giovedì 30 maggio 2013

Il Galatino anno XLVI n° 10 del 31 Maggio 2013

O voi ch’avete li ‘ntelletti sani

Costretti ad una opzione, scegliamo – in maggioranza – di omologare il nostro al Pensiero Unico. È comodo e rassicurante non sforzarsi di interpretare gli avvenimenti in una sequenza di causa-effetto, uniformandosi al mainstream del politicamente corretto. Proporre – anche timidamente, con le accortezze lessicali/semantiche che non offendano la sensibilità sui temi sociali dell’interlocutore “democratico” – logiche ispirate al caro vecchio buonsenso (che vocabolo stantìo, che tanfo di muffa), significa guadagnarsi la fama di eccentrico ed anticonformista, quando va bene. Di norma gli scaffali del mercatino dell’antiquariato ideologico offrono poi una vasta esposizione di bollature, dall’intramontabile “razzista” – adatto ad ogni occasione – a “reazionario”, “fascista” e, per chi provenga da manu mancina, “tardo-leninista” (che fa tanto scintillante Lib-Lab). Se a qualcuno interessasse, ne ho una ricca collezione messa su negli anni, che cedo a prezzi di realizzo. Astenersi perditempo.
Dire che in Italia sia in atto un colossale esperimento di ingegneria demografica, una vera tabula rasa, è mettersi contro la scuola di pensiero imperante e perciò stesso “giusta”. Emigrazione giovanile/intellettuale verso nazioni del nord Europa dalle economie più dinamiche ed attraenti grazie all’usurocrazia della “tedesca” BCE, conseguente depauperamento del tessuto sociale in specie meridionale, immigrazione dal terzo mondo di masse non scolarizzate, a basso costo di lavoro ed alta prolificità, sono parte di un gigantesco progetto di mutazione antropologica (culturale, in particolare) di cui si può solo intuire la trama e la portata ma non ancora pienamente l’obiettivo finale: però qualche sospetto l’abbiamo. I fatti sanguinosi di Londra e Milano, le rivolte nelle periferie della civilissima Svezia e nelle banlieue parigine, dovrebbero costituire segnali d’allarme evidenti per occhi che vogliano guardare un poco in prospettiva sull’opportunità di una tale politica in un paese che, a 153 anni dalla cosiddetta unità, è unito solo dalla lingua, forse neppure. Disfatta l’Italia, si disfacciano gli italiani. Si tralasci, ma solo per brevità, il dramma della separazione di milioni di esuli dalle loro famiglie e dalla patria. Per migliaia di questi, il costo di un solo F35 basterebbe per scuole, ospedali e posti di lavoro.

“L’Europa avrà bisogno di 50 milioni di immigrati”. Enunciata da un gerarca della Germania nazista, la teoria avrebbe avuto una sua perversa logica: mobilitare schiavi utili alla costruzione del Reich millenario. Il programma scaturisce invece dalla boccuccia giudiziosa di un ministro della repubblica bananiera, tale Emma von Bilderberg. E, Dio bonino!, qui ci fermiamo, impietriti da cotanto “illuminato” ingegno.

venerdì 17 maggio 2013

Il Galatino anno XLVI n° 9 del 17 Maggio 2013


Società in evoluzione?

Abbiamo ispirato gran parte del nostro ordinamento giuridico al diritto romano. La cittadinanza romana con i suoi doveri e privilegi, all’inizio riservata ai cives nati nell’Urbe, venne estesa nel corso dei secoli anche alle popolazioni dei domini assoggettati a Roma, tanto da consentire a non romani di ricoprire la carica di imperatore. Si creò una delle prime società multiculturali e multirazziali della storia, la cui forza divenne poi instabilità e causa stessa di disgregazione. Diversamente da Atene dove persino un ateniese, ma di padre o madre non cittadino, era incluso tra i “meteci” e non godeva di tutti i diritti riservati al πολιτης (polìtes, cittadino). Tralasciamo quindi la considerazione in cui nella città di Pericle venivano tenuti tutti gli altri, “inferiori” per nascita e censo. Quando alcuni politici moderni dicono di rifarsi all’idea di democrazia ateniese, non sanno di cosa parlano e dimostrano la loro ignoranza.
La cittadinanza romana concedeva diritti e prevedeva doveri. Tra questi, l’obbedienza alle leggi dello Stato, rigorose ed imparziali con tutti, ed il riconoscimento implicito del loro valore morale. Questo noioso preambolo mi piace sottoporre alla Vostra attenzione, nei giorni in cui un ministro donna di colore, posto come l’inevitabile ciliegina politicamente corretta su una torta-governo mal riuscita, afferma di disprezzare la società che l’ha accolta, le dà lavoro e la eleva ad una importante carica istituzionale; in cui la cronaca ci riporta fatti di sangue con protagonisti extracomunitari clandestini, oggetto di decreti plurimi d’espulsione, e vittime innocenti; in cui infine, a Brescia, si tiene una manifestazione di sostegno ad un leader, contro la giustizia che lo sottopone a processo, e vi prende parte il vicepresidente del consiglio.
Mi interrogo, alquanto perplesso, sul tipo di società che viene imposta, senza possibilità di scelta, a questa colonia. Ho un’idea ben precisa del fine e dell’obiettivo che si vuole raggiungere con l’imposizione del modello americano di “cittadinanza”, ma lascio ad ognuno il giudizio.