sabato 26 settembre 2009

8 Maggio 2009 - Muri appesi ai Crocifissi

“Muri appesi ai Crocifissi”. E’ un verso della canzone “Attimo” di Gianna Nannini che ho riascoltato oggi per radio. Non nutro grande trasporto per questa cantautrice, trovo eccessivi certi atteggiamenti, ed alcune sue pose studiate ad arte per “epater le bourgeois”, fare rumore, quindi mettere il talento al servizio del conto corrente. Alcuni suoi brani invece sono musicalmente innovativi e godibili.
Mi ha fatto riflettere, in quella frase, l’inversione ideale dei termini, fantasiosa e di sicuro cercata dalla Nannini per creare un effetto originale, “spiazzante”.
Ma è il Crocifisso a sostenersi al muro? Oppure è veramente il contrario, come afferma il verso della canzone?
I miei pensieri associativi si soffermano per un attimo sulle tristi immagini del terremoto in Abruzzo: case distrutte, pareti sbrecciate delle quali rimangono in piedi solo parti irregolari dalla vaga forma di stalagmiti, in equilibrio precario. A volte in mezzo a questi ruderi appaiono i resti di quelle che erano stanze da letto: sui muri, i Crocifissi. Testimonianza silenziosa, dolente anche, della presenza consolatrice del Cristo persino nel lutto e nella distruzione.
I due segmenti della Croce: intersezione di alto, spirito, trascendenza (il braccio verticale), e basso, materia, immanenza (quello orizzontale), simboli della natura insieme divina ed umana di Gesù, Dio e Uomo. Segmenti di pari lunghezza nella Croce greca, disuguali in quella latina. Suggeriscono forse concezioni diverse della natura del Cristo nelle due confessioni sorelle?
INRI: “Iesus Nazarenus Rex Iudeorum, Gesù Nazareno Re dei Giudei”. Nazareno non da Nazareth (città non ancora fondata ai tempi di Cristo) ma seguace della setta (dopo di Lui) cristiana-giudaizzante dei Nazareni.
INRI: “Igne Natura Renovatur Integra, per mezzo del fuoco la natura si rinnova completamente”. Questa è invece l’interpretazione alchemica, blasfema per alcuni, dell’acronimo iscritto sul cartiglio apposto sulla Croce. Affermazione che a me ricorda la forza del fuoco sotterraneo che scioglie e smuove la roccia degli strati sovrastanti, ed è causa (tra le altre) dei terremoti. E’ quel fuoco che, indirettamente, distrugge e rinnova la natura, pur nel dolore causato agli uomini. Dolore variamente distribuito secondo un Ordine che ci sfugge.
Il Pantocrator, Governatore di tutte le cose, traccia un disegno che prevede la venuta in Terra del Figlio di Dio fattosi Uomo, la sua morte ed il suo sacrificio per la salvezza dell’Umanità. Così come Egli destina anche ad ognuno di noi un disegno, che al nostro limitato intelletto non è consentito abbracciare nella sua interezza. “State contenti, umana gente, al quia; chè, se potuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria.”
Ci è data forse libertà, nel quadro della nostra esistenza terrena, di variarne linee e colori, secondo nostra inclinazione e giudizio; ma il perimetro della sua cornice è preordinato ed immutabile.

Gentile Professore, stavolta non so proprio perché condivido questi miei pensieri peregrini ed in apparenza slegati fra loro: so di rischiare l’etichetta di “mente bizzarra”. Ho trascritto questa disorganizzata sequenza di elucubrazioni, mostrando “il Pasquino che non ti aspetti”, senza alcun fine se non quello di farVene partecipi. Grazie per aver letto, forse con qualche perplessità.

Per due sane risate, ci sentiamo alla prossima.

Pasquino Galatino

5 Maggio 2009 - Artigiani e politici Galatinesi

Gentile Professore,
ho seguito con attenzione il suo puntuale videoservizio sull’incontro tra artigiani galatinesi ed esponenti politici. Parlarne mi dà occasione per riconoscerLe nuovamente l’utilità sociale del Suo sito, che fornisce in modo imparziale elementi importanti di cronaca locale, altrimenti indisponibili per l’opinione pubblica.

Altri testimoni presenti mi descrivono gustosi siparietti, assenti dal Suo servizio per necessaria concisione del mezzo utilizzato. Provo a darne resoconto alla maniera di Pasquino.
Pare dunque che alcuni artigiani, brava gente la cui abilità col salace idioma galatinese è almeno pari a quella manuale, abbiano sommessamente ma fermamente esortato i politici presenti, di ogni colore, a recarsi appena possibile in un luogo fisico di disagevole accesso e scarsa illuminazione.
Sbaglieremmo se volessimo provare ad indicare questa nota località su qualsivoglia carta geografica; tantomeno risolverebbe il problema chi ne impostasse la ricerca sul proprio navigatore satellitare, quantunque di ultima generazione e precisamente aggiornato. Trattasi invero di luogo fisico sì, ma figurato.
Non è dato sapere se, accogliendo l’invito, tutti od alcuni dei politici galatinesi presenti all’incontro, abbiano poi raggiunto il posto; né tampoco se, una volta colà giunti, i nostri abbiano potuto espletare la funzione motivo del trasferimento, con propria ed altrui soddisfazione.

Relata refero. Si aggiunga un solo commento: l’esasperazione dei nostri artigiani e commercianti è tale che ogni reazione, per quanto scomposta, vada ampiamente giustificata.
E’ bene ricordare che si discute di onesti lavoratori, piccoli imprenditori sui quali grava la responsabilità non soltanto del pane quotidiano per la propria famiglia, ma anche del futuro dei loro dipendenti e relativi familiari. Quindi, in definitiva, di un segmento importante dell’economia cittadina. Parliamo di persone le cui tasse contribuiscono in maniera significativa al bilancio del Comune e della CSA, solo per fare alcuni esempi; di gente che va a letto tardi e torna al lavoro prestissimo, magari dopo nottate di mangiamenti de capu per coniugare stipendi e tributi, consulenti fiscali ed Ispettorati del lavoro, esose banche e fornitori giustamente esigenti. A loro, artigiani e commercianti galatinesi, va il mio pensiero e la mia solidarietà.
Prima che sia troppo tardi, è bene si faccia tutto il possibile per venire incontro alle loro sacrosante richieste. La salute di queste aziende coincide con quella della Città.
Con la consueta stima,
Pasquino Galatino

1 Maggio 2009 - Aspettando godo

Gentile Professore,
ascoltare in incognito l’opinione dei conoscenti e degli amici su Pasquino Galatino mi offre motivi di riflessione sugli avvenimenti degli ultimi tempi.
Tutto ha avuto inizio con una lettera anonima di denuncia sul traffico anarchico di questa Città. Era fine febbraio. Forse per il modo scanzonato di presentarLe il problema, forse per il Suo fiuto giornalistico riguardo una novità che avrebbe potuto incuriosire i lettori di Galatina.it e non solo, cosa puntualmente verificata: così è nata la pagina di “Uno, nessuno e trentamila”.
Com’è naturale, il “fenomeno” Pasquino (iperbole) suscita simpatie ed antipatie. Qualcuno lo trova divertente, e inquadra correttamente la mission: dialogare, in tono scherzoso, dei problemi di tutti i giorni, visti con gli occhi del cittadino comune di Galatina. C’è chi prende la cosa sul serio, intravedendo l’inevitabile burattinaio, che ovviamente non esiste. Lei mi rende edotto che qualcun altro, tra un caffè e un fruttone, si spaccia per Pasquino; pensa così di lucrare un effimero credito politico. Che sia un moderno interprete del “Miles gloriosus”? Altri ancora gradirebbe essere accompagnato “dove è difficile arrivare”…avendo scambiato l’umile Pasquino per uno sherpa himalayano della cultura.
Se non è “Il Processo” di Kafka, siamo dalle parti di Alvaro Vitali in arte Pierino.

Giorni fa il Sindaco concede dignità di interlocutore ufficiale al sottoscritto, ed invia una corrispondenza su carta intestata del Comune (!). Trattasi in realtà di “Avviso ai Naviganti”, con Pasquino nuora perché suocera intenda. Chiamato comunque in causa, e vincendo un senso di vertigine per la piega surreale che ha assunto questo “cazzeggio” internettiano con Lei, PG risponde al Sindaco in carta semplice. Chiede scusa alla Professionista per una satira infelice, e bacchetta ancora più forte il Politico. Decide il magnanimo Pasquino di non infierire crudelmente: ufficio completato in maniera egregia dagli alleati del Primo Cittadino, in Consiglio Comunale. Poi il nostro non è tipo da sferrare il vigliacco calcio dell’asino, tanto meno ad una Signora. Noblesse oblige.

Sono un po’ disorientato, lo confesso. Ed anche tentato di “riportare la statua tarocca al rigattiere”. Le chiedo aiuto per capire se c’è qualcosa che mi sfugge in tutto questo, un percorso mentale logico, per quanto tortuoso, che accomuni tutti noi protagonisti. Ho sbagliato a condividere pubblicamente le mie riflessioni coniugate al modo di Petrolini? Io volevo solo soddisfare la becera richiesta: “’A Pasquì, facce ride!”… Se “non vi ha piaciato”, pazienza.
Gentile Professore, attendo Suoi lumi, ed (il povero Beckett mi perdoni) aspettando godo.
Con stima e, se me lo consente, con l’affettuosa gratitudine dovuta a chi ha già risolto il caso.
Pasquino Galatino

27 Aprile 2009 - Scuse al Sindaco

Gentile Dott.sa Sandra Antonica, Sindaco di Galatina,
sono destinatario, non meritando tanto, di una Sua comunicazione che leggo fino in fondo e con attenzione, tutt’altro che con tedio.Che Lei le accetti o meno, Le invio le mie scuse: lo devo alla Sua persona, alla Sua professionalità, ai sacrifici dei Suoi genitori, essendo anch’io genitore. La scarsa intelligenza che mi rimprovera (e che riconosco) si è palesata nel dar credito a voci che La riguardavano, provenienti (badi bene) da ambienti vicini ai Suoi alleati di governo. Sono stato usato da sedicenti Suoi amici. Non ne ho verificato l’attendibilità, ho sbagliato. Tanto dovevo alla donna e professionista Sandra Antonica per onestà intellettuale e perché, pur essendo una anonima firma, ho un certo amor proprio. Riconoscere virilmente i propri errori è un dovere a cui non mi sottraggo.Detto questo, ho però qualcosa da rinfacciare al Sindaco di Galatina.Non c’è acredine nei Suoi confronti, ma tanta delusione per quella che poteva essere una possibilità di riscatto e di indipendenza per la nostra Città, e si conclude (forse) dopo 3 anni, con l’ignobile farsa del 22 aprile. Sindaco, quel lontano giorno Lei non avrebbe dovuto festeggiare la Sua vittoria elettorale in maniera sfacciatamente partigiana, proprio nel luogo che è invece simbolo dell’unità cittadina, Palazzo Orsini. In quel momento era già il Sindaco di tutti i Galatinesi, non solo del 62% dei suoi elettori. E’ stato un gesto simbolico importante e Le ha alienato simpatie.Lei che ha sempre militato in un solo Partito, ha commesso il grave errore di formare una coalizione con quei personaggi che hanno fatto il giro delle 7 chiese politiche: era fatale che finisse nel modo indecoroso che abbiamo visto.Lei doveva assumere personalmente i compiti che ha delegato al Direttore Generale: ne aveva le capacità per l’esperienza avuta in Provincia, aveva l’autorità di dire “no” ai suggerimenti che Le venivano dal Suo Partito. Avrebbe svolto egregiamente quell’incarico con gli stessi, o migliori, risultati, senza gravare il bilancio comunale del poco o molto che paghiamo per quella funzione.Dall’opposizione, Lei ha tuonato (giustamente) contro la familistica gestione della cosa pubblica della precedente amministrazione: verifichi se per caso questo virus possa aver contagiato anche la Sua.Sindaco, Lei sa che c’è nelle Istituzioni anglosassoni la consuetudine dello “spoil system”: ogni nuovo governo, se lo vuole, cambia alcuni alti burocrati, per migliorare la macchina amministrativa. Non è stato fatto. Lei invece ha consentito forse inconsapevolmente che alcuni Suoi alleati, con pol-pottismo ideologico, se la prendessero con l’anello debole della catena, i malcapitati impiegati comunali, sottoposti a controlli stressanti ed inutili.Sindaco, Lei rivendica i meriti della Sua azione politica. Ma provi a fare un giro tra la gente che l’ha votata, per esempio al Rione Italia. Guardi Villetta Fedele, lo stato pietoso delle strade, lo stupro quotidiano del traffico nel centro storico, i danni al basolato. Guardi piazzale Stazione, via Sogliano, le strade intorno al campus scolastico. Ha qualcosa da dire sulla mancanza di sottovia ferroviari su via Lecce e via Collemeto? Sullo scandalo di via Lecce chiusa al traffico? Ha mai dato uno sguardo attento alle periferie? Certamente dimentico qualcosa, ad esempio le recenti scritte oscene sulla Festa del 25 aprile, che si aggiungono a quelle che già deturpano i muri cittadini. Perché non si cancellano? Perché non si cercano gli autori dello scempio?Crede che rilasciare 24 nuove licenze nel centro storico migliori la vita economica, sociale e culturale della Città? Sta sbagliando grossolanamente, prevedo soltanto caos e sporcizia, ed esasperazione degli abitanti di quel quartiere. Ma anche dannosa concorrenza tra locali vecchi e nuovi. Ci ha pensato?Tra i Suoi compiti c’è quello di salvaguardare la salute dei Suoi concittadini: ancora non ho ascoltato Suoi commenti sulla crescita quasi esponenziale dei casi di tumore nella nostra zona, anche in soggetti giovani e giovanissimi. Chi Le scrive ha provato la “carezza” del male terribile nei suoi affetti e nelle sue amicizie. Avrei voluto sentire il Suo parere.Concordo con Lei in una considerazione: è vero, i Gattopardi sono qui tra noi. I miei ed i Suoi concittadini continueranno a comprare a Maglie, a Lecce, a Gallipoli; continueranno a votare candidati di Maglie, Lecce, Gallipoli, e dei più sperduti borghi della provincia, ma non Galatinesi. Si meritano, ci meritiamo subalternità e sudditanza.Avrei ancora tanto da dire e suggerirLe se non immaginassi che questa mia non sarà presa in considerazione, probabilmente. Ma non ho voglia di continuare in questo “cahier de doleances”, sono vecchissimo, come dice Lei, e stanco. Mi spiace però che Lei non abbia colto lo spirito costruttivo dei miei interventi, seppure coniugato nei modi della satira. La mia satira è rabbia per le cose fatte male e per quelle non fatte, la mia satira è amore per la Città, almeno pari al Suo.La satira graffia e può far male, non blandisce. Se volesse sentirsi applaudita, non guardi Pasquino, ma tra alcuni “yes-men” della Sua alleanza, quelli che hanno lo stiletto nascosto in tasca. Farà bene, come intende, a farli uscire allo scoperto sottoponendosi “alla gogna del voto di fiducia” piuttosto che alle dimissioni. In questo riconosco ancora la Sua intelligenza politica.Ora torno ai miei amati libri, ai miei autori: a proposito, sarà il caso di commemorare, qualche volta, il nostro Cino da Porta Luce, grande autore dialettale.Non leggerà più da Pasquino Galatino un commento, una sola solitaria parola su di Lei, sulla Sua coalizione e sulla politica galatinese. Non disturberò più il manovratore. Lei, però, rifletta se per caso l’asfittico panorama culturale di questa Città un poco si impoverisca, perdendo una voce anarchica ed indipendente, lo sappia Sindaco, e fuori dal coro. Non pretendo di averLa divertita, come mi piace fare con i miei affezionati lettori di Galatina.it, e comprendo la Sua amarezza per i fatti del 22 scorso. Mi permetto solo di considerare che è un sentimento male indirizzato: non è Pasquino la causa dei problemi della Sua coalizione. Se, come immagino, è dotata del “sense of humour” degli intelligenti, apprezzerà invece la vignetta inviatami da un ignoto fan, che accludo.La ringrazio per aver fatto violenza al Suo misoneismo, ed aver sottratto tempo prezioso alla Sua attività privata e pubblica, leggendomi fino in fondo.Cordialmente, Pasquino Galatino

25 Aprile 2009 - L'articolessa

Gentilissimo Professore,
tempo fa ha appeso al muro, nella Sua casa virtuale, la mia statua. Troneggia lì in salotto, proprio sul camino. Immagino che qualche intenditore d’arte, forse un temporaneo inquilino del Palazzo di via Umberto I°, Le avrà fatto notare che quell’opera è una polverosa imitazione dell’originale romano. Una stonatura, insomma, nell’elegante arredamento di Galatina.it. Si comprende che l’interior design ha regole inderogabili: pochi pezzi d’antiquariato, ma autentici, e soprattutto en pendant col resto dell’abitazione. Se non dovesse più incontrare i Suoi gusti, o Le avessero consigliato di sbarazzarsene, non esiti a riportare il pezzo tarocco al rigattiere dove l’ha trovato. “Scartavetrare” lingua ed unghie del vecchio marmo è ingrato compito che non Le si addice.
Fuor di metafora: Lei mi ospita con liberalità nel Suo sito, ed a me è dispiaciuto sinceramente di averLe provocato imbarazzo facendoLe indossare (controvoglia, ne sono certo) i panni del censore. Non Le succederà ancora di dover apporre “omissis” sulle pagine di Pasquino Galatino. Non immaginavo che una favoletta mitologica “senza alcuna attinenza con la realtà”, come chiaramente specificato in introduzione, potesse sortire effetti troppo devastanti. Quindi, non accuse né tantomeno diffamazioni, solo sbrigliata fantasia. Prendo atto che nel Paese dove Forattini ha subito un processo miliardario per una vignetta in cui un pupazzo con le sembianze di un famoso onorevole coi baffi sbianchetta i nomi della lista Mitrokhin, in quel Paese, dicevo, la satira è politicamente corretta solo se indirizzata verso una certa parte e non un’altra, sensibile quam qui maxime all’ironia ed alle critiche. Però è l’ “Editto bulgaro” a scandalizzare…
In una delle prime pasquinate mi ripromettevo di non parlare delle piccinerie locali, guidato dall’ammonimento di Arpocrate: “Silentium sit vobis carum, ut utinam non sit amarum”.
Invece lo spiritaccio genuinamente popolano ha prevalso più volte. Del resto Pasquino appartiene alla gente e non fa che riportare, edulcorandoli addirittura, i “post-it” che 30.000 Pasquini Galatinesi appongono ai piedi della statua, “scusu scusu”, e quelli un po’ più documentati che provengono dalle ovattate stanze di Palazzo Orsini.
Vero è che non batteremo mai la trista via tracciata da Leoluca Orlando, per il quale “Il sospetto è l’anticamera della verità”. Però qualche ragione deve pure averla Andreotti quando sussurra con ghigno diabolico che “A pensar male si fa peccato, ma ci si indovina”.
Vede, caro Professore, tutto può dirsi di Pasquino Galatino tranne che sia un moralista. Egli piuttosto è il giullare, la lingua velenosa, il modesto epigono dei cultori antichi e nuovi di quella nobile arte squisitamente galatinese che è “la cujona”, ovvero lo sberleffo canzonatorio. Arte nella quale l’eccesso caricaturale è finalizzato soltanto a sollecitare nel pubblico il sorriso ironico sui vizi e stravizi dei potenti. “Deposuit potentes, et exaltavit humiles”.
Lo ribadiamo, non siamo moralisti e non emettiamo sentenze, ma abbiamo un dubbio di cui rendiamo tutti partecipi: nel gestire la cosa pubblica, ci si è mossi in un ambito di atteggiamenti politici fisiologici, pur nella sciatta accezione corrente di tali termini? O si è da tempo in quella patologia comportamentale da “famiglia allargata”, leggasi clan, che si rinfacciava alla maggioranza di allora quando si era all’opposizione?


P.S.: Scrivo quanto precede, con la defatigante attenzione richiesta ad un vecchio quale io sono, quando scopro che il Dott. Nico Mauro (improvvisata badante) m’apparecchia la vasca per un salutare bagno d’umiltà. Mi ci immergo con godimento, prima di indossare costumino e cravatta, impugnare il bastone ed uscire insieme ai miei vecchi compari. Occupazione per nulla oziosa, se si vuole tastare il polso alla gente e sentirne gli umori. Poi, alla mia veneranda età fa bene fare quattro passi, cosa che Pasquino (anzi pasquino) compie quotidianamente, gli studi leggiadri talor lasciando, e le sudate carte. Sia per combattere l’indole egocentrica, sia per scrollarsi di dosso quell’odore ammuffito da vecchia cultura accademica che mi rimprovera il Dott. Mauro. Chi scrive riconosce i propri tanti limiti, fra i quali una ampollosa, barocca verbosità: per questo apprezza la sobria eleganza del Dott. Mauro, del quale alcuni componimenti ricordano per grazia certi autori giapponesi di haiku. Leggerli mi ha arricchito. Mi rincresce invece aver causato noia o fastidio al Dott. Mauro, sparacchiando a casaccio su questa benedetta Croce Rossa, novello mujahiddin della rivoluzione islamica.
E’ vero, preparo accuratamente i miei scritti, me lo impone la mente alquanto intorpidita per anagrafe. Verissimo, amo le citazioni classiche: ho avuto la fortuna essere allievo di Docenti che mi hanno fatto apprezzare il greco ed il tanto vituperato latino. Lingua che possiede insieme l’icastica concisione dell’inglese (unica tra le moderne) e l’eleganza dell’italiano. Mi conforta apprendere dai media che la lingua di Cicerone riscontra crescente successo tra le famiglie americane, convinte della sua utilità per la formazione dei propri ragazzi: ci arriveremo anche noi tra 20 anni. E’ reale la mia incontinenza culturale: come tanti miei coetanei, soffro anch’io dei disturbi provocati dalla nota ghiandoletta maschile. Per mia fortuna il Dott. Mauro, oltre al profumato lavacro, mi fornisce l’indispensabile pannolone, nella forma di considerazioni tutt’altro che inopportune: sono tra quelli che hanno in gran cale le critiche, più che gli elogi, specie quando ben motivate come le sue. Di questo lo ringrazio, senza alcun sarcasmo.
L’arricchito esibisce il SUV nero, il Pasquino acculturato di recente non trova di meglio, per farsi notare, che snocciolare citazioni ad ogni piè sospinto. E’ un vezzo senile, innocuo se ci si riflette un attimo: perdonate l’anziano parvenu.
Ed infine è vera ed, a volte, compulsiva l’insistenza su argomenti di vita politico- amministrativa: mi importa del come e dove la mitologica Cassandra destina i 4 sesterzi trattenuti sulla mia pensione…Non solo, ma il polipetto è bruciato, e la cucina sta andando a fuoco. Si preannuncia, cronaca recentissima, una dieta forzata per tutti, dal nome “Commissario Prefettizio”.
Vi ringrazio per l’attenzione che avete avuto col vecchio Pasquino (anzi pasquino), e la pazienza nel sorbire questa pesante articolessa: ora, esaurite le tanto amate citazioni, andrò a girare in villa, tra la gente comune, esercitando il mio sermo cotidianus.
L’Alzheimer non m’impedisce ancora di ricordare la lezione del Fabrizio De Andrè di “Via del Campo”: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.
Con gratitudine e stima per entrambi, e la speranza di averVi divertito ancora.
Pasquino Galatino

21 Aprile 2009 - La nobile Cassandra

Amici cari,
eccoVi una favoletta antica, senza alcuna attinenza con la realtà.Tanto tempo fa, nella ridente città di Kalè Athenai, in un imprecisato luogo della Magna Grecia, regnava la nobile Cassandra. Sappiate che in quei democratici paesi, era consuetudine eleggere il principe o la principessa che avrebbero governato la Polis per i cinque anni successivi, scegliendolo tra le opposte fazioni dei Rossi e dei Neri. Avvenne che un condottiero della zona, Lorenzos da Riace, esponente autorevole della parte dei Rossi, la stessa della fiera Cassandra, disertasse per andare a combattere per i Neri. La storia non dice il motivo di questa defezione, se per nobili ideali o vile denaro, ma il gesto spinse la suscettibile fanciulla a dedicare al traditore una dolente canzone dal titolo “Ritorno all’etica della politica”, accompagnando la voce acuta con una ben accordata cetra.Mal gliene incolse: nell’ Agorà di Kalè Athenai, all’ombra d’un ulivo (o forse una quercia, Esopo non dice), si riunì l’Areopago dei Venerabili Sapienti. Il vecchio Pasquinos di bianco pelo, ascoltati i saggi pareri di quei vegliardi, chiamò al suo cospetto la giovane regnante, e le disse con chiara favella: “O nobile Cassandra dalla chioma corvina, la tua giovane età t’impedisce di cogliere il pericolo di rovinose cadute che insidia colui che s’avventura sullo scivoloso terreno dell’etica politica, senza disporre degli adatti coturni (...). Questo ti diciamo, perché sappiamo che hai (...) due guardie municipali della vicina polis di Neritos, (...); perché stai pagando ogni anno 120.000 dracme del pubblico erario a (...) Sergios, l’organizzatore delle “Notti di Aracne”, le oscene feste dionisiache che alcun vantaggio recano a Kalè Athenai; perché hai (...) del prode Cassandro Vicerè di Messapia, (...); e ci è noto infine che, (...) hai (...) la convenzione col Servizio Sanitario di Magna Grecia per il tuo laboratorio, o Nostra Signora delle Protesi. Allora, in nome di Zeus onnipotente e Atena la saggia, perché non taci, (...) incauta giovane? ”Così parlò il vecchio Pasquinos, di bianco pelo ricoperto.

15 Aprile 2009 - Il mio mistero

"Ma il mio mistero è chiuso in me, il nome mio nessun saprà!": così canta Calaf nel III° atto della Turandot di Puccini.Gentilissimo Rag. D' Errico, mi spiace deluderla: non sono la persona che crede di aver individuato quale inventore e ventriloquo di Pasquino Galatino. La mia giovinezza ha gravitato nella parte della Città opposta al Rione Italia e, purtroppo per me, non sono stato troppo assiduo frequentatore di Chiese, se non con l 'età della ragione e della Fede.Ma concordo con quello che, con la consueta mirabile concisione, scrive il Prof. Valente: sono almeno trentamila i Pasquini, tanti quanti i nostri Compaesani.Piccola grande consolazione pasquale per tutti noi: venerdì il TG 2 delle 13, nella rubrica "Si Viaggiare", ha mostrato un bel ritratto della nostra Galatina. Speriamo in qualche visitatore in più, magari accolto un pò meglio di come fatto sinora.Un saluto deferente a Voi, carissimi Professore e Ragioniere, ed ai nostri amati lettori di "Galatina.it".
Pasquino Galatino