venerdì 30 maggio 2014

Il Galatino anno XLVII n° 10 del 30 Maggio 2014

Lu grillu e lu vespiceddhru

Allu dibbattitu ‘lla televisione
lu vespu ‘mbita lu novu patrone.
Nun’ave Santi, nun’ave poi.
“Vinciamo noi”.

Trase lu grillu facci ‘ncagnatu,
de comu trase lu vidi ‘rraggiatu.
Crida, castima, mena sputazze:
n’asu de mazze.

Lu vespiceddhru nu sape ce face
mòzzaca e cittu, cu menta pace.
Pare ca cunta, poi rrunchia lu musu
tuttu scurnusu.

Nun’ìa mai vistu na cosa de quiste,
abbituatu ‘lle facci triste.
Mai-sia-Signore li cazza la ‘mpuddhra,
nu dice nuddhra.

Lu vespiceddhru la sape la storia
ìa già capitu “dov’è la vittoria”.
Ci mi dè ‘mmangiu lu chiamu tata:
strada ‘mparata.

È giornalismo d’alto livello:
servi oggi questo, domani quello.
Mo ca in Europa mandamu ‘sti grilli
stamu tranquilli.







sabato 17 maggio 2014

Il Galatino anno XLVII n° 9 del 16 Maggio 2014

Ammoniti ed espulsi

Ho smesso di seguire il calcio una sera del maggio 1985, nauseato dalle immagini dell’Heysel. 39 morti, la “gara” in un clima surreale ed i festeggiamenti in campo e fuori nonostante la tragedia. Una idiozia senza motivazioni ancora oggi. Ad ondate regolari altre cronache per fortuna meno cruente, comunque disgustose, rafforzano il mio rifiuto: gli scandali scommesse, i campionati falsati, la sudditanza di arbitri e giornalisti alle società del centro-nord… Andreotti raccontava che in Italia c’è un elenco di matti che pretendono di riformare le ferrovie. Esiste pure una lista di quelli che, appena insediati ai vertici della Lega Calcio, proclamano a parole di voler moralizzare il sistema.
I media descrivono una finale di Coppa funestata da scontri con sparatoria e feriti gravi, una partita bloccata da frange facinorose, iniziata in ritardo grazie ad intese “diplomatiche” tra forza pubblica e capi ultras. C’è una perversa logica, nel paese che delle trattative stato-mafia ha fatto la sua cifra stilistica dal 1860. Dove una altissima carica istituzionale chiede ed ottiene la distruzione di intercettazioni imbarazzanti intercorse con la malavita organizzata, giù per li rami il nobile esempio rende leciti gli accordi tra un vicequestore e “Genny ‘a carogna”.

Al netto del degrado nello sport degli stadi, apprezzo quella goliardia urticante che si manifesta coi mezzi e tempi più improbabili. C’è del sublime, a parer mio, nella scritta in spray nero sul cassonetto della spazzatura: “Trasi a casa barese” è il parto di una mente geniale, anche se forse male impiegata. E neppure difetta di spirito l’ignoto che sferza i rivali con una battuta sfiziosa. “Quanto hai preso all’esame figlio mio?” – “30, papà” – “Sul libretto c’è scritto 28!” – “Si, ma io sono juventino…”. 

sabato 26 aprile 2014

Il Galatino anno XLVII n° 8 del 25 Aprile 2014

Uomini e motori

C'è stato un tempo, non lontanissimo, in cui la tecnologia automobilistica italiana faceva scuola. 
Le Ferrari dominavano in Formula 1, la Lancia collezionava titoli mondiali nei rally e le Fiat erano all'avanguardia nel segmento dell'automobilismo di massa, se è vero che l'allora amministratore di VW - davanti alla prima "128" - ammettesse "Noi tedeschi non riusciremo mai a fare auto così".
E' poi successo che abbia prevalso il ramo della famiglia Agnelli che intendeva privilegiare il settore finanziario rispetto a quello industriale. Le conseguenze di quella scelta sono evidenti: non si possono sostituire la passione e la cultura motoristica con la sola competenza finanziaria, senza subirne contraccolpi.
Quello che era il maggior gruppo nazionale ora è guidato da un amministratore che di italiano ha solo il cognome, perché ha lavorato sempre tra Canada e Stati Uniti e risiede nel cantone svizzero di Zug, il più ricco ed il meno avido di tasse della confederazione. Le sue capacità manageriali si sono esplicate principalmente nella chiusura di alcuni stabilimenti, nella "ricollocazione" (oggi si chiama così il licenziamento, con pudica ipocrisia) di qualche migliaio di operai e nel trasferimento di sedi, operativa in Olanda e finanziaria a Londra. Poco o nulla nell'innovazione e nella ricerca.
Cristallizzata la gamma di modelli, copie conformi di auto americane inappetibili per il palato esigente degli automobilisti europei, salvo rare eccezioni riservate ad un ristretto gruppo di fortunati possessori di Maserati e Ferrari; logicamente in calo le vendite e la percentuale di penetrazione nel mercato.
La morale del racconto spiega certa politica contemporanea. Se la gestione della cosa pubblica è nelle mani di usurai e feticisti delle tasse, la crisi è inevitabile. Forse è quello che qualcuno ha programmato e voluto, ma questo è un altro discorso.

venerdì 11 aprile 2014

Il Galatino anno XLVII n° 7 11 Aprile 2014

Mangia come parli

Un certo Oscar Farinetti da Cuneo, fondatore del marchio alimentare Eataly, dice che del Sud dovremmo fare “un unico Sharm El Sheik dove tutto il mondo va in vacanza”. Passano alcuni giorni e gli fa eco un altro, poco noto, gigante del pensiero culinar-padano, il signor Andrej Godina da Trieste. “Il caffè di Napoli è rancido”, afferma costui. Valutate le attenuanti generiche (che, nella repubblica delle banane, consentono ad un qualsiasi emerito didimo nordista di ventilare il cavo orale sparando in libertà bu…ffonate sesquipedali sul Meridione), non resterebbe che rispondere alla maniera di Eduardo “sindaco del Rione Sanità”, con una solenne, fragorosa pernacchia.
Purtroppo succede che “l’Italia in miniatura” odierna coccola e privilegia l’ultimo bastione di economia autarchica ancora per minima percentuale in mano settentrionale. Svenduto agli stranieri tutto il vendibile, azzerati i circenses, rimane il panem. Che ovviamente non può che essere buono, genuino e non inquinato solo se prodotto a nord del Garigliano: si spiegano così gli attacchi mediatici alla mozzarella ed al pomodoro campani, quelli agli ulivi ed all’olio di Puglia, le campagne di stampa sui nostri pastifici ed in generale contro la filiera alimentare meridionale.

Nella vicina Martano, il mese di ottobre è quello della “Sagra della volìa cazzata”, una gustosa specialità salentina. Ecco, immagino una joint venture di successo: noi forniamo le nostre magnifiche volìe, le cazzate ce le spediscono dal nord.

giovedì 27 marzo 2014

Il Galatino anno XLVII n° 6 del 28 Marzo 2014

Percorsi di montagna

Forse non lo sapete, ma i più prestigiosi marchi di auto e moto da fuoristrada collaudano qui le loro 4x4 ed enduro. Un breve percorso cittadino equivale, in estate, alla polverosa Parigi-Dakar, al Rally di Montecarlo nel periodo invernale. Beh, è un modo originale per far conoscere la Città: non solo la Basilica Orsiniana, ma anche la perfetta levigatezza degli asfalti galatinesi.

Giorni fa una coppia, che chiameremo Gala e Tino, percorre in auto via Isola d’Elba, che unisce la mitologica tangenziale interna, zona 167, al semaforo di via Gallipoli angolo ex carcere mandamentale; qualche fine umorista la chiama strada cittadina. Trattasi in effetti di buche e cunette con residuo bitume intorno. La signora Gala è in stato interessantissimo ma non avverte ancora i sintomi di un parto imminente: l’attendono in ospedale per un tracciato di routine. A metà percorso, grazie a slalom e traballamenti, invece si fanno sentire fortissime le contrazioni. Al semaforo il lieto evento: con l’assistenza di alcune passanti, mammane improvvisate, e l’indispensabile invocazione cara a Papa Galeazzo (“O mia Santa Liberata fa che dolce sia l’uscita come dolce fu l’entrata”), il piccolo Cosimo viene alla luce per la gioia dei genitori e dei fratellini Sandra e Giancarlo. Primo caso in letteratura ostetrica di “parto shakerato”, ed ennesimo indiscutibile primato della Città delle Pantacomiche. 

venerdì 14 marzo 2014

Il Galatino anno XLVII n° 5 del 14 Marzo 2014

Perché è un bravo ragazzo

Non vogliamo infierire anche noi, come fatto già da altri, sulla somiglianza tra il personaggio di Mr. Bean ed il nuovo presidente del consiglio. Sarebbe oltremodo ingrato per l’innocua, a volte ingenuamente divertente, maschera televisiva, moderno Candide voltairiano.
Nonostante la giovane età, il nostro caro emerge dalla selezione feroce di vecchia scuola democristiana, riveduta e corretta secondo l’attuale modus operandi della nomenklatura piddina: quindi un esponente che rappresenti tutte le varie correnti del partito. Dalemiani, bersaniani eccetera? No, gente: Montepaschiani, Unipoliani, JPMorganiani e così via. Una specie di amministratore delegato di società d’investimenti, insomma. Del resto, è alla Banca centrale europea ed alle banche d’affari che deve la sua nomina, “suggerita” all’Italia secondo le ormai ben note linee di comando.
Non si ammirano ministri se non nati cresciuti e pasciuti oltre il Garigliano, nello stile dei precedenti governi della repubblica bananiera. È sparita del tutto, ormai da lustri, la politicamente marginale parte di territorio e popolazione degli (inutili) elettori meridionali, con l’eccezione di un vicepremier-stampella e del suo manipolo di giannizzeri indispensabili alla tenuta parlamentare del governicchio. Il che conferma, se ancora ne avessimo bisogno, la validità del famoso detto urticante di Klemens von Metternich sull’Italia quale sola espressione geografica.
Certo, il nuovo premier è giovane ed ha la testa ed il viso del bravo ragazzo. Infatti, quando va in giro in Europa a presentare il cosiddetto programma di governo (prima di annunciarlo agli Italiani), lo guardano e dicono: “Guarda che testa di ragazzo!”. E ridono di gusto.


sabato 1 marzo 2014

Il Galatino anno XLVII n° 4 del 28 Febbraio 2014

Eroine antiche e moderne
Approssimandosi la ricorrenza del 17 marzo, piace valutare i fatti risorgimentali dal punto di vista dell’impegno femminile in quelle vicende. Ricordiamo allora – se pure brevemente – alcune pioniere dell’emancipazione la cui vita è stata di esempio per le donne che ne hanno seguito idealmente le gesta durante gli eventi della cosiddetta unità.
La prima è Ornitofila di Samo, vestale del culto di Priapo e teorica della poliandria nell’Accademia delle Peripatetiche; raffinata cultrice di estetica (le è attribuito il famoso “Adone Callipigio”, trattato breve sulla bellezza virile), Platone nella “Repubblica” la descrive attiva ad Atene sotto Pericle, promotrice della partecipazione femminile alla vita politica.
Da lei trasse ispirazione Cassiodora, nobile bizantina vissuta nel XII secolo. Donna di grande fascino ed erudizione e rivoluzionaria ante-litteram, fu coinvolta in una congiura di palazzo contro i triumviri Pengone III° Sapurco, Enasarco Polimandato e Panfilo da Crociera. Scoperta insieme ad altri congiurati per la defezione della sua amica Etera d’Alessandria, evitò la condanna a morte ma finì reclusa in un postribolo.
Nei paesi e negli anni della Riforma spicca la figura libertina di Godona von Katzemberg, primo vescovo donna di Germania e vera protofemminista. Le Historiae Religionis Teutonicae ne tramandano la dottrina edonistica, contrapposta alla penitenziale visione allora dominante di Martin Lutero, che dal sagrato della cattedrale di Magonza, in un sermone passato alla storia, la definì “die alte Hure”. Restano celebri le sue incursioni alla testa delle consorelle durante i consigli regionali per perorare la causa del ruolo femminile nel governo del Land.
La rivoluzione francese propone figure secondarie ma emblematiche come Madame Olympie de la Baguette Dur, dama di compagnia di Maria Antonietta e spregiudicata protagonista della vita di corte, amica disinvolta di nobili e giacobini. Convertita alla causa rivoluzionaria dal suo favorito, lo stalliere di Madame du Synorch, fu poi eletta nell’Assemblea Nazionale. Cronache dell’epoca la vogliono sempre in prima fila, nelle vesti di tricoteuse, durante le esecuzioni pubbliche in Place de la Revolution ad esaltare la missione del boia. Altri storici riportano una sua esclamazione, alla vista del popolo affamato: “Non credevo esistesse tanta povertà”. Frase riascoltata (se pure con minore charme) dalla voce di una politica italiana contemporanea.
Ma veniamo alle eroine dimenticate del cosiddetto risorgimento. Tra tutte si distingue Abbondanza de Vulvis marchesa di Sesso (Reggio Emilia). Intristita dalla sonnacchiosa provincia del Ducato di Modena e Reggio, l’annoiata nobildonna trovò rimedio allo spleen esistenziale nella imminente epopea garibaldesca, proponendosi quale musa protettrice di repubblicani ed unitaristi ospitati a palazzo con ogni genere di conforto spirituale e materiale. Fu poi al seguito delle camicie rosse, in particolare quelle fuggite a gambe levate di fronte alla resistenza meridionale, con l’incitazione ad “offrire il petto al nemico”. A mo’ di esempio alle truppe, la marchesa offriva tutta sè stessa alla causa ed ai suoi promotori. “La rivoluzione è un atto verticale declinato in orizzontale”, questo il suo motto, scolpito nel marmo sull’insegna della prima storica sezione femminista a lei intestata da emigrate piemontesi nella lontana Minneapolis capitale del Minnesota.

Le epigoni della combattiva marchesa si aggirano oggi nei palazzi della politica romana. A Voi lettori il compito di identificarle.