sabato 27 settembre 2025

Il Galatino anno LVIII n° 15 del 26 settembre 2025

 

“Onza onza”

   Tra i vecchi salentini era in uso un’espressione scomparsa da tempo: “onza onza”, letteralmente “oncia per oncia”. Immagino potesse significare un processo lento e costante per conseguire uno scopo, processo inavvertibile dal prossimo se non a cose avvenute. Un po’ quello che i Latini descrivevano con “Gutta cavat lapidem”, la goccia scava la roccia.

   Veniamo al presente. Il 7 ottobre 2023 un nutrito commando di terroristi di Hamas penetra in territorio israeliano lungo la striscia di Gaza e compie una strage con 1200 vittime circa, delle quali 800 civili sterminati a sangue freddo. Qualcuno pensa che i servizi segreti israeliani, considerati tra le migliori intelligence e capaci di portare a termine audaci blitz in ogni parte del mondo (senza alcun riguardo per la sovranità degli Stati coinvolti), non abbiano voluto scoprire quanto Hamas stava accuratamente progettando ai confini di Israele. Ed a ragione quel qualcuno descrive Hamas come l’utilissimo nemico creato dallo stesso governo di Israele per conseguire i suoi scopi predatori. Tralasciamo questi dubbi fondati. Quello che è avvenuto dopo è sotto gli occhi di tutti. Le atrocità commesse su civili inermi nella striscia di Gaza da IDF, le forze armate israeliane, sono inumane, forse neanche paragonabili a ciò che i nazisti hanno compiuto durante il secondo conflitto mondiale. Paradossi della Storia, il popolo che chiama sé stesso “vittima dell’Olocausto”, oggi si macchia di crimini peggiori. Alcuni governi, molti tra gli stessi alleati più fedeli di Israele, condannano il genocidio in atto a Gaza, tale definendo con l’esatto termine storico e politico l’improbabile “vendetta” israeliana, una acclarata pulizia etnica ed un’occupazione di terre altrui. Non si scompone il governo italiano; i media nazionali, allineati e coperti, propalano i soporiferi comunicati stampa della propaganda di regime senza alcuna vergogna né dubbio.

   “Onza onza”, si diceva all’inizio. Chiediamoci cosa avviene nella coscienza collettiva di un popolo, quello italiano, mediaticamente esposto alle azioni via via più efferate di uno Stato “alleato” che viola per sistema le regole del diritto umano, che installa proprie colonie sui territori di Palestina occupati con la violenza, che bombarda civili in attesa di aiuti umanitari arbitrariamente bloccati e lasciati deperire, che irride le deliberazioni dell’ONU definendole “antisemite”… non stiamo più occupandoci di una “guerra”, non essendoci due eserciti contrapposti, ma un apparato militare potentissimo (armato da equipaggiamento e sistemi occidentali, anche di produzione italiana) che infierisce su vecchi, donne e bambini in fuga. Quella coscienza collettiva si sta piegando ad un potere, quello israelo-americano, che tutto può senza limiti di giustizia e diritto. E nella psicologia collettiva si apre una frattura, un senso di impotenza, una percezione dell’inutilità del diritto internazionale, della ragione che doma la violenza bruta. Si smette di sperare, l’inazione si fa paralisi morale e politica, nella certezza del vano opporsi alla prepotenza. Il capovolgimento dei fondamenti della morale collettiva, “la forza conta più di ogni regola”, induce al disincanto, al cinismo, all’assuefazione ed infine alla rimozione: “Non voglio più vedere né sentire”. Ma, ancora peggio, questo “mondo al contrario” genera rassegnazione e paura, perché se al sedicente “popolo eletto” tutto è concesso, dentro e fuori i confini dello Stato di Israele, ciò vuol dire che nessuno è al sicuro. È la fine della Giustizia, del Diritto, Umano e Internazionale, della convivenza pacifica: si torna indietro al “bellum omnium contra omnes” di hobbesiana memoria, alla pura e semplice lotta per la sopravvivenza, per cui allora diventa comodo, forse indispensabile, accodarsi e sottomettersi al potere.

   Che è quello che, “onza onza”, censura per censura, divieto per divieto, licenziamento per licenziamento di giornalisti con la schiena dritta, accade ora in Israele, nel patetico regime trumpiano e, per ovvia imitazione “coloniale”, qui in Italia.

domenica 29 giugno 2025

Il Galatino anno LVIII n° 12 del 17 giugno 2025

 

Umma umma, vasciu vasciu

 

   Si è tenuta a Stoccolma, nei giorni 12-15 giugno 2025, la 71ª Conferenza del Club Bilderberg. Breve nota: il Club Bilderberg è stato fondato nel 1954 dal banchiere americano David Rockefeller e riunisce annualmente, in sedi sempre diverse, 130 tra Capi di Stato, amministratori delle più importanti banche e multinazionali, vertici delle istituzioni della sfera euro-atlantica, giornalisti e figure dello spettacolo di grande influenza. Da allora i destini del mondo vengono per buona parte decisi e programmati minuziosamente in queste riunioni celate all’opinione pubblica.

   “Scorrendo la rassegna stampa internazionale, troviamo soltanto un breve articolo di Reuters, che prova a rassicurare i lettori descrivendo l’evento come una semplice piattaforma di dialogo euro-atlantica, e a spiegare che, secondo gli organizzatori, «la segretezza serve a permettere ai partecipanti di parlare liberamente in un clima di fiducia». Una lettura minimalista che mal si concilia con l’ingente dispiegamento militare, il contenuto delle discussioni mantenuto rigorosamente secretato e l’impossibilità per la stampa indipendente di assistere ai lavori o quantomeno di averne resoconti accurati.” *

   Alla 71ª edizione svedese di questa innocua rimpatriata di benefattori dell’Umanità e disinteressati filantropi, prendono parte due personaggi tristemente noti, Mario Monti ed Enrico Letta. Nel passato hanno fornito il loro prezioso contributo figure del calibro di Gianni ed Umberto Agnelli, componenti del Comitato Direttivo, incarico poi ereditato da John Elkann, degno rampollo di cotanta stirpe. Alcune altre personalità italiane che hanno delibato il verbo mondialista: Ugo La Malfa, Emma Bonino, ovviamente Mario Draghi, Romano Prodi, il cantante Jovanotti, i giornalisti Gianni Riotta, Lilli Gruber e Monica Maggioni (quest’ultima ex Presidente RAI dal 2015 al 2018).

   “Il problema non è tanto che le élite si incontrino – lo fanno da sempre – quanto che lo facciano al riparo da ogni forma di controllo democratico, nell’assenza totale di trasparenza, tra complici silenzi e connivenze giornalistiche. Non è certo una teoria del complotto sottolineare che il Club Bilderberg rappresenti l’incarnazione del potere opaco: un consesso in cui le decisioni che cambieranno il mondo vengono prese rigorosamente a porte chiuse. Ed è proprio questo il punto: il problema non è tanto che il Bilderberg esista, ma che nessuno ne parli – nemmeno quei giornalisti che vengono invitati a partecipare alle riunioni del Gruppo e che dovrebbero, in base alla deontologia professionale, riferire cosa accade dietro le quinte del potere anziché presenziarci solo per banchettare.” *

   Raccontato ciò, continuiamo a cantare con Patti Smith l’intramontabile “People have the power” ed illuderci che in democrazia il voto serva a indirizzare l’operato dei governi.

 

*https://www.lindipendente.online/2025/06/13/il-club-bilderberg-torna-a-riunirsi-a-porte-chiuse-a-stoccolma/

venerdì 9 maggio 2025

Il Galatino anno LVIII n° 9 del 9 maggio 2025

 

Sua Santità Donald I°

   Scrive Massimo Cacciari che “…l’indifferenza abissale del potere politico rispetto a ogni valore che non sia quello del mercato si rispecchia perfettamente nell’icona di Trump-Papa.”. Il filosofo analizza in chiave politica un gesto che forse, in anni più sereni di questi, comparirà come caso esemplare nella letteratura psichiatrica.

   Il giorno in cui queste righe vengono redatte è l’antivigilia dell’inizio del conclave per l’elezione del successore di Papa Francesco. Il consesso dei cardinali elettori invocherà lo Spirito Santo nella scelta. Noi comuni cittadini preghiamo l’Entità Suprema affinché illumini e faccia rinsavire i potenti su entrambi i lati dell’Atlantico.

sabato 26 aprile 2025

Il Galatino anno LVIII n° 8 del 25 aprile 2025

 

Succede anche qui

   Assurta a “caso” mediatico nazionale, la cronaca nera galatinese induce a riflessioni dettate da quel sentire comune ormai lontano anni luce da certi ambienti intellettuali. Siccome riteniamo sempre valida la massima vox populi vox Dei, traiamo spunto dalla saggezza popolare.

   Adolescenti esposti alla rappresentazione costante e pervasiva della violenza nei videogiochi, nei programmi televisivi, al cinema, non allenati a distinguere, elaborano in maniera distorta stimoli e informazioni, confondendo finzione e realtà. A ragione di ciò, in una personalità ancora in fieri, il sangue e il dolore di un videogame possono arrivare ad assumere lo stesso valore, che potremmo impropriamente definire “ludico”, della sofferenza di un giovane con problemi di disabilità, solo e indifeso contro il branco ed esposto all’umiliazione di un pestaggio atroce trasmesso in diretta da cellulare. Poiché il perverso modello anglosassone di autoaffermazione oggi imperante prescrive che il quivis de populo possa acquistare tanto “prestigio” quanto più “appaia” e sia apprezzato, si rendono necessarie la fruizione pubblica e la “validazione” delle sue “gesta”, mediaticamente certificate dal numero di visualizzazioni. Tale lo scopo dei famigerati post, testimonianze degli ignobili episodi di violenza diffuse attraverso i social.

   Agli studiosi delle dinamiche sociologiche il compito di analizzare gli effetti nefasti della cosiddetta “cultura” urbana angloamericana dei rapper e delle loro gang, che i media nostrani diffondono spensieratamente, senza filtri. Sottoprodotto ideologico di uno Stato il cui primo cittadino sceglie prevaricazione e forza delle armi quali mezzi metapolitici delle relazioni internazionali.

   Ma, tornando al nostro episodio: la voce del popolo chiama in causa i genitori, cui spettano compiti di presenza costante, di controllo, di esempio, e scagiona scuola e società da responsabilità educative che sono peculiarità del ruolo parentale. Ci sentiamo di dare ragione alla “gente”.

sabato 12 aprile 2025

Il galatino anno LVIII n° 7 dell'11 aprile 2025

 

In sella

   Uno studio scientifico della giapponese Tohoku University conferma che guidare la moto mantiene giovane il cervello e migliora le capacità cognitive e di memoria. L'ebbrezza data dalle due ruote provoca un costante e salutare senso di allerta; la continua ricerca dell’equilibrio e l’attenzione posta nel padroneggiare il veicolo “allenano” corpo e mente in misura maggiore di quanto avviene nella conduzione dell’automobile, che deve essere compassata per natura.

   Chi scrive possiede e guida entrambi i mezzi ed è quindi in grado di esprimere un giudizio obiettivo su quanto si osserva sulle strade. Il consiglio imparziale agli automobilisti è quello di favorire per quanto possibile la circolazione delle due ruote, anche col semplice gesto di accostare a destra per facilitare i sorpassi, ad esempio, oppure col dare strada negli incroci e nella percorrenza delle rotatorie. Agli amici motociclisti, ricordo che la compagna più fedele in sella è la prudenza. La litoranea Otranto-Leuca non è un circuito di gara, il “manico” più capace non è quello che arriva per primo ma quello che rispetta sé stesso, il passeggero, la moto ed ovviamente gli altri.

   Buona strada a tutti.

sabato 29 marzo 2025

Il Galatino anno LVIII n° 6 del 28 marzo 2025

 

Platone e l’hamburger

   Vorremmo riproporre un vecchio mito adattandolo ai giorni nostri. Gli amici con studi in filosofia perdoneranno l’interpretazione molto soggettiva della celebre allegoria del mito della caverna.

   Racconta dunque Platone della miserabile esistenza di alcuni uomini, tenuti in prigionia in una oscura grotta, bloccati nei movimenti, in maniera tale da consentire loro unicamente la visione di un muro; su questo schermo improvvisato i prigionieri possono guardare le incerte ombre proiettate da un fuoco acceso alle loro spalle. Simulacri che questi poveri esseri accettano come rappresentazione della realtà, inconsapevoli dell’apparato scenico ideato per ingannarli.

   Impossibile non osare un paragone con la contemporaneità. Con voce univoca, i media “istituzionali” propongono un’esposizione manipolata delle cose del mondo, tanto mendace ed inattendibile da – letteralmente – rovesciare la realtà fattuale. L’educazione, sin dalla primissima età, ad introiettare passivamente la visione “politicamente corretta” dei fatti, ha plasmato più generazioni di persone prive di spirito critico e dubbio propositivo. Si è affermata una società omologata all’imperante paradigma informativo dell’anglosfera, che impone con gli stessi metodi il consumo di “notizie” ed hamburger, “merci” analogamente adulterate.

   Alle famiglie l’ardua missione di educare: nel senso etimologico di “trarre fuori” dal gregge dei non-pensanti.

sabato 15 marzo 2025

Il Galatino anno LVIII n° 5 del 15 marzo 2025

 

Armiamoci e partite

   Marzo 2025, chiedo per una risonanza magnetica. Primo appuntamento prenotabile presso struttura pubblica: ottobre 2026. In poliambulatorio privato, disponibile già il giorno successivo, a pagamento, ça va sans dire. Il SSN vuole tutti in perfetta salute, obbligatoriamente, a prescindere da età e patologie; un obiettivo opposto alla mission dell’INPS, che punta con ogni mezzo alla decimazione dei lavoratori andati in quiescenza o pensionabili. Più della vita umana conta il bilancio; contano più ancora i lauti compensi della dirigenza dell’Ente.

   Istruzione. Promuovere e laureare tutti, senza distinzioni di merito. Pittoresca platea di ignoranti (e votanti manipolabili), humus ideale alla perpetuazione della presente “democrazia 2.0”, canzoncina leggera anzi leggerissima, come direbbero Colapesce & Dimartino. Un elettorato che non disturbi il manovratore.

   “Piccioli” pochi o zero, pertanto, per Sanità, Previdenza e Scuola. Ciò che importa è indebitare la presente e le future generazioni per 800 miliardi di euro di armamenti, necessari a occultare la miseria intellettuale di questa classe politica e l’epocale fallimento di questa Europa, mai tanto ostili al sentire comune.

sabato 1 marzo 2025

Il Galatino n° 4 del 28 febbraio 2025

 

Gli è scappata la frizione

   Sono scomparsi i vecchi saggi, quelle figure mitologiche alle quali ispirarsi idealmente nei momenti di crisi. L’inquilino del Colle, al volante della Maserati presidenziale in una rue di Marsiglia, va a sbattere di muso contro una “Lada” russa, conducente tale Vladimir. Noi anziani dovremmo limitarci alla Panda, lo dico sempre. Scartata l’ipotesi della constatazione amichevole (le parti stavano venendo alle mani), pagherà l’assicurazione, nella persona dell’ignaro ed incolpevole contribuente italiano.

   Robertino il Benigno, il giullare ufficiale di corte, sviolina sulle virtù cardinali e teologali del Venerato (ma spericolato) Maestro quirinalizio, homo omnium temporum, dal palco di un celebrato festival: che è luogo virtuale di indottrinamento e svago della plebe italica. Stato soave, stagion lieta è cotesta.

   Temo solo un brusco risveglio.

sabato 18 gennaio 2025

Il Galatino anno LVIII n° 1 del 17 gennaio 2025

 

Bulli & pupe (di periferia romana)

   Nei giorni in cui il presidente eletto della più grande democrazia, in attesa dell’insediamento, afferma senza mezzi termini (e con l’abituale arroganza) di ritenere un’opzione accettabile l’uso della forza per occupare Groenlandia e Canale di Panama, e di considerare il Canada 51° Stato degli USA; e nel tempo che vede compiersi in Medio Oriente un genocidio che conta più di 40.000 vittime, uno sterminio paranazista venduto dai media come lotta al terrorismo, allora possiamo considerare abolito il diritto internazionale conosciuto, studiato e visto rispettare quale ius cogens nelle relazioni fra gli Stati.

   Ridotto dai cosiddetti “Grandi” il diritto internazionale ad imago sine re, la ragione delle armi torna ad essere considerata un mezzo accettabile di risoluzione dei conflitti e delle dispute territoriali al posto della diplomazia, per sua natura lenta e dialogante. Se l’Italia fosse l’alleato autorevole ed ascoltato, non il servo sciocco della nostra epoca, avrebbe voce in capitolo per ricondurre alla civiltà razionale Stati Uniti e Commissione Europea. Così non è, per motivi di natura politica contingente e, più ancora, di genetica storico-istituzionale. Sarebbe interessante discuterne, anche a costo di raccontare cose sgradevoli.

giovedì 19 dicembre 2024

Il Galatino anno LVII n° 21 del 20 dicembre 2024

 

“UFI” ed altre bufale natalizie

   Si moltiplicano negli Stati Uniti gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati nei cieli delle maggiori città. Si legge che la gente è in allarme e pronta ad imbracciare i fucili – come potrebbe essere diversamente nella nazione con più armi nel mondo? – per abbattere droni e UFO con le maniere spicce del vecchio West. Le autorità non spiegano e lasciano nel dubbio: gli alieni sbarcano in forze per imporre un nuovo ordine celeste ai prepotenti americani, oppure vanno via, in cerca di più accoglienti popolazioni?

   Nell’incertezza, siamo persuasi di alcune elementari verità. Se questo Natale l’alieno atterrasse a Galatina, dovrebbe trovare parcheggio per la sua luccicante navicella spaziale, ardua impresa anche per una civiltà superiore alla nostra. E poi curarsi, come tutti noi, dall’iperglicemia per l’abbuffata di cartellate e purceddhuzzi.

   Auguri!

sabato 7 dicembre 2024

Il Galatino anno LVII n° 20 del 6 dicembre 2024

 

La Gerusalemme bidonata

 

   Presentato il programma natalizio della compagnia teatrale cittadina Petite ensemble des Bidonistes.

 

-         “Il Prometeo bidonato”, paralipomeni delle tragedie di Eschilo, venerdì 6 dicembre ore 18, arco di Porta Luce

-         Miles bidonosus”, atto unico ispirato al Miles gloriosus di Plauto, martedì 17 dicembre ore 20, arco di Porta Cappuccini

-         “Erminia tra i bidoni”, libera interpretazione in prosa dalla Gerusalemme liberata canto VII di Torquato Tasso, lunedì 23 dicembre ore 18, scalinata piazza S. Pietro

-         “Bidone in casa Cupiello”, adattamento in due atti dalla commedia di Eduardo De Filippo, lunedì 30 dicembre ore 18, villa piazza Alighieri

 

   Ingresso libero. La Cittadinanza è invitata a partecipare

venerdì 22 novembre 2024

Il Galatino anno LVII n° 19 del 22 novembre 2024

 

Non multa sed multum

   Ricevo un verbale per eccesso di velocità: sottratta la tolleranza per il misuratore, ho superato di 1,1 kmh (uno-virgola-uno kilometri orari) il limite massimo stabilito per quel tratto. Nulla da recriminare, ho sbagliato. Ragione per cui pago il verbale, nei termini concessi per estinguere la multa al minimo della sanzione, 5 giorni. E pagoPA (si apprezzi la musicalità nel nome della “piattaforma digitale”) con animo sereno, essendo persuaso che il mio obolo modesto contribuisca in pur trascurabile parte alla manutenzione del manto stradale cittadino, che in termini di percorribilità, scorrevolezza e premura per gomme ed ammortizzatori, rivaleggia con le autobahn tedesche. Sia detto senza ironia alcuna, anzi con ammirazione per lo splendore del bilancio comunale, maggior beneficiario delle violazioni al Codice stradale.

sabato 9 novembre 2024

Il Galatino anno LVII n° 18 del 8 novembre 2024

 

Piccola storia inquinata

 

   Nel lontano Regno di Ciuconia, nella regione di Somaria, v’erano un tempo due tranquille cittadine confinanti tra loro. Le cronache tramandano i loro nomi, Borgosole e Borgocivetta. Da tempo immemorabile i rapporti tra le due comunità erano improntati ad amicizia e benevola canzonatura; tanto che, come usava una volta, i paesani appellavano i loro vicini col soprannome. Traducendo alla buona, gli uni erano “tribù di mangiatori di gasteropodi”, gli altri “popolo vanesio dalle voluminose ed inutili guance”. L’idilliaca convivenza venne però incrinata da una vicenda che ora raccontiamo.

   Avvenne un giorno che il Duca di Borgosole, mosso da appetiti di cui mai si è conosciuta l’origine (allora ci fu chi disse fosse spinto da un’energia de fore), all’insaputa di tutti, persino dei suoi stessi consiglieri anziani ed addirittura della consorte, per caso fortuito consigliera anziana del Principe di Borgocivetta, dicevamo quel Signore concedesse che ai confini del suo paese, ma molto vicino alle ultime case del paese limitrofo, venisse allestito un grande forno di pattume. I cui fumi, a seconda dei venti, sarebbero volati ad appestare la già poco salubre, diremmo cementifera, atmosfera di Borgocivetta. Il fatto, trapelato dal Palazzo di Borgosole, provocò nei due paesini una sollevazione ed un vespaio di polemiche e accuse ai nobili Signori di entrambe le comunità (chiamati uno avido, pilatesco l’altro), di cui abbiamo cronaca nelle gazzette locali e nei pettegolezzi del Popolo: sedicente sovrano, mai decisore del proprio destino e, soprattutto, della propria salute.

   Nessuno ricorda come sia finita la storia. Una chiave di lettura ce la suggerisce Vespasiano Flavio (imperatore romano, I° sec. d.C.): “pecunia non olet”.

domenica 27 ottobre 2024

Il Galatino anno LVII n° 17 del 25 ottobre 2024

 

Anche noi, nel nostro piccolo

   Scrive Cesare Zavattini: “Quando a mezzogiorno preciso Kant usciva a prendere una boccata d’aria, i cittadini di Koenigsberg regolavano gli orologi: invece del colpo di cannone a Koenigsberg c’era il critico della ragion pura.”.

   Galatina, nel suo piccolo, vanta un critico della spazzatura. Puntuale, alle 6 del mattino di ogni giorno che Nostro Signore manda in terra, un anziano ferma la sua Seicento blu nei pressi di un giardino pubblico, scende e si guarda circospetto. In assenza di testimoni, apre quindi il bagagliaio dell’utilitaria e ne trae un sacchetto del supermercato pieno di pattume (non differenziato per tipologie) che provvede a lanciare, con encomiabile perizia balistica, nel cestino del parco. Il malloppo descrive una traiettoria secondo legge fisica del moto parabolico, insaccandosi perfettamente nel bidone. Assisto alla scena di nascosto e regolo alle ore 6 la sveglia di casa.

   Si potrebbe obiettare che questo genio salentino non sia una mente paragonabile al pensatore tedesco, ma non è il caso di sottilizzare: persino il nostro eroe del rumato potrebbe avere una sua egregia scuola di pensiero, che tracceremo col tempo e con lo studio, e di cui lasceremo imperitura memoria nei manuali di filosofia.

   Mi propongo di incontrarlo, prima o poi, e chiedergli: “Scusa, nunno, T’ARIcordi che anche tu paghi la TARI, la tassa sulla spazzatura? E allora, perché?”.

venerdì 27 settembre 2024

Il galatino anno LVII n° 15 del 27 settembre 2024

 

Scende la pioggia ma che fa

   Da che ho memoria, in Italia le alluvioni e gli altri eventi calamitosi costituiscono la conseguenza logica dell’incuria dell’ambiente naturale. Ho un ricordo indelebile dello straripamento dell’Arno a Firenze nel novembre 1966. Ero un bambino, però conservo vivide in mente le immagini della distruzione di biblioteche di tomi antichi e manoscritti, della perdita di testimonianze storiche di valore incalcolabile. Ovviamente più doloroso il bilancio in vite umane, 35 vittime secondo stime ufficiali della Prefettura di Firenze. Le migliaia di morti dei disastri successivi attestano la colpevole cecità delle istituzioni nei riguardi del problema della conservazione del territorio.

   Rammento questo per constatare un po’ tristemente che le “ultimative” assicurazioni di ogni governo sulla prevenzione del rischio ambientale sono lo spettacolo indecoroso a cui purtroppo assistiamo dopo ogni inondazione, frana o terremoto che sia, nauseati ed assuefatti alla solennità delle parole inversamente proporzionale alla concretezza delle azioni. Il motivo dell’immobilismo istituzionale è intuibile: fare prevenzione richiede programmi, verifiche continue, impiego di risorse economiche ingenti, ed abbraccia uno spazio temporale di decenni; perciò stesso, è misura politica scarsamente apprezzabile dal cittadino comune, senza ritorni elettorali immediati, fonte di ricadute positive tangibili solo dopo generazioni. A godere della manutenzione del territorio sono le classi di coloro che voteranno dopo 50 anni. Col cinico metro di giudizio di un politico contemporaneo, quelli in tema di ecologia sono atti di governo improduttivi.

   Meglio investire in panem et circenses e poi chiedere il voto. La questione ambientale non entra in cabina elettorale.

sabato 14 settembre 2024

Il Galatino anno LVII n° 14 del 13 settembre 2024

 

From Pompei with love

   Nei confronti di Gennarino Settebellezze, ministro dimissionario, registriamo a caldo due diversi atteggiamenti del pubblico maschile. Il primo è una malcelata invidia per il bruttino abile nel circondarsi di appariscenti compagnie femminili: conquiste imputabili, dice l’immaginario popolare, esclusivamente alla posizione di potere, dovendosi escludere un sex appeal non rilevabile ad una pur sommaria valutazione estetica. Il secondo sentiment verso il potente caduto in disgrazia è la commiserazione, tramutata spesso in accanimento, in attesa famelica di nuovi sviluppi mediatici sullo scandalo appena esploso; come del resto promette l’unica intervista televisiva rilasciata dalla signora “sedotta e abbandonata”, le affermazioni della quale lasciano intravedere ulteriori coinvolgimenti muliebri configuranti un harem ministeriale di cui, ad oggi 7 settembre, sfugge la consistenza numerica. In questa vicenda di fesso extraconiugale, chi rileva l’ennesima figuraccia delle istituzioni, dimentica però una tradizione italiana consolidata dal 1860.

   Tradizione ben dipinta dalla schietta volgarità del detto plebeo, precisamente quello che paragona la resistenza di un sottile particolare tricologico alla forza di trazione d’una fune intrecciata.

domenica 14 luglio 2024

Il Galatino anno LVII n° 13 del 12 luglio 2024

 

Come ti addomestico il dissenso

   È in corso la raccolta delle firme per l’indizione di un referendum abrogativo sulla legge per l’autonomia differenziata. L’iniziativa è supportata da un vasto fronte comprendente i partiti dell’opposizione, i sindacati CGIL e UIL e larga rappresentanza del mondo della cultura. Iniziative spontanee che sorgono dalla società civile, in seno alle comunità cittadine, come pure a Galatina, indicano che il tema è sentito ad ogni livello.

   L’azione referendaria è ascrivibile ad una concezione normativa in cui gli attori realizzano un potere sancito in Costituzione ma, a parere di chi scrive, spesso aggirato ex post nella realtà degli atti parlamentari, quando ritenuto necessario ammansire un pronunciamento popolare “scomodo”. Molte e significative prove si potrebbero addurre a conforto di questa opinione; non è questa la sede per farlo.

   Parallelamente, qualcuno guarda ad un futuro più o meno prossimo, con la disillusione propria di chi ha frequentato le stanze del potere romane e bruxellesi, sempre sorde alle istanze, ed indifferenti al malessere, del Sud Italia. Avendo constatato, sic stantibus rebus, che l’emancipazione salvifica del nostro Meridione non verrà mai da un’altruista concessione delle istituzionali nazionali ed (ancor meno) europee, alcuni intendono percorrere la via separatista indicata da molti, epigoni del meridionalista Nicola Zitara: progetto che oggi può apparire velleitario. L’esperienza catalana insegna come non ripetere errori fatali al buon esito dell’impresa muovendosi con intelligenza. Si vedrà dove e quando i protagonisti, che hanno la nostra simpatia, decideranno di uscire allo scoperto, e con quali mezzi straordinari.

   Se questa extrema ratio si volesse evitare, ma il Q.I. degli esponenti destroleghisti non induce a tanto ottimismo, si potrebbe cominciare col fondare una banca con azionariato, amministrazione e sede esclusivamente meridionali, a riparazione del furto con destrezza del compianto Banco di Napoli; o pretendendo per legge che la Cassa Depositi e Prestiti destini la raccolta del copioso risparmio meridionale ad opere pubbliche nelle sole Regioni del Sud Italia, con una conduzione specularmente contraria a ciò che avviene oggi. Ma soprattutto definendo ed attuando i mitologici LEP.

    Queste le prime, significative misure di una politica che tentasse di resuscitare un’unità nazionale di cui ha pedissequamente certificato il decesso la legge sull’autonomia differenziata. Per conformare invece un pericolante apparato burocratico al paradigma di Nazione scolpito nei manuali di geopolitica, bisogna sperare in un miracolo, che è articolo di fede: ma lo Stato è laico per definizione.

domenica 30 giugno 2024

Il Galatino anno LVII n° 12 del 28 giugno 2024

 

Alla prova dei fatti

   C’è stato un periodo della nostra storia in cui la politica praticata e vissuta ha avuto un ruolo importante nella società italiana, tanto pervasivo da imporre regole di comportamento nelle amicizie e persino nei rapporti familiari. Chi ha i capelli bianchi non dimentica, solo per portare un esempio, le sedute di autocoscienza in cui anche le dinamiche coniugali subivano un processo pubblico nei “collettivi”. Ricordo un episodio dei tempi del ginnasio (allora si chiamava così il biennio iniziale del liceo classico): un compagno di classe, dichiaratamente apolitico, venne abilmente indottrinato ed arruolato in una formazione giovanile di destra nel breve volgere di due o tre “giri di villa”. Salvo poi riacquistare autonomia di pensiero con lo spuntare dei denti del giudizio, pochissimi anni dopo.

   Questa favoletta morale, per ribadire il vecchio adagio che vorrebbe che si nasca rivoluzionari per morire conservatori. Si può irretire un ingenuo, deluso uditorio di elettori mostrandosi estremisti antieuropei, anti-NATO e sovranisti monetari, e conquistare in questo modo la maggioranza parlamentare. Ma il debutto al potere sui tappeti del Quirinale e delle sedi internazionali impone passi felpati (nonostante il tacco 12, che slancia un po’ la figura), misura nelle parole e negli atteggiamenti, atti di governo che abbiano ricadute positive. Il giudizio su un leader non risente dello sfarzo di un summit e dei suoi pranzi di gala, ma dall’andamento dei dati economici e dal prestigio internazionale di cui si gode. La storia, ancora magistra vitae, mostra che una politica a “conduzione familiare” (sorella, cognato, amici e collaboratori domestici) non ha mai portato lontano.

sabato 8 giugno 2024

Il Galatino anno LVII n° 11 del 7 giugno 2024

                                                            La pastetta fatta in casa

   La fusione dei comuni di Acquarica del Capo e Presicce risale a circa 5 anni fa, come conseguenza di un referendum popolare indetto qualche mese prima. La ragione principale di accorpamenti di questo tipo riposa nella necessità di razionalizzare le strutture amministrative, dare unica voce politica alle istituzioni locali e quindi “forza” nelle sedi decisionali.

   È un processo analogo a quello che, nel diritto commerciale, viene chiamato merger, fusione tra aziende. L’obiettivo è quello di snellire la catena societaria di comando, alleggerire le voci di bilancio relative ai costi ed acquisire maggiori quote di mercato.

   Vi sono cittadine confinanti in cui la decrescita demografica/economica imporrebbe un progetto sul modello di quello attuato nel Capo di Leuca. Le difficoltà insite in un progetto di questa portata, derivanti dalla differente consistenza numerica degli abitanti delle realtà interessate, potrebbero essere facilmente superate mostrando un po’ di buona volontà. Con maggiore possibilità di successo se, per caso fortuito, al tavolo dei lavori potessero incontrarsi rappresentanti dei diversi comuni coinvolti, ma membri dello stesso nucleo familiare, affiancati e motivati dagli stessi “danti causa” politici: una provvidenziale riunione di famiglia.

venerdì 10 maggio 2024

Il Galatino anno LVII n° 9 del 10 maggio 2024

 

Tanto va lo schiavo all’urna che si sente cittadino

   L’impianto dottrinale di molte religioni si fonda sulla promessa della futura beatitudine perenne, ricompensa ad un presente di sofferenza e privazioni fisiche e spirituali. Il devoto osservante offre le sue tangibili mortificazioni nell’ipotesi di un premio che verrà, ma “dopo”, non qui e non adesso. Pare di capire, potremmo sbagliare, che il presente indicativo non sia il tempo della gratificazione destinata al fedele. Passato (prossimo o remoto, poco importa) di peccato contro futuro (semplice, anteriore, non sappiamo) di redenzione eterna.

   Il problema si pone quando il periodo dell’afflizione della carne e della contrizione si espande a dismisura ed abbraccia quasi una vita intera: allora qualcuno, incerto nella fede, è portato chiedersi se il differimento della ricompensa, rimandata ad un domani ultraterreno, perciò non apprezzabile dai sensi, non nasconda il vecchio adagio salentino che vorrebbe “lu poi parente de lu mai”. Non abbiamo alcun titolo per confortare i dubbiosi o argomentare con i dogmatici incrollabili.

   Parliamo indegnamente di religione quando vorremmo disquisire di politica negli stessi termini. È prossima la consultazione elettorale europea. Si chiede una partecipazione corale, massiccia, ad un esame che lascia indifferente o apertamente ostile la maggioranza degli elettori italiani. Ovvio spiegarne i motivi: l’Europa unita e la sua moneta unica sono state reclamizzate come un paradiso terrestre, in cui tutti saremmo stati più ricchi lavorando meno (vero, onorevole professor Prodi?). La realtà mostra un esito specularmente contrario, in uno scenario in cui la BCE si sostituisce ai governi ed adotta misure impopolari e punitive per i comuni cittadini; misure che erano sinora di natura squisitamente politica. Ci è stato venduto il controllo invasivo delle nostre esistenze, salute in primis, attuato mediante severe limitazioni, come la panacea per le insicurezze portate dall’immigrazione, dalle nuove “provvidenziali” pandemie di incerta origine, dalle guerre vicine e lontane. Alcuni Capi di Stato già parlano senza censure della missione di contingenti armati nelle aree di crisi in Medio Oriente ed Europa Orientale, con l’ipocrita intestazione dell’intervento “umanitario”. Non meraviglia, quindi, che “la gente”, a cui tutti i politici dicono di ispirarsi, si senta tradita dalle istituzioni comunitarie tra le quali, purtroppo, il parlamento che si andrà ad eleggere è quella col minore potere decisionale. L’Europa delle élites appare oggi ben altro rispetto al disegno dei suoi teorici e padri fondatori, Altiero Spinelli in testa.

   Col favore dei finanziamenti di George Soros, “padre nobile” degli speculatori della lira italiana, opera un movimento che si appella +Europa, per sfacciataggine o masochismo non è dato sapere. Lo immaginiamo destinato a memorabili successi elettorali.