domenica 17 gennaio 2021

Il Galatino anno LIV n° 1 del 15 gennaio 2021

 

D.a.d.

   La didattica a distanza avrà effetti apprezzabili tra qualche lustro, quando le generazioni interessate da questa misura saranno parte attiva della società e, si teme, anche in posizioni di rilievo. Mostra i suoi limiti già oggi la formazione telematica, a pochi mesi dalla sua introduzione: maestre ed insegnanti rivestono il ruolo di medium da seduta spiritica. “Ci siete? Se mi ascoltate, date un segno della vostra presenza!”, che non è evocazione delle anime di trapassati, ma implorazione rivolta ad alunni e studenti in carne ed ossa, immersi in occupazioni imprecisate durante le ore di lezione via web. Abbiamo il dubbio che l’acronimo D.a.d., nella mente perversa degli estensori, voglia significare “disastro annunciato definitivo”, in linea col progetto volto a disporre politicamente di una platea di cittadini ed elettori segnati da analfabetismo cognitivo, quindi manipolabile con facilità.

   È plausibile che da una generazione così “istruita”, ed usiamo l’aggettivo in un momento di particolare euforia, possano emergere “personalità” (vedi precedente entusiasmo) tali da esercitare in futuro le funzioni di: Ministro degli Esteri, portavoce del Presidente del Consiglio, Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. Qualcuno potrebbe obiettare che già adesso la situazione rispecchi quella da noi ipotizzata da qui a qualche anno. Rispettabile opinione.

   Ed ora, “noi avessimo finito”. Come direbbe uno “statista” dalle parti della Farnesina.

 

martedì 29 dicembre 2020

Il Galatino anno LIII n° 21 del 24 dicembre 2020

 

Pensavo fosse un DPCM invece era un monopattino

  

   Alcune parole conoscono improvvisa fortuna e diffusione; poi vanno in disuso, ed anzi pronunciarle o scriverle può rendere una frase ridicolmente ricercata e fuori contesto. Negli ultimi anni il vocabolo “resilienza” assurge agli onori delle pagine scritte o virtuali, poiché è legato al concetto della capacità individuale e collettiva di fronteggiare eventi avversi: predisposizione d’animo che l’epoca storica in cui viviamo richiede ad ognuno di noi. L’etimologia riporta al verbo latino resilire, “rimbalzare”, plastica descrizione di chi “torna indietro” conformando la propria vita ad una primigenia naturalezza, in armonia col Creato. Resilienza è lemma assonante a “resistenza”, voce che rende superflui commenti e spiegazioni.

   Resilienti e resistenti, ma non silenti. È necessario esserlo, rivendicare la dignità di cittadini pensanti e non sudditi, nei tempi in cui una classe politica non solo inadeguata ma addirittura pericolosa, di fronte al disastro incombente, escogita assurde trovate e misure di demagogica incoscienza. La Storia ricorderà un sedicente Governo che, al Popolo disoccupato e senza futuro, regala monopattini elettrici. Per andare dove, e fare cosa, non è dato sapere. 

   Buon, resiliente, Natale. Con l’augurio che non sia un 2020 + 1.

sabato 19 dicembre 2020

Il Galatino anno LIII n° 20 - 11 dicembre 2020

 

“Non c’è male, grazie. E ssignurìa?”

 Riguardo all’atteggiamento verso la salute personale, il genere maschile può essere suddiviso in due macrocategorie: gli strafottenti e gli ipocondriaci.

   Tra i primi possiamo collocare due sottospecie, ovvero: a) “Sto sempre bene, grazie a Dio”, e b) “C’ave d’essere mai”, per i quali ogni malanno, di qualsiasi gravità, si risolve con una tazza di brodo caldo e una dormita. Mi inquadro tra questi ultimi, in tutta onestà.

   Più problematica per i parenti stretti, in particolare per le mogli, è la convivenza con i malati immaginari e la gestione delle loro paturnie caratteriali. Convocare il sacerdote al capezzale per l’estrema unzione con 37° di febbre, dettare al notaio le disposizioni testamentarie all’insorgere del più piccolo disturbo di stomaco, stalkerare al cellulare il medico curante per un insignificante rash cutaneo. Abitudini che conosce bene il familiare dell’ipocondriaco: c’è chi ne sorride con bonomia e chi invece si esaurisce a sua volta. A questi va la nostra solidarietà e comprensione. Oltre al consiglio pratico che l’indimenticato poeta dialettale Cino da Portaluce stilava con grazia quasi un secolo fa: “…ti giuru ca ste mosse, ti le cuarìa cu na stuccata d’osse

lunedì 30 novembre 2020

Il Galatino anno LIII n° 19 del 20 novembre 2020

 

La presa della pantofola

   Apprendo che folle arrembanti e rissose avrebbero assaltato i punti vendita di una nota catena di discount, con sommo sprezzo del pericolo di assembramento. L’articolo di tanta concupiscenza sarebbe una sneaker, scarpa simil-sportiva da passeggio di primo prezzo, avente fattura e qualità adeguate al costo. Leggo pure che l’oggettiva ordinarietà della calzatura non ne avrebbe impedito l’asta al rialzo conseguente all’accaparramento, sino a cifre folli, sui siti di vendita e scambio.

   La memoria scolastica corre alle moltitudini rivoluzionarie che nel 1789 conquistarono la Bastiglia chiudendo l’epoca delle monarchie assolute. Il paragone con la massa scarpivora del 2020 induce a concludere che, nel cammino faticoso verso la civiltà, si sia persa la bussola.

lunedì 9 novembre 2020

Il Galatino anno LIII n° 18 del 6 novembre 2020

 

Corona (di spine) virus

 

   Alcune personali considerazioni sulle conseguenze della pandemia.

   La prima. L’evoluzione del contagio, le scarse ed inefficaci misure di contenimento della diffusione del virus e di sostegno all’economia già decimata da anni di depressione, l’azione rapsodica e contraddittoria di un esecutivo guidato dalla ricerca di effimero consenso mediatico anziché da volontà di soluzione dei problemi, sono concause di una situazione generale del Paese di maggiore sofferenza rispetto ad altri politicamente ed economicamente più solidi, e di probabile ritardo nella ripresa dall’emergenza.

   La seconda considerazione, corollario della precedente. Le conseguenze a livello sociale porteranno un cambiamento probabilmente definitivo nei rapporti interpersonali e nelle interazioni tra singolo e comunità. Il diradarsi ed il “virtualizzarsi” dei contatti inciderà, sta già incidendo, nel profondo delle relazioni umane. Prevedere adesso come potranno evolvere e se la psicologia sociale sarà capace di cogliere il mutamento e declinarlo positivamente in favore del singolo e della stessa società, è compito arduo e forse velleitario. Il tempo indicherà la direzione verso cui stiamo andando, chiarirà se la naturale capacità di adattamento della specie raccontata da tanti antropologi di ispirazione darwiniana procederà per traumi successivi o con accettabile gradualità. La cronaca dei disordini di questi giorni, pur se enfatizzata dai media, descrive una prevedibile viscerale reazione alla compressione dei diritti eredità della democrazia liberale, cui siamo abituati, ai quali è difficile rinunciare da un giorno all’altro, in favore di un benessere collettivo compromesso dalla pandemia, nebulosa meta a volte divergente dalle prosaiche esigenze quotidiane del singolo.

   Terza ed ultima riflessione. Tempi eccezionali richiederebbero uomini e guide eccezionali, non intendendo improponibili “uomini della provvidenza” ma statisti, o in subordine politici dotati di ampia, chiara visione prospettica e lucidità di pensiero: gente di cui il panorama italiano al momento è, oggettivamente, del tutto privo. Qui chiudo il mio dire.

 

sabato 17 ottobre 2020

Il Galatino anno LIII n° 16 del 9 ottobre 2020

 

Un po’ di dignità…postuma

   C’era una volta una gatta, in una vecchia soffitta vicino al mare. Trasferitasi al Cimitero di Galatina, è cresciuta e si è moltiplicata, indifferente al lugubre panorama. Dal punto di vista felino, invece il posto sarà parso accogliente, ottimo ed abbondante il cibo consegnato a domicilio da premurose gattare. Gli umani hanno Just Eat ed altre app di food delivery, in italiano corrente: programmi per ordinare il pranzo via cellulare e riceverlo in casa, presto e con modica spesa. I felini non hanno neanche questa incombenza: una dieta varia e bilanciata dal punto di vista nutrizionale è assicurata giornalmente dalle catsitter, fantasioso neologismo anglosassone. Premetto: amo gli animali ed il gatto è il mio preferito. Solo che la colonia miciosa del nostro camposanto si è acquartierata in un porticato e nei mausolei nobiliari vicini, ha installato mobili e stoviglie tra l’anonima urna de la benettanima e la sfarzosa edicola funebre del N.H. Enasarco dei Marchesi di Cocumbole. Trapassato e smistato ingloriosamente dai lussi dell’avito maniero ai freddi marmi dell’illacrimata sepoltura.

   In questa città dei morti e dei gatti, però, incuria, sporcizia e disordine regnano ovunque. Quindi non sono i nostri piccoli a-mici il primo dei problemi di un luogo che è destinato alla memoria grata, al ricordo affettuoso, al silenzio, essendo purtroppo il degrado diffuso della struttura pubblica a colpire negativamente. La memoria storica e sociale di una comunità, che qui trova testimonianza primaria, è offesa da trascuratezza sfacciata e non recente. Non importa se la causa sia penuria di fondi, mancanza di personale o negligenza in vigilando. Il 2 novembre è vicino ma sono necessari interventi risolutivi.

 

lunedì 28 settembre 2020

Il Galatino anno LIII n° 15 del 25 settembre 2020

 

Terra di nessuno

   Nel 1969 un professore dell’università americana di Stanford condusse un esperimento di psicologia sociale che riportiamo sinteticamente: due auto identiche furono lasciate abbandonate. La prima nel famigerato quartiere del Bronx a New York, la seconda in una zona residenziale in California. L’auto a New York venne vandalizzata e distrutta in poco tempo, quella a Paolo Alto rimase intatta finché il ricercatore ne infranse un vetro. Allora anche questo esemplare seguì la sorte della prima. Esperimenti analoghi confermarono negli anni seguenti la “teoria delle finestre rotte”: un piccolo episodio di degrado dell’ambiente urbano, se non riparato, genera un crescendo progressivo di disordine, vandalismo e violenza che poi è difficile da contenere se non con misure eccezionali.

   Cosa vogliamo dire: le città hanno centro e periferie. Curare gli arredi pubblici, il decoro e l’estetica dei “salotti urbani” è opera meritoria per la cultura e la civiltà cittadine e, più prosaicamente, al fine di valorizzazione turistica e commerciale.  Ma le periferie, anche più densamente popolate del centro, meritano uguale attenzione. Quando interi quartieri sono lasciati senza la vigilanza, costante e visibile, delle forze dell’ordine; se pochi esaltati hanno libertà di deturpare gli spazi pubblici coi resti dei loro banchetti itineranti (bottiglie vuote, contenitori della pizza, lattine); quando scorribande stradali tossiche ed alcoliche ed improvvisati rave party sino alle 4 del mattino diventano la colonna sonora del “riposo notturno” dei residenti (contribuenti ed elettori come gli altri), allora si può tranquillamente affermare che la legge è uguale per quasi tutti.