venerdì 11 luglio 2014

Il Galatino anno XLVII n° 12 dell'11 Luglio 2014

Nuove tasse, nuovi sacrifici
Della fantomatica “tassa sull’esistenza in vita” circolavano da tempo indiscrezioni, fatte trapelare non si sa quanto ad arte da personaggi di secondo piano dell’attuale governo. Uno studio di fattibilità elaborato da funzionari vicini alla Presidenza della Repubblica era stato sottoposto all’attenzione del Presidente del Consiglio e del Ministro delle Finanze alla fine di maggio. La tiepida accoglienza alla bozza da parte di Renzi, timoroso di veder svanire del tutto la già minima fiducia dei cittadini sull’operato suo personale e del suo gabinetto, era stata vinta dalle insistenze del Presidente e poi della cancelliera Merkel al recente summit del G7. La proposta di legge avrebbe dovuto essere presentata alle Camere ed approvata nei giorni del mondiale brasiliano, con gli azzurri impegnati negli ottavi e poi nei quarti di finale. L’umiliante uscita di scena della nazionale ha improvvisamente cambiato lo scenario immaginato, togliendo ai media materia di distrazione dell’opinione pubblica e focalizzando i malumori sul rivoluzionario tributo. Ed ecco quanto rivela “il Sole 24 ore”: la nuova imposta ci sarà e colpirà tutti (o quasi, lo spiegheremo tra poco) i cittadini, con lo scopo di finanziare l’acquisto degli F35 tanto cari al Capo dello Stato, che a questo fine aveva convocato il 18 giugno un’apposita riunione straordinaria del Consiglio Supremo della Difesa.
L’ufficio studi della CGIA di Mestre calcola che i 14,3 miliardi di euro necessari per l’acquisto degli F35 saranno incassati facilmente con la nuova tassa, che impatterà sul bilancio di una famiglia media di 4 persone per 120-150 euro all’anno. Le ovvie esenzioni riguardano solo particolari categorie: innanzitutto rom e richiedenti asilo, come dichiarato dal sindaco di Milano, Pisapia, e dal suo omologo di Roma, Marino, appoggiati nella battaglia dalla Presidenta della Camera on. Boldrini, che in una intervista rilasciata a Novella 3000 dalla tenuta presidenziale di Castelporziano dove è in ferie, afferma: “E’ giusto che gli italiani, che sono tutti benestanti, si facciano carico dei nostri fratelli meno fortunati e più bisognosi di assistenza, e se ne accollino anche i relativi tributi”. Altre esenzioni riguarderanno le alte cariche e i funzionari apicali dello Stato, i ministri di culto ed i loro familiari ed assimilati (quindi preti cattolici e protestanti, rabbini, imam ed ayatollah, bramini indù, hare krishna, asceti e guaritori d’ogni fede).
I comuni, come detto, assumeranno l’incarico della riscossione, mediante un apposito bollino con scadenza annuale acquistabile presso uffici postali, banche e tabaccherie, che dovrà obbligatoriamente essere esibito su richiesta dei pubblici ufficiali. Con l’imposizione del balzello annuale pari ad 1 euro per anno di età (60 anni = 60 €), la nuova tassa sull’esistenza in vita avrebbe dovuto chiamarsi P.U.T. (personal unit tax), ma sembrando ai consiglieri della Presidenza la fonetica di questo acronimo inglese un po’ imbarazzante, sarà denominata Sovrimposta Unica Comunale Anagrafe: si pensa che la sigla S.U.C.A. sia più eufonica e familiare per il contribuente italiano.

Dovremo abituarci, fermati per un controllo, a sentirci chiedere dall’agente: “Favorisca libretto, patente e S.U.C.A.”. Il cittadino, per quanto possibile, replichi compostamente.

venerdì 27 giugno 2014

Il Titano n° 12 del 26 giugno 2014

"S Pietro in Galatina"

Ti carezzo con gli occhi, città;
splendori di notti d'estate.
Violata, tu, dal potere.

sabato 14 giugno 2014

Il Galatino anno XLVII n° 11 del 13 Giugno 2014

Il papiello secondo Matteo (06.14)

Dalla lettera di S. Paolo Intesa agli azionisti.
“In quel tempo, dopo aver scalato MontePaschi e Montecitorio, Matteo aveva chiesto udienza ai potenti della terra. I governatori di Alemagna, Anglia e Gallia gli avevano sbarrato le porte dei palazzi come davanti al lebbroso, ma il loro disprezzo era stato celato al popolo dagli scribi italici. Così egli era sCOOPpiato in un pianto dirotto ed aveva chiesto consiglio e rASSICURAZIONI ai suoi GENERALI. Quindi, scortato da fidati UNIPOLiziotti, Matteo era tornato tra Pedemontani,  Longobardi e Veneti; e, sollevandola dalla CASSA DI RISPARMIO in cui era custodita, offrì alla venerazione della folla plaudente degli elettori la sacra TAVola EXPOsta del profeta MOSE; poi tra fumi, incensi ed osanna di gioia, alzò le braccia al cielo e concesse benevolo il perdono e l’impunità implorati ai primi greganti ma anche a tutti i ladroni rottamati che lo avessero seguito. Ciò secondo la volontà del tiranno neapolitano, colui che tutto poteva, sopra ed oltre ogni legge. Narrano gli scrivani di corte che, alle sue parole, era prodigiosamente resuscitata la patria tangentara già troppo in fretta dichiarata morta come Lazzaro, e da lazzaroni debenedetti riSORGENIAta.

In quei giorni anche i giannizzeri del sultano Al Fan, la setta di Farsital e tutti gli infedeli adoratori del Biscione d’oro si erano convertiti al matteismo e, riparati al suo gregge, attendevano fiduciosi l’opulenta mangiatoia che sarebbe venuta a nutrirli. Così è scritto. Sia lode in eterno a Matteo. Alleluia alleluia.”

venerdì 30 maggio 2014

Il Galatino anno XLVII n° 10 del 30 Maggio 2014

Lu grillu e lu vespiceddhru

Allu dibbattitu ‘lla televisione
lu vespu ‘mbita lu novu patrone.
Nun’ave Santi, nun’ave poi.
“Vinciamo noi”.

Trase lu grillu facci ‘ncagnatu,
de comu trase lu vidi ‘rraggiatu.
Crida, castima, mena sputazze:
n’asu de mazze.

Lu vespiceddhru nu sape ce face
mòzzaca e cittu, cu menta pace.
Pare ca cunta, poi rrunchia lu musu
tuttu scurnusu.

Nun’ìa mai vistu na cosa de quiste,
abbituatu ‘lle facci triste.
Mai-sia-Signore li cazza la ‘mpuddhra,
nu dice nuddhra.

Lu vespiceddhru la sape la storia
ìa già capitu “dov’è la vittoria”.
Ci mi dè ‘mmangiu lu chiamu tata:
strada ‘mparata.

È giornalismo d’alto livello:
servi oggi questo, domani quello.
Mo ca in Europa mandamu ‘sti grilli
stamu tranquilli.







sabato 17 maggio 2014

Il Galatino anno XLVII n° 9 del 16 Maggio 2014

Ammoniti ed espulsi

Ho smesso di seguire il calcio una sera del maggio 1985, nauseato dalle immagini dell’Heysel. 39 morti, la “gara” in un clima surreale ed i festeggiamenti in campo e fuori nonostante la tragedia. Una idiozia senza motivazioni ancora oggi. Ad ondate regolari altre cronache per fortuna meno cruente, comunque disgustose, rafforzano il mio rifiuto: gli scandali scommesse, i campionati falsati, la sudditanza di arbitri e giornalisti alle società del centro-nord… Andreotti raccontava che in Italia c’è un elenco di matti che pretendono di riformare le ferrovie. Esiste pure una lista di quelli che, appena insediati ai vertici della Lega Calcio, proclamano a parole di voler moralizzare il sistema.
I media descrivono una finale di Coppa funestata da scontri con sparatoria e feriti gravi, una partita bloccata da frange facinorose, iniziata in ritardo grazie ad intese “diplomatiche” tra forza pubblica e capi ultras. C’è una perversa logica, nel paese che delle trattative stato-mafia ha fatto la sua cifra stilistica dal 1860. Dove una altissima carica istituzionale chiede ed ottiene la distruzione di intercettazioni imbarazzanti intercorse con la malavita organizzata, giù per li rami il nobile esempio rende leciti gli accordi tra un vicequestore e “Genny ‘a carogna”.

Al netto del degrado nello sport degli stadi, apprezzo quella goliardia urticante che si manifesta coi mezzi e tempi più improbabili. C’è del sublime, a parer mio, nella scritta in spray nero sul cassonetto della spazzatura: “Trasi a casa barese” è il parto di una mente geniale, anche se forse male impiegata. E neppure difetta di spirito l’ignoto che sferza i rivali con una battuta sfiziosa. “Quanto hai preso all’esame figlio mio?” – “30, papà” – “Sul libretto c’è scritto 28!” – “Si, ma io sono juventino…”. 

sabato 26 aprile 2014

Il Galatino anno XLVII n° 8 del 25 Aprile 2014

Uomini e motori

C'è stato un tempo, non lontanissimo, in cui la tecnologia automobilistica italiana faceva scuola. 
Le Ferrari dominavano in Formula 1, la Lancia collezionava titoli mondiali nei rally e le Fiat erano all'avanguardia nel segmento dell'automobilismo di massa, se è vero che l'allora amministratore di VW - davanti alla prima "128" - ammettesse "Noi tedeschi non riusciremo mai a fare auto così".
E' poi successo che abbia prevalso il ramo della famiglia Agnelli che intendeva privilegiare il settore finanziario rispetto a quello industriale. Le conseguenze di quella scelta sono evidenti: non si possono sostituire la passione e la cultura motoristica con la sola competenza finanziaria, senza subirne contraccolpi.
Quello che era il maggior gruppo nazionale ora è guidato da un amministratore che di italiano ha solo il cognome, perché ha lavorato sempre tra Canada e Stati Uniti e risiede nel cantone svizzero di Zug, il più ricco ed il meno avido di tasse della confederazione. Le sue capacità manageriali si sono esplicate principalmente nella chiusura di alcuni stabilimenti, nella "ricollocazione" (oggi si chiama così il licenziamento, con pudica ipocrisia) di qualche migliaio di operai e nel trasferimento di sedi, operativa in Olanda e finanziaria a Londra. Poco o nulla nell'innovazione e nella ricerca.
Cristallizzata la gamma di modelli, copie conformi di auto americane inappetibili per il palato esigente degli automobilisti europei, salvo rare eccezioni riservate ad un ristretto gruppo di fortunati possessori di Maserati e Ferrari; logicamente in calo le vendite e la percentuale di penetrazione nel mercato.
La morale del racconto spiega certa politica contemporanea. Se la gestione della cosa pubblica è nelle mani di usurai e feticisti delle tasse, la crisi è inevitabile. Forse è quello che qualcuno ha programmato e voluto, ma questo è un altro discorso.

venerdì 11 aprile 2014

Il Galatino anno XLVII n° 7 11 Aprile 2014

Mangia come parli

Un certo Oscar Farinetti da Cuneo, fondatore del marchio alimentare Eataly, dice che del Sud dovremmo fare “un unico Sharm El Sheik dove tutto il mondo va in vacanza”. Passano alcuni giorni e gli fa eco un altro, poco noto, gigante del pensiero culinar-padano, il signor Andrej Godina da Trieste. “Il caffè di Napoli è rancido”, afferma costui. Valutate le attenuanti generiche (che, nella repubblica delle banane, consentono ad un qualsiasi emerito didimo nordista di ventilare il cavo orale sparando in libertà bu…ffonate sesquipedali sul Meridione), non resterebbe che rispondere alla maniera di Eduardo “sindaco del Rione Sanità”, con una solenne, fragorosa pernacchia.
Purtroppo succede che “l’Italia in miniatura” odierna coccola e privilegia l’ultimo bastione di economia autarchica ancora per minima percentuale in mano settentrionale. Svenduto agli stranieri tutto il vendibile, azzerati i circenses, rimane il panem. Che ovviamente non può che essere buono, genuino e non inquinato solo se prodotto a nord del Garigliano: si spiegano così gli attacchi mediatici alla mozzarella ed al pomodoro campani, quelli agli ulivi ed all’olio di Puglia, le campagne di stampa sui nostri pastifici ed in generale contro la filiera alimentare meridionale.

Nella vicina Martano, il mese di ottobre è quello della “Sagra della volìa cazzata”, una gustosa specialità salentina. Ecco, immagino una joint venture di successo: noi forniamo le nostre magnifiche volìe, le cazzate ce le spediscono dal nord.