sabato 10 dicembre 2022

Il Galatino anno LV n° 20 del 9 dicembre 2022

 

Multas per gentes…

   Ripesco tra i ricordi – la scena mi diverte ancora oggi – la sera della festa patronale. Ti avvicini alla banda schierata sui gradini della Chiesa Madre, estrai dalla tasca della giacca del tuo costumino blu l’immancabile armonica a bocca e ti inquadri con compostezza professionale tra gli orchestrali che stanno eseguendo un repertorio classico. Due righe di spartito dopo il tuo “armonico” ed acusticamente ben distinguibile contributo, ogni strumento interpreta una sua propria partitura in totale anarchia di tempi e accordi, fin quando il direttore, a cui la situazione è sfuggita di mano, interrompe l’esecuzione tra gli sghignazzi del pubblico e la tua acclamazione, involontario eroe della serata.

   A tuo modo sei entrato nella storia della nostra piccola città, e lo hai fatto con la dolcezza che ha marcato il tuo approccio, sorridente e discreto. Le occasioni pubbliche, processioni o cerimonie funebri, celebrazioni civili e solennità religiose, ti hanno visto sempre impettito in prima fila, tra le autorità e la gente comune, quella che ti ha voluto bene per il tuo stato soave e la stagion lieta che la tua esistenza ha donato al prossimo.

   Grazie Corrado, dormi in pace.

  

venerdì 25 novembre 2022

Il Galatino anno LV n° 19 del 25 novembre 2022

 

Milanesi al ciento pe’ ciento

 

   Mi sovviene un film del 1982, una commedia leggera, dal titolo “Si ringrazia la Regione Puglia per averci fornito i milanesi”. Rientra in un genere di comicità che all’epoca riscuoteva un discreto successo, testimoniato dal veloce diffondersi delle battute nello slang appulo-lombardo inventato e portato in auge da Diego Abatantuono ed altri, al Derby Club di Milano. Da molti anni quel tipo di umorismo non piace più, anzi disturba.

   È una domenica sera come tante. Il movimento ai gates in aeroporto è frenetico, tutti i voli sono prenotati con anticipo di mesi. La stragrande maggioranza dei viaggiatori è costituita da giovani salentini che lavorano per imprese settentrionali e vivono al Nord. Negli occhi umidi dei genitori da cui si separano leggo sentimenti di frustrazione, di rassegnazione, spesso di rabbia (quella di chi scrive queste trascurabili note). Anni di cure parentali e, aspetto secondario in confronto a quello affettivo ma non per questo meno degno di attenzione, di investimenti in formazione e sacrifici, per poi vedere la meglio gioventù contribuire al benessere settentrionale e volatilizzarsi nelle nebbie padane legami familiari e speranze.

   Il refrain è “Qui non c’è lavoro”, e su tale apodittica sentenza potremmo discutere per anni. Il conoscere, piuttosto, le cause storiche di questa nostra “minorità” economica, naturale o indotta che sia, equivarrebbe ad aver già risolto la “questione meridionale”. Cosa che non si vuole, perché i 70 miliardi di euro in prodotti e servizi che il Sud “colonia interna” acquista annualmente dal Nord non siano scalfiti neanche in minima parte.

   “Le lacrime che dai nostri occhi/vedrete sgorgare/non crediatele mai/segni di disperazione/promessa sono soltanto/promessa di lotta”. In ricordo perenne di Alexandros Panagulis.

venerdì 11 novembre 2022

Il Galatino anno LV n° 18 dell'11 novembre 2022

 

Tra aula e giungla urbana

   In provincia di Pisa, un professore in cattedra viene deriso da un giovane studente e reagisce colpendolo con un pugno. Scena immortalata, potrebbe essere diversamente?, dai cellulari e diffusa via social. La cronaca del fatto non specifica: trattasi di diretto, gancio o uppercut? La questione non è di poco rilievo, perché dalla natura del colpo potremmo giudicare misurata la risposta, anche nella concitazione dell’improvvisato ring scolastico, oppure eccessiva, d’istinto. E di conseguenza stabilire se il docente, con una reazione sproporzionata, abbia mancato di raccogliere il suggerimento propositivo di una futura celebrità della TV e magari trarne spunto per introdurre, con rinnovato spirito pedagogico, una lezione sul “ribellismo” e sul valore civico dell’irrisione verso l’autorità scolastica. O invece stabilire che l’incauto “prof” sia venuto meno al dovere di dare l’esempio, e ritenerlo pertanto punibile con la sospensione pur provvisoria dall’insegnamento; misura poi adottata in effetti.

   È riso amaro. Gli episodi di bullismo e violenza contro gli insegnanti, sia da parte di genitori che di studenti, sono narrazione quotidiana. Ho amici nella scuola, chi per vocazione e chi per necessità, in attesa di più appetibili occupazioni. Tutti, nessuno escluso, raccontano di un lavoro che un tempo era una missione gratificante sotto ogni punto di vista, non ultimo quello economico, e che invece oggi rivela un’inquietante affinità con la professione circense del domatore di tigri: essendo però impiego non altrettanto remunerato.

   Ho già scritto in precedenza della “necessità” da parte della èlite economico-finanziaria di disporre di una platea semianalfabeta per instaurarsi e conservare il potere; dico meglio, di consolidare il proprio imperio sul consenso inconsapevole di una maggioranza di persone deprivata degli strumenti cognitivi indispensabili ad emanciparsi dalla soggezione a quella stessa èlite. Lo sfascio del sistema scolastico, a partire dal disprezzo verso la classe docente, è il mezzo efficace per il raggiungimento dello scopo.

venerdì 28 ottobre 2022

Il Galatino anno LV n° 17 del 28 ottobre 2022

 

Come prima, più di prima

 

   È in carica il 68° governo, espressione della maggioranza della XIX Legislatura. La statistica afferma che la durata media dei governi repubblicani è compresa tra 13 e 14 mesi. Le prime dichiarazioni della neo Presidente del Consiglio ribadiscono la volontà di esercitare il mandato per i 5 anni di vigenza della Legislatura. Il pittoresco dibattito interno alla coalizione vittoriosa, precedente la nascita dell’esecutivo, non induce però a condividere tanto ottimismo.

   La differenza sostanziale con gli altri 67 gabinetti, absit iniuria verbis, risiede nel fatto che a presiederlo sarà una donna, per la prima volta nella storia italiana; è interessante constatare come l’evoluzione istituzionale non sia riuscita alle coalizioni di centrosinistra, che hanno sempre vantato la parità di genere quale punto qualificante e distintivo dei programmi elettorali. Rilevato questo, non si scorgono novità significative nella composizione “geografica” delle attribuzioni ministeriali. Oggi, come nel passato prossimo e remoto sin dall’Unità, la rappresentanza settentrionale occupa la maggioranza degli incarichi, quelli più prestigiosi. In particolare, resta saldamente in mano padana il Ministero delle Finanze. Del titolare entrante di quel dicastero omettiamo di ricordare le furbizie ai danni dell’economia meridionale in favore del Nord: avendo voglia e dotandosi di non comune robustezza di stomaco, si può forse ritrovarne traccia nelle cronache di questi anni, soltanto nella residua stampa libera.

   Chi scrive ha condotto una breve ricerca che non ha pretese di rigore scientifico, anche perché in continuo aggiornamento: indagine riguardante la presenza di ministri meridionali nei governi della Repubblica. Con buona approssimazione ma non lontano da dati definitivi e dimostrabili per tabulas, si può affermare che il 34% della popolazione meridionale (statistiche 2019) è stato rappresentato solo da 15 Presidenti del Consiglio (22% dei 68 totali); in questi esecutivi la percentuale di ministri provenienti dalle regioni del Sud ha oscillato dal massimo del 48% nel governo Colombo (nel lontano biennio agosto 1970-febbraio 1972, ma con molti dicasteri meramente onorifici e senza peso politico) al minimo del 4% nell’esecutivo Renzi (febbraio 2014-dicembre 2016). In media, la rappresentanza ministeriale del Sud si è attestata al 20% in meno rispetto al dato demografico, molto spesso in ruoli di seconda fila.

   Ciò che più risalta in queste cifre, aride ma altrettanto significative, è il totale di politici meridionali che hanno guidato i ministeri economici, ossia i centri di spesa. Una pur sommaria ricognizione mostra ciò che è evidente, solo che lo si voglia notare. I dicasteri economici sono stabilmente nelle mani degli esponenti settentrionali, che rappresentano poco più di 45 italiani su 100 (2019), dalla fine della cosiddetta Prima Repubblica (biennio 1992-1994, Amato-Ciampi-Berlusconi I) in poi. Così come a suo tempo i fondi del piano Marshall di aiuti postbellici statunitensi vennero dirottati in massima parte nel triangolo industriale Milano-Torino-Genova, allo stesso modo il PNRR è già stato massicciamente destinato al Nord, sottraendo con forzature contabili-amministrative-legislative (grazie ad una interpretazione “capricciosa” ed estensiva della riforma del Titolo V della Costituzione) ciò che la volontà comunitaria europea assegnava al Sud Italia con fine perequativo. È bene ricordare che istituti di ricerca economica nazionali ed europei affermano senza mezzi termini che il divario di sviluppo tra le macroregioni italiane è andato aumentando ininterrottamente dagli anni ’70 in poi ed è di gran lunga il maggiore a livello comunitario. Una, ma non la principale, delle conseguenze di questa peculiarità tutta italica è il calo demografico meridionale dovuto ad emigrazione per cause di lavoro e denatalità.  

   Non voglio tediare. La mia opinione personale è che nel governo Meloni, come nei precedenti, la presenza di esponenti politici sudici (simpatico neologismo padanleghista) sia una formalità necessaria a fornire all’esecutivo la parvenza di una pluralità regionale pressoché del tutto assente. Nihil novi sub sole.

   Anche stavolta non si disturbi il manovratore. Mi correggo: la manovratrice.

sabato 15 ottobre 2022

Il Galatino anno LV n° 16 del 14 ottobre 2022

 

Dice la gente

   Per cospicua che sia un’eredità, non custodisce in sé la causa efficiente della sua conservazione e del possibile suo incremento, in assenza di oculata gestione. Tale il terreno di famiglia (anche se benedetto da terra grassa e fertile) che fruttifichi solo quando il coltivatore vi abbia dedicato cure quotidiane e, più ancora, perizia.

   Osando un sillogismo, è possibile applicare il paradigma alla politica. Un governo in scadenza di mandato affida il prestigio acquisito all’esecutivo subentrante. È nell’abilità di quest’ultimo mantenere o accrescere quel patrimonio morale con misure che, essendo pubbliche, sono valutate da un giudizio geograficamente circoscritto, quando riferito ad un’amministrazione locale, o invece di respiro internazionale nel caso del governo di una Nazione; apprezzamento che deriva in modo non esclusivo dai provvedimenti adottati, ma anche dalla reputazione del soggetto preposto a deliberare. È il cursus honorum di ogni singolo componente di un esecutivo a conferire spessore all’azione politica, ed in definitiva a quotarne autorevolezza e credibilità.

   Chi succederà all’attuale governo è consapevole di non poter fare altro che portare a compimento un programma stabilito in centri di potere lontani da Roma, probabilmente ignoti al grande pubblico. Il Washington consensus e la benevolenza europea sono prerequisiti necessari ma non sufficienti: dare continuità progettuale sposando la visione geopolitica dell’attuale Presidente del Consiglio, piaccia o no all’elettorato della maggioranza nata il 25 settembre, è un’opzione senza alternative e soprattutto dimostrazione di responsabilità ed acume.

   Si parva licet, anche giovarsi delle idee di chi ha preceduto nell’incarico, apprezzandone implicitamente le capacità, in attesa dell’elaborazione di progetti originali, quando e se concepiti, è indice di intelligenza: virtù politica plasticamente comprovata dalla giostrina sfarzosa riproposta in piazza.

domenica 18 settembre 2022

Il Galatino anno LV n° 14 del 16 settembre 2022

 

Annamo bene

   Associo mentalmente all’anno 1943 la data dell’8 settembre, giorno dell’annuncio dell’armistizio con i comandi anglo-americani, firmato dal Maresciallo Badoglio il 3 precedente. La resa segna il passaggio del Regno dall’alleanza con le Potenze del Patto Tripartito (Italia, Germania e Giappone) al fronte belligerante nemico sino al giorno prima. Col vergognoso corollario della fuga prima a Pescara, poi a Brindisi, di Vittorio Emanuele III, il re facilitatore del fascismo e delle leggi razziali, e l’abbandono codardo della capitale ad un tragico destino (“Roma città aperta”), quando al Ministero della Guerra squillano a vuoto i centralini, tempestati dalle telefonate dei comandanti in attesa di ordini che non arrivano. È l’ultimo giro di walzer diplomatico della “dinastia” sabauda, abituata storicamente alle vigliaccherie, ai tradimenti, all’usurpazione, “dinastia” che sull’uso spregiudicato delle alleanze ha costruito un piccolo, effimero regno, durato dal 1861 al 1946. Valga nei secoli la lapidaria definizione che Luigi XIV di Francia ha dato dei suoi vassalli subalpini: “I Savoia non finiscono mai una guerra sotto la stessa bandiera con cui l’hanno iniziata.”

   Ma non è del 1943 o dei Savoia che intendo parlare. Lo scorso 8 settembre Elisabetta II d’Inghilterra ha concluso la sua esistenza terrena: in 70 anni ed a cavallo di 2 secoli, ha rappresentato il Regno Unito ed i suoi popoli in periodi di trasformazioni profonde della società e della geopolitica. Detto ciò, viene da chiedersi se i dettagli che le cronache italiane riportano attualmente della scomparsa della regina, degli onori funebri e delle complesse, spesso oscure, cerimonie di successione dinastica, siano rilevati con identica pedanteria dagli stessi organi di stampa e televisivi inglesi. Alcuni amici, per puro caso a Londra in questi giorni, mi informano che la vita pubblica dei cittadini britannici continua a scorrere quasi monotona anche nell’eccezionalità del momento, registrato in maniera puntuale dai servizi della BBC, senza l’enfasi che è coloritura peculiarmente italiana.

   Sono indotto a sospettare (ammetto la malignità del pensiero) che l’esercito di giornalisti in studio ed inviati RAI e Mediaset in Inghilterra, i quali in tempo reale e 24 ore su 24 infarciscono i reportage di screzi, sbadigli ed intime paturnie della famiglia reale, a Windsor quanto negli aviti manieri del reame, nonché di tanta “beatificazione” laica della augusta defunta, questa truppa logorroica, dicevo, abbia il compito ultimo ed inconfessabile, sempre “istituzionalmente” lo stesso, di distrarre la pubblica opinione dai gravi problemi nazionali (vuoto pneumatico pre-elettorale incluso), narcotizzandola con fiabesche narrazioni di re e principesse tristi.

   Per contrappasso, ci illumina una popolana verace, la sora Lella di “Bianco, rosso e Verdone” (1981): “Annamo bene…proprio bbene!”.

sabato 16 luglio 2022

Il Galatino anno LV n° 13 del 15 luglio 2022

 

Hic manebimus… optime?

   Quanto segue sono considerazioni del tutto personali.

   Al sindaco uscente ed alla sua squadra serbo gratitudine. Penso sia dovuta ad uno schieramento che, nella sua azione amministrativa, è stato lontano da ragioni private o di fazione ed ha perseguito il bene comune; un gruppo, sia detto chiaramente, i cui "danti causa" sono stati i soli cittadini di Galatina. Più ancora sono riconoscente in quanto consapevole che l’eredità del predissesto ha consentito risicatissimi margini di manovra; e che inoltre, per metà durata mandato, la gestione economica è stata indirizzata dalle conseguenze della pandemia prima, e poi anche dalla crisi ucraina. Mi pare che i risultati siano comunque apprezzabili, posto che i "compitini" hanno ricevuto dalla "maestra" (la Corte dei conti) un dieci e lode. Questo è un fatto.

   La città ha acquisito ampia rilevanza culturale e turistica, avendo goduto come mai prima dell'esposizione in vetrine mediatiche nazionali ed internazionali. È poi di grande risalto la circostanza che un dirigente comunale sia stato incaricato dalla Prefettura di illustrare ai colleghi della provincia i risultati ottenuti in termini di trasparenza e misure anticorruzione ed antimafia. Altro segnale di condotta rispettosa: non si è registrata la stessa "morìa" di segretari comunali (ben 3!) che ha colpito una realtà vicina, rappresentata spesso ed ingiustificatamente quale esempio positivo: singolare statistica che meriterebbe qualche dettaglio da parte di un consigliere "d’importazione".

   Dal punto di vista politico, è risultato benefico l’aver posto ai confini della dialettica cittadina, in questi ultimi 5 anni, di un onnipresente spirito malefico, reo della fine precoce ed infausta di precedenti amministrazioni, e l’aver neutralizzato l’inquietante longa manus di città prossime a Galatina. Ne ha guadagnato la totalità del nostro corpo politico, che ha potuto sinora presentarsi non “orizzontale” ma "verticale", a schiena dritta, con dignità e prestigio ritrovati, agli interlocutori istituzionali e politici. È un quadro apprezzabile oggettivamente. Questa la pars construens.

   Ho l’abitudine di non esprimere valutazioni su persone che non conosco o circostanze ipotetiche, in quanto ritengo prudente astenermi dal commentare narrazioni fantasiose e pettegolezzi, favorevoli o contrari che siano. Ma atti, fatti o dati politicamente rilevanti non costituiscono materia di interpretazione soggettiva. Resto qui, in vigile attesa, ad annotare in maniera puntuale e senza preconcetti il loro verificarsi.