sabato 26 febbraio 2011

Il Galatino anno XLIV n° 4 del 25 Febbraio 2011

Da che mondo è mondo…

“Se non ora, quando?”. Se lo son chiesto in molti, manifestando nelle piazze italiane il 13 febbraio. Hanno inteso contestare una certa deteriore immagine femminile emersa dal pettegolezzo d’alcova, oggi arma di lotta politica e giudiziaria, contrapponendo un’idea positiva della donna che da molto tempo è largamente condivisa nella società moderna. L’eccezione ad una commendevole dirittura morale è costituita dal comportamento di poche giovani, convinte che la via breve dell’affermazione personale inizi dalla disponibilità al potente di turno: con maggiori chance di successo quando nelle mani del satiro cui concedersi coesistano entrambi i poteri, politico e mediatico. Credo che l’esecrazione per questo patetico scambio di favori sia universale ed indiscussa, e prescinda dall’ hic et nunc: dovunque ed in ogni tempo, sotto le dittature ed in democrazia, qualcuno ha goduto (letteralmente) del proprio status per ottenere grazie muliebri altrimenti negate (con biunivoco vantaggio per “donatrice” e “ricevente”). Nihil novi sub sole.
Due esempi, i primi che ricordi, diversissimi per epoca e regime politico: già avanti con gli anni, Mao Zedong usava appartarsi con generose compagne (maggiorenni), che rapidamente facevano carriera nel PCC; poi l’affaire di Bill Clinton con la compiacente stagista (maggiorenne) nella stanza ovale. Quell’abitudine disinvolta e poco nota accresceva l’idolatria verso il “Grande Timoniere” ma unicamente nel suo entourage; non altrettanto può dirsi del Presidente democratico USA, piegatosi ad imbarazzanti scuse pubbliche. Ed anche qui da noi la consuetudine con giovani disinibite suscita giusta disapprovazione e compatimento per un anziano ricco costretto a pagarsi compagnia mercenaria per lenire la solitudine.
In conclusione, la manifestazione di folla della scorsa domenica ha riproposto una concezione limpida della dignità femminile che è ormai patrimonio di tutti…o quasi.
Con questo spirito, sarebbe pur apprezzabile una sollevazione popolare contro una figura di donna che giornali e televisioni continuano ad esibire in pubblicità, senza distinzioni di sorta tra media generalisti o specialistici, fasce d’orario e target di lettori o telespettatori. Il messaggio proposto alle generazioni nuove è scorretto e diseducativo, oltre che umiliante per la donna: la vera ribellione sarebbe boicottare quella carta stampata e quelle trasmissioni, ed i loro inserzionisti.

domenica 13 febbraio 2011

Palazzo Orsini come i Baci Perugina: ah, l'amour! - 13 Febbraio 2011

Gentile Professore,
sulla questione della (mala)Unità d’Italia ho detto più volte la mia calpestando l’aiuola ben curata del “politicamente corretto”. Ma trovo sia giusto non guastare l’atmosfera idilliaca che unisce in un patriottico afflato leghisti della prima ora e ultras risorgimentali di destra e di sinistra nella festa dei 150 anni. Si consumino in pompa magna queste celebrazioni (doverosamente finanziate con larghezza di mezzi), chi non è d’accordo taccia. Io taccio.
Invece oso formulare un giudizio (solo estetico, si badi bene) sulle coccarde tricolori che con sobrietà e misura adornano la facciata di Palazzo Orsini. Si convenga che a pochi giorni dal 14 febbraio, giorno degli innamorati, un infiocchettamento ispirato alla confezione dei Baci Perugina sia tutt’altro che fuori tema. “Ah, l’amour!” esclamano i francesi: invero riscontriamo la passione riscoperta per questa Italia unita, madre per alcuni e matrigna per altri. E qui chiudo il mio dire ed accludo, a mò di contrappunto ironico, l’immagine della vetrina di una nota libreria galatinese. Plaudo all’iniziativa dei titolari di affiancare tre bandiere: la borbonica, il tricolore savoiardo e quello italiano. Però mi piace notare maliziosamente che le dimensioni dei tre vessilli decrescono secondo l’ordine qui esposto, il simbolo duosiciliano essendo maggiore degli altri due: e chi, dotato di acume, volesse interpretare questo messaggio subliminale, lo faccia in silenzio, per non disturbare i festeggiamenti.

sabato 12 febbraio 2011

Il Galatino anno XLIV n° 2 dell 11 Febbraio 2011

Antidoto magico


Un recente episodio minore di vita cittadina, che non merita più attenzione di quanta ne abbia già avuta sui media locali, suggerisce però alcune considerazioni di carattere generale.

Parlo della lectio magistralis di agiografia tenuta da un Assessore locale, alla presenza del Vescovo, dal pulpito di una Chiesa. Possiamo serenamente inquadrare il fatto per quello che è: un’ingenuità, una gaffe innocua, sorvolando generosamente sui casi di narcolessia tra i fedeli prostrati dall’eloquenza ipnotica dell’avventato politico nostrano. Si giudichi la cosa come una trascurabile nota di cronaca, tanto quanto i capricci da dive dello schermo di alcune esponenti della maggioranza: folklore senza conseguenze apprezzabili.

Quello che invece preoccupa, ed è ormai da anni una costante, è l’assenza del meglio della società civile dal palcoscenico politico della Città. Mancano intellettuali latu sensu disponibili ad occuparsi del bene pubblico senza interessi personali o di clan. Questa singolare peculiarità cittadina potrebbe avere, a mio avviso, due cause che si escludono a vicenda: o l’indifferenza mostrata da noi elettori Galatinesi nella scelta dei nostri rappresentanti, quasi che la delega ad amministrarci non sia decisione da maturare con criteri di oculatezza e giudizio; oppure un sortilegio malefico gravante sulle vicende della nostra Galatina.

Nel primo caso, dovremmo recitare il mea culpa ed agevolare il pronunciamento di nuovi (ma nuovi davvero!) protagonisti della politica. Diversamente, si organizzi sin d’ora un esorcismo liberatorio: Mago Otelma potrebbe fare al caso nostro.

giovedì 10 febbraio 2011

La Tua banca - 9 Febbraio 2011

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venerdì 28 gennaio 2011

Il Galatino Anno XLIV n° 2 del 28 Gennaio 2011

Missioni di pace
Perché siamo in Afghanistan? Il compito del contingente ISAF, di cui le truppe italiane sono componente non secondaria, dovrebbe essere quello di garantire la sicurezza del governo insediato a Kabul dalla NATO nel 2001.
Ancora una volta si è intervenuti secondo logiche occidentali, specificamente americane, installando democrazia col metodo usato per esportare stupidi format televisivi, somministrabili con poche modifiche al palato di ogni telespettatore del globo. Si è preteso di imporre valori politici estranei ad un popolo fiero delle sue tradizioni, suddiviso in clan tribali e governato da tempo immemorabile da un parlamento del tutto originale, la Loya Jirga, assemblea dei notabili.
In Afghanistan, nel XIX secolo, tentò invano di metter piede l’allora potentissimo impero britannico, per contrastare l’espansione zarista verso l’Oceano Indiano: gli inglesi furono costretti ad alzare i tacchi dignitosamente, dopo dure sconfitte. Nel secolo scorso ci ha riprovato l’URSS, con identico risultato, tanto che quella poderosa campagna militare venne definita “il Vietnam sovietico”.
Adesso ci siamo noi al seguito degli USA, ufficialmente per riportare ordine, e sappiamo quali garbate maniere usino gli americani allo scopo: le bombe intelligenti, ma non tali da risparmiare villaggi e popolazioni inermi. In realtà difendiamo gli appetiti delle multinazionali yankee dell’energia e delle armi, in una vera guerra che contravviene all’art. 11 della Costituzione (in altri casi totem sacro ed inviolabile); tacciono maggioranza ed opposizione, in combutta.
Ci sarebbe anche da catturare un certo Osama Bin Laden, nemico pubblico n° 1 ma tanto utile alla causa di convogliare consenso intorno ai leader di una nazione in declino irreversibile (compito paragonabile al rinascente terrorismo italiano per la nostra screditata classe politica). Desta stupore che chi dispone di sistemi sofisticatissimi in grado di intercettare qualsiasi comunicazione in ogni sperduto angolo del mondo, di tecnologie satellitari capaci di leggere da centinaia di kilometri d’altezza il titolo del giornale che state leggendo seduti al parco, poi non abbia catturato un emiro barbuto nascosto tra brulle montagne afghane. È lecito supporre che il terrorista faccia più comodo in latitanza e che l’efficientissima intelligence statunitense abbia voluto distrarre lo sguardo.
Torno alla domanda iniziale: a chi giova la missione ISAF? Non ai nostri uomini, specialmente quei giovani volontari (a maggioranza “sudista”) convinti con quattro soldi a partire per vedersi rinnovata la ferma; non certo ai 36 di loro riportati a casa in una bara coperta dal Tricolore; di sicuro non alle loro vedove ed orfani. Ma in un’operazione che costa al contribuente 600 milioni all’anno, è probabile che qualche politico e qualche cinico manager di aziende energetiche o degli armamenti, stiano facendo i loro interessi, presenti e futuri. Nutriamo seri dubbi che siano anche i nostri.

venerdì 14 gennaio 2011

Il Galatino anno XLIV n° 1 del 14 Gennaio 2011

Todos Caballeros!
Si immagini un gruppo di austeri signori in riunione, eccelso think tank convocato intorno ad un tavolo, in una sala ovattata. Volti seri e pensosi, toni di voce pacati, voluminose cartelle di documenti top secret da scambiarsi e compulsare. Insomma, il contesto adatto alla risoluzione di problemi esiziali per le sorti dell’umanità. Fuori dagli inviolabili saloni, il popolo in affanno e trepida attesa delle decisioni di cotanto consesso.
Poi lo sciamare concitato e sorridente dei valletti dalle segrete stanze, preludio all’ annuncio agognato: ecco donatoci nel tripudio generale (non si ironizzi sul frutto di sì laboriosa spremitura di meningi) il “Direttore delle Macchine Scopatrici”; chiave di volta della delicata architettura della società Centro Salento Ambiente e della tenuta politica del governo cittadino, in quanto l’eccentrico titolo non promuove un pornodivo focoso ma un dipendente che, per caso singolare e fortuito, è anche consigliere comunale di maggioranza. Che caso, vero?
Al di sotto del quale ora è lecito si conceda dignità di “Grand’Ufficiale della Real Ramazza” e, scendendo nella gerarchia aziendale, di “Cavaliere di Gran Croce della Differenziata Spinta”.
Potrebbero sparire gli operatori ecologici, promossi autisti, anzi “Manager Conducente di Veicolo Spazzatorio” (ma a mezzo stipendio, purtroppo per loro), andando a costituire un esercito di soli comandanti, senza truppa da combattimento.
Il Cittadino pagante bollette, benché entusiasta di questa araldica politico-netturbina, si chiede: “Chi raccoglie il pattume?”

martedì 4 gennaio 2011

Piero ed il "tronista" - 4 Gennaio 2011

Piero carissimo,
Ti leggo ed ho la pelle d’oca: mi emoziono della Tua emozione nell’aver incontrato (o Uomo fortunato!) un “tronista”. L’accidentale epifania, condivisa con giovinette in estasi contemplativa, deve aver costituito per Te un’esperienza mistica di tale impatto spirituale da trasformare via Trinchese nella Lourdes salentina e Te, brav’uomo, in una Bernadette nostrana, testimone laico della devotio che si fa fides televisiva: la Tua Maria non sarà la Mater Misericordiae, ma una De Filippi in Costanzo.
Il modesto curioso delle gerarchie angeliche che Ti scrive, ricordava la sequenza dei “Troni, le Dominazioni e la moltitudine dei cori celesti”, ed a quegli spiriti buoni per sillogismo associava i “tronisti”. Marchiano, deplorevole errore.
Mi impegno, nella scia sapienziale dello pseudo Dionigi Areopagita, ad aggiornare il De Caelesti hyerarchia: tra gli ordini angelici inserirò i Costantini ed i Franceschi, firmandomi Pasquino Cipollari.
Ed ora spazio ai consigli di Mediashopping, da seguire in religioso silenzio.