era trasformata in controllata mimica facciale, in una gestualità mediterranea di volto e mani. All’inizio Inge gli aveva chiesto, nel suo salentino-elvetico dai toni gutturali: “Ce kappasti, Rokku? Was passt? Sag’ mir!”. Non ricevendo risposta, s’era ‘mpaurata, ìa chiamatu il medico di famiglia, l’amico e compagno di scuola di Rocco, il dottor Pompeo specialista neurologo. Esami, controlli: nulla. “Inge, lu Roccu ste bonu. La TACca e li raggi non mi danno risultati strani, nun ave ombra de sofferenza cerebrale o ìctussu, maisiaSignore. Secondu mie, è ‘na crisi momentanea. Ma, con te… tuttapposto?”. La donna confermava, Rocco manteneva robusti appetiti, a tavola ed in camera da letto, esauditi da lei con precisione teutonica.
Anche ‘Ntoni Canemorto fu Tore, amico da sempre, barbiere per professione familiare con salone in Vico della Gatta, dietro Santo Pantaleo, saputa la notizia, passàu lu vìscia. Un largo sorriso illuminò il volto impassibile di Rocco. Per un attimo pensarono che tornasse a parlare: ‘Ntoni gli rammentava ridendo de li viecchi tiempi ’lla Squizzera, giovani operai emigrati, quandu ogni domenica partìanu con la 127 rossa per il consueto Last Mignot Tour. Li canuscìanu in tutte le case chiuse de li cantoni tedeschi, da S. Gallo a Basilea, passando per Lucerna, per la loro generosità e galanteria con le signore.
Ma niente, Roccu stia cittu, in assorta contemplazione di qualche suo pensiero recondito, imperscrutabile ai presenti. Familiari ed amici s’ìanu ormai ‘bbituati alla sua nuova condizione fisica. Del resto, nun era cangiatu nienzi: Roccu al lavoro era sempre il maestro, sistemava con consumata perizia la pietra angolare usando la squatra de ‘lluminiu, e lassava alli vagnuni il compito faticoso di ‘ssettare i cuccetti. In casa, putìmu dire senz’ombra di dubbio che questo suo cupo silenzio era virtù assai apprezzata dalla moglie e dalle due figlie.
Poi, d’improvviso, una sera all’ora di cena, il tg in edizione straordinaria interruppe la sfilata di veline e strisce: un piccolo aereo da turismo imbottito di esplosivo s’era abbattuto in picchiata sul parlamento riunito a camere congiunte, distruggendo completamente l’edificio. Tutti i mille e passa “onorevoli” erano morti sotto le macerie.
Un collettivo urlo di gioia sovrumano, una risata omerica aveva percorso lo stivale da Bressanone a Pantelleria, come dopo la vittoria ai Mondiali di calcio. E puru Roccu, maestro muratore salentino, socialista pentito, alzatosi in piedi, brindò cu nu menzu quintu de necramaru: “Diu è crande!”: solo questa esclamazione interruppe la perdurante afasìa.

Poi, se ssettàu ‘ntorna e nu disse cchiùi nuddha.

venerdì 13 gennaio 2017

Il Galatino anno L n° 1 del 13 gennaio 2017

Che cosa apparirà?

A memoria d’uomo la nostra zona non ha mai subìto nevicate tanto intense e durature. Per fortuna, pochi i disagi: tra questi, l’inevitabile deterioramento dell’asfalto urbano che, in verità, già prima implorava rimedio ad incurie secolari, ed alcuni scivoloni sui marciapiedi ghiacciati. Niente di straordinario, se non lo spettacolo gratuito della Città barocca, di solito accarezzata da luce e climi diversi da questo, invece oggi rivestita da un immacolato velo nuziale. Atmosfera fatata da paese nordico nella striscia di terra tra Jonio ed Adriatico.

Rompe l’incanto il solito guastafeste che dice di aspettare (in termini politici) lo sciogliersi del candido manto. 

venerdì 16 dicembre 2016

Il Galatino anno XLIX n° 21 del 16 dicembre 2016

Adeste
Mi piace credere che in ognuno sopravviva nascosto e silenzioso un aspetto infantile; che questo angolo immaginario dello spirito attraversi i nostri anni senza subire contaminazioni, riserva d’acqua pura con cui dissetarsi nella siccità.
Il Re Bambino senza corona e ricchezze risveglia il Divino che è in noi e ci mostra l’essenza dell’essere.

Siate forti e sereni.  

venerdì 9 dicembre 2016

Il Galatino anno XLIX n° 20 del 9 dicembre 2016

La mente e la pancia

Al momento in cui scriviamo queste righe, si sta votando per il referendum costituzionale.
Non conosciamo ancora il risultato, ma quello che possiamo affermare con certezza è l’infimo livello politico delle motivazioni portate per il “SI”: la consultazione è stata presentata come una sorta di plebiscito sul terzo dei premier non eletti, certamente (nostra opinione personale) il meno capace ed il più presuntuoso della funesta triade Monti – Letta – Renzi creata nelle sale quirinalizie, perciò non scelta da suffragio popolare. E su certe manovre e promesse della presidenza del consiglio prima del 4 dicembre, qualcuno ha adombrato l’ipotesi del voto di scambio, non senza fondatezza di argomentazioni. Non una parola possiamo infine dedicare alla campagna di certi “politici” cari al premier, per non impregnarci dello stesso odore di friggitoria sparso da questi.
Il fronte del “NO” ha fatto balenare all’elettorato la possibilità che le modifiche proposte siano uno scivolamento indolore nella dittatura, adducendo ineccepibili motivazioni di diritto costituzionale, suffragate da voci autorevoli del panorama accademico, che in tutta onestà pochi – i più acculturati – hanno potuto pienamente recepire. Dicono questi, si modifichi la Costituzione, la si renda adatta ai tempi, ma senza stravolgerne l’impianto e le garanzie. La logica della giurisprudenza, come sappiamo, appassiona un pubblico piuttosto ristretto ed antropologicamente diverso dai telespettatori di talk show. È una percentuale di votanti che non sposta di una virgola il risultato, purtroppo. E purtroppo ancora, chi poteva fare onesta e chiara informazione popolare è stato trascinato nelle dispute da bettola ed ha finito per fare il gioco dei venditori di pentole al potere. Di populismo colpisci, di populismo perisci.

Vedremo come finirà. Vorremmo essere ottimisti.

venerdì 25 novembre 2016

Il Galatino anno XLIX n° 19 del 25 novembre 2016

Davanti al monumento di Mazzini

Rimasta senza governo per un anno, la Spagna è cresciuta molto più dell’Italia nello stesso periodo. Lo stesso si può dire del Belgio, senza guida per un anno e mezzo. Lì si è gestita la cosa pubblica per la sola amministrazione corrente, senza che alcuno abbia avvertito la mancanza del governo: qualche miliarduccio di euro risparmiato, con gran sollievo dei contribuenti. Ne consegue che potremmo chiederci se i politici siano solo inutili oppure anche dannosi. Propendo per la seconda ipotesi.
Veniamo a cose più nostrane, a fatterelli più intimi, a quella Galatina dove ancora una volta, la terza in pochi anni, un Commissario Straordinario riesce a fare cose ordinarie, ovvero il pane e companatico della pubblica amministrazione di un paese. Che è un’impresa ragguardevole, se paragonata alle miserie delle trascorse compagini politiche.
Sembra però che una corrispondenza pubblica a lui indirizzata da una vivace esponente locale del partito onestissimo, abbia animato un pochino – ma poco, davvero – il sonnacchioso dibattito del paesello. Dicono pure che tale effluvio d’amoroso senso patriottico abbia raggiunto intangibili vette di lirismo irredentista, tanto da far impallidire D’Annunzio ed il Re Soldato messi insieme; ma che tuttavia non abbia turbato gli onesti, tranquilli sonni del destinatario di cotanta prosa.
Qualche buontempone, nel solco della tradizione galatinese della “cujona”, avrebbe colto, nel campicello di questa storia minima, fior da fiore, e confezionato un bouquet di frizzi e lazzi.

Ma qui mi taccio: il seguito potrebbe, come dire?, ingenerare rime equivoche ed imbarazzi.

venerdì 11 novembre 2016

Il Galatino anno XLIX n° 18 del 11 novembre 2016

Non nobis, Domine…

Forse avrà ricordato, Papa Bergoglio, la frase di Cristo “E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”, se si è scagliato contro i potenti con un ammonimento durissimo: "Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene il fallimento di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell' umanità non c'è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto?"

Giusta e condivisibile, se pure alquanto generica condanna. Che però stride un po’ con il tenore di vita di alcuni illustri porporati, vicini al Pontefice non solo logisticamente in quanto inquilini di attici sfarzosamente ristrutturati all’interno delle mura leonine, ma anche dal punto di vista dottrinario, come predicatori di povertà e modestia. Qualche sermone moraleggiante è venuto dalla comoda poltrona di una Bentley da 200.000 euro, altri da seggi decorati in oro zecchino, dove questi personaggi anacronistici hanno sfoggiato strascichi rinascimentali da 20 metri.
Cosa abbia a che vedere tutto questo splendore con la parola del Cristo, lo spiegheranno, se vorranno, a noi peccatori penitenti.

venerdì 28 ottobre 2016

Il Galatino anno XLIX n° 17 del 28 ottobre 2016

Eravamo quattro amici al Quirinale

Prendi nota amico Lettore, anzi, come dicevano i nostri ‘ntichi , “rreculàte e fanne”: tradotto per chi non è nato nei paraggi della Chiesa Madre “Pensaci su ed agisci di conseguenza”. Si schiera a favore del “SI” al referendum un ex Presidente – sempre sia lordato, pardon, lodato* –  che continua senza scandalo a parlare ed agire come se lo fosse ancora, ed avverte che sarebbe molto contrariato se dovesse prevalere un voto negativo.
E chi siamo noi, per dispiacere un novantenne che vive di stenti, sopravvivendo di misera pensione? Lontano sia, che il nostro “NO” possa causargli un malore, un mancamento, una sia pur leggera afflizione. Si usi la cautela dovuta al “mio comunista preferito” (parole e musica di Henry Kissinger).
Ad adiuvandum, anche il Presidente Obama si pronuncia per il “SI”, come prima ha fatto il suo ambasciatore a Roma, con una prepotenza che le regole diplomatiche non contemplano (tranne che nei rapporti con le colonie): ma si sa, quello che il padrone desidera, la colf predispone obbediente. E gli americani qui da noi sono padroni e signori, status che richiede poco sforzo vista l’ampia disponibilità di camerieri, lacchè, famigli e personale di bassa forza tra la fauna politica italiota a libro paga di zio Sam.
P.Q.M.: per questi motivi, direbbe Tonino Di Pietro, voterò “NO”. Oltre che per non regalare la mia residua sovranità/dignità di elettore a chi me ne ha privato quasi del tutto.









* colpa del correttore automatico che non ha funzionato