sabato 14 maggio 2011

Il Galatino anno LXIV n° 9 del 13 Maggio 2011

Morti dimenticati

Passa sugli schermi uno spot educativo, sotto l’alto patronato della Presidenza del Consiglio. Un affidabile nonnetto (impersonato dai testimonial Alain Elkann e Piero Angela) esorta il nipotino a ricercare, tra documenti e vecchie foto di famiglia, ricordi sulla persecuzione degli Ebrei in Italia e sulla Shoah. Immaginiamo che l’intenzione sia di tramandare memorie di quella tragedia (e delle colpe collettive e personali di chi non vi si oppose), portandola ad esempio dei genocidi passati e recenti: proponimento condivisibile e politicamente corretto.

Con questo spirito sarebbe giusto, a corollario delle celebrazioni per i 150 anni della cosiddetta unità d’Italia, che si usasse altrettanta correttezza politica sui fatti del 1860. E magari che si ricordasse il milione di vittime militari e civili dell’aggressione sabauda (“Non si perda tempo a far prigionieri”, fu il comando di Cavour), i 54 paesi rasi al suolo, i 23000 soldati borbonici deportati in Piemonte nel lager di Fenestrelle, a 2000 metri d’altezza, e lì lasciati morire di fame e di freddo, poi sciolti nella calce viva. Su un muro di quella fortezza campeggia ancora un ammonimento: “Ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce”, sinistra anticipazione di “Arbeit macht frei” sul cancello di Auschwitz, venuto quasi un secolo dopo. Senza eccessi retorici, appare evidente come il nazismo abbia avuto un precursore nella politica sabauda. Delle atrocità piemontesi su civili e belligeranti non abbiamo prove fotografiche come per la Shoah, rimangono rare immagini dei cadaveri di patrioti duosiciliani (“briganti e brigantesse”) in oltraggiosa esibizione pubblica come monito dopo il loro assassinio; preziosi documenti d’epoca sono custoditi gelosamente presso l’Ufficio Storico dell’Esercito e resi accessibili con difficoltà. Alle vittime del nostro genocidio non si restituisce, non diciamo l’onore, ma neppure la dignità di Uomini che invece è stata resa agli ebrei dell’Olocausto, quando nei lager erano semplici numeri e combustibile da forno crematorio. Di loro ci restano mausolei e ricca documentazione, delle vittime duosiciliane alcuni teschi nel Museo Lombroso a Torino, reperti della pseudo-scientifica “antropologia criminale” lombrosiana. Popoli uniti dalla comune appartenenza agli untermenschen, spregevole razza subumana. Echi di quell’abominio risuonano nelle “parole in libertà” di certi esponenti dell’attuale governo: corsi e ricorsi storici.

Parimenti sarebbe opportuno rendere omaggio alla diaspora delle decine di milioni di emigrati dal Sud che sostennero l’economia italiana con le loro rimesse in valuta pregiata; infelici a cui fu estorta (quale bonus per i lavoratori del Nord) una tassa esosa persino per emigrare, scampando alla deportazione di massa nel Borneo o in Amazzonia progettata in gran segreto dai primi ministri sabaudi mediante accordi con alcuni governi europei.

In America, paese contraddittorio e detestabile per tanti versi, però si onorano insieme vincitori e vinti della Guerra di Secessione che diede origine agli Stati Uniti (questi sì, uniti davvero!) come li conosciamo oggi. Se in Italia ciò non avviene, se si piega alla damnatio memoriae la storia gloriosa della Nazione quasi millenaria di Ruggero d’Altavilla, di Federico II, dei Borbone, allora è il sintomo dell’intrinseca fragilità di uno Stato nato male e sviluppato asimmetricamente, di questa unità solo burocratica, lontana dal sentimento popolare nonostante fastose celebrazioni e discorsi altisonanti.

sabato 30 aprile 2011

Miracoli galatinesi - 29 Aprile 2011

Dopo la pagina gloriosa dedicata a Papa Wojtyla, la Congregazione per le Cause dei Santi si trova ad esaminare un caso insolito nella storia della Chiesa, la beatificazione di un intero gruppo di viventi già in odore di santità. Noi Galatinesi possiamo essere giustamente orgogliosi che la nostra Città sia il luogo delle opere soprannaturali della Commissione di Viale S. Caterina Novella: per la cui taumaturgica intercessione avvengono gli eventi prodigiosi. Si son visti anziani operati di carcinoma prostatico riacquistare la potentia coeundi di un gagliardo ventenne, per la gioia di mogli e badanti; donne sottoposte a mastectomia allattare copiosamente come giovanissime primipare; ottantenni parkinsoniani in carrozzella alzarsi e concorrere ai 110 ostacoli con lusinghiero piazzamento finale. E tutto ciò, si badi bene, ope legis, per forza (o forzatura) di legge; al semplice se pur frettoloso esame delle loro cartelle cliniche da parte del venerabile sodalizio presieduto da una guida spirituale di magrezza ascetica e di modi soavi. Alcuni testimoni raccontano con malcelata emozione che il prodigio più stupefacente sia l’avvenuto risanamento del bilancio INPS, a pro degli stipendi dell’alta dirigenza dell’Ente. L’unicità dei fatti sovrumani è data dalla loro regolarità, senza eccezioni di sorta. Tutti miracolati i chiamati a visita, e perciò privati del magro sussidio di cura. Altro che Fatima e Lourdes!

La Chiesa, per mezzo delle Sue voci più autorevoli, ovviamente predica prudenza ed ancora non si esprime, ma la gente grida al miracolo e nel luogo mistico già appaiono appesi al muro gli ex voto: dentiere e barelle, stampelle e protesi mammarie. Ed iniziano anche i pellegrinaggi: prevediamo un boom del turismo religioso. Opportuno quindi pensare all’erezione di un Santuario consacrato a S. Concussa patrona dell’ASL.

Ma pure chi scrive è testimone di un piccolo prodigio quotidiano: quello dei tanti pensionati che sopravvivono “con la minima”, e devono acquistare i medicinali oncologici pagando ticket e contributo di 80-100 euro alla Sanità del Presidente Poeta.

venerdì 29 aprile 2011

Il Galatino anno XLIV n° 8 del 29 Aprile 2011

Sogno di una notte di mezza primavera

“Ritorno a casa dopo anni e cammino per le vie del centro. Da quando, tempo fa, hanno istituito la ZTL, passeggiare è rilassante per Galatinesi e visitatori. Risplende la pietra leccese delle facciate di palazzi e chiese, ripulita dai cavi e dalla polvere delle auto di passaggio, per il piacere dei turisti e di noi stessi abitanti. Le tasse recuperate dall’evasione edilizia sono investite nel decoro urbano. Spariti i bidoni della spazzatura, ora che la raccolta differenziata copre l’intero abitato, anche la città è uno specchio come già da tempo sono le frazioni. Finalmente si è data concreta applicazione ad una vecchia ordinanza sindacale che vieta il volantinaggio, ed anche questo contribuisce all’impressione di cura e pulizia. I nuovi parcheggi creati al di fuori della circonvallazione interna e quelli sotterranei in piazza Alighieri hanno di molto alleggerito il traffico. E quei ponti sulla ferrovia snelliscono gli accessi in centro. Noto pure maggiore civiltà nella guida: di certo gli autovelox sono un deterrente, non si gareggia più di giorno e di notte nei viali urbani e nelle strade di periferia, sul filo dei 120 all’ora. Fioccano le multe, balsamo miracoloso per le finanze cittadine, non solo per banalissime cinture slacciate ma soprattutto per infrazioni molto più fastidiose o pericolose. Era ora!

Non seguo le vicende politiche, quelli che sanno mi raccontano che si amministra per il bene pubblico, con decisioni condivise tra maggioranza ed opposizione. I pochi incarichi di un certo rilievo vengono assegnati a persone competenti e disinteressate che li svolgono per puro senso civico, gratuitamente; per le mansioni ordinarie si ricorre all’Ufficio di collocamento, seguendo criteri di necessità ed anzianità. La parentela con i politici esclude dalle nomine pubbliche: moralità, innanzitutto.

Mi riempie di orgoglio sentire, dagli amici che vengono in visita a Galatina, che la città è completamente trasformata in meglio. Il merito è anche di noi elettori: abbiamo scelto con attenzione.”

Suona la sveglia: sono le 6. Ora di alzarsi, come tutti i giorni. Forse dovrei cenare più leggero, alla mia età esagerare fa brutti scherzi. Però questo delirio onirico mi stava piacendo…

martedì 19 aprile 2011

Ho riletto, per mia scienza, l’articolo V della Costituzione: riguarda la tutela delle autonomie locali ed il decentramento. Se mal intesa, la lezione di diritto costituzionale porta dritta all’ “articolo quinto” di rito galatinese: una leggina non ufficiale, ma di applicazione puntigliosa, che consente di spartirsi i posti giusti nella pubblica amministrazione piazzando parenti ed amici.

Siamo fuori dalla competenza delle “autonomie locali”, è evidente, per addentrarci nel malcostume, agli antipodi dello spirito dei padri costituenti; comunque emuli del Marchese del Grillo che sbertuccia: “Io sò io, e voi nun siete un c….”, col Popolo Galatinese al posto dei malcapitati borgatari.
Lasciamo i minima immoralia: le liturgie pasquali invitano all’introspezione ed alla purificazione. Cerchiamo un insegnamento, quello che si possa desumere interpretando la tradizione da laici credenti, e vogliamo leggerci la certezza della resurrezione del nostro Sud, perché 150 anni di passione sono troppi. Il riscatto inizia dal ristabilimento della verità storica, l’esatto contrario di quanto insegnato ancora oggi dai manuali scolastici e propalato come Vangelo in questi giorni di celebrazioni. La verità si accompagna alla conoscenza e fa rima con libertà. Mistificare o nascondere un vergognoso passato, tentar di confondere con argomentazioni capziose, raggirare la gente con questo federalismo a senso unico nordista: l'opposto della verità e della libertà. Ma l’inganno non può durare per sempre.
Qualcuno insegna: “Sia il vostro parlare si, si, no, no; il di più viene dal Maligno” (Matteo 5, 37). Mi pare di vederne un buon numero, pur noti frequentatori/frequentatrici di sacrestie e confraternite per bigottismo, che abbiano dimenticato l’ammonimento, a Roma come a Galatina.
Buona Pasqua ai nostri cari Amici ed a Lei caro Professore

venerdì 15 aprile 2011

Il Galatino anno XLIV n° 7 del 15 Aprile 2011

Come ti emancipo il Terrone

Uno studio dell’economista Paolo Savona (ex alto funzionario di Banca d’Italia e altri istituti di credito importanti, cattedratico illustre, già ministro) rivela che il Sud Italia spende ogni anno 63 miliardi di euro in acquisto di beni e servizi prodotti al Nord; mentre appena la metà di quella somma ritorna al Meridione.

Cifra, per avere un termine di confronto, più di 3 volte superiore all’ultima legge finanziaria dello Stato: ricchezza frutto del lavoro meridionale che va su, improduttiva perché sottratta al nostro circuito economico. Si spazia dall’agroalimentare all’abbigliamento, dalla gestione del risparmio (in mano alle banche e finanziarie del Nord) alle assicurazioni, dalle telecomunicazioni ai trasporti. Pare di vederlo, questo organismo già debole ed emaciato, il Meridione, svenarsi per donare sangue al “Fratello d’Italia” obeso e prepotente… Non occorre essere Premi Nobel per immaginare quanti posti di lavoro, quanta ricchezza potremmo creare con le nostre forze, per noi stessi, se appena il 10% di quello che regaliamo al Nord rimanesse qui.

Ora, ci viene magnificata la futura Banca del Sud come munifica regalìa agli ingrati meridionali “parassiti”. Ad indagare su questo progetto si scopre che alcune banche popolari settentrionali (amministrate da persone “gradite” alla Lega) già avanzano la pretesa di controllare il 60% del costituendo Istituto, per replicare i fasti della Cassa per il Mezzogiorno che ha fatto la fortuna del… Nord. Si vorrebbe affidare la pecora al lupo, in buona sostanza.

Pasqua è vicina ed invita alla pacificazione, le celebrazioni per la cosiddetta Unità impazzano sui media; non sarà certo il pericoloso “terronista” che scrive queste righe a guastare il clima da tarallucci e vino. Solo, riflettano i cittadini “sudici” (l’epiteto di conio leghista vorrebbe apparire scherzoso): se putacaso si prendesse esempio dal grande Mahatma Gandhi, e si scegliessero i prodotti nostri, boicottando merci e servizi del Nord Italia? Magari iniziando proprio dalle aziende sponsor di quella Radio Padania che trasmette nel Salento gli insulti ai Meridionali?


giovedì 31 marzo 2011

Lombrichi - 31 Marzo 2011

Ci vorrebbe la prosa distaccata di Moravia per raccontare il tipo umano impermeabile alle vicende esterne al proprio “particulare”, la visione asettica dell’entomologo mostrata ne “Gli indifferenti”. Quell’umanità che oggi assiste alla tragedia giapponese, come alle invenzioni della CIA che chiamano rivoluzioni democratiche, senza moti dell’animo, con l’identica maschera facciale e la stessa partecipazione esibite davanti al format televisivo serale.

Va peggio invece a quei pochi che assorbono il malessere universale come spugne psichiche e lo interiorizzano, incapaci di metabolizzare. Pessimo difetto: si viene colti da nausea ed afasìa, disturbi fisici che colpiscono, ad esempio, chi si provasse ad analizzare freddamente i fatti di questi giorni. Eppure non dovrebbe sorprendere né meravigliare il profilo basso, anzi sotterraneo, da Lumbricus medius, tenuto dai nostri rappresentanti nella questione libica: esibizione indecente, nella consuetudine di voltafaccia e tradimenti da Regno di Sardegna, di cui questa Repubblica è erede diretta.

Il “volemose bbene”, l’atmosfera zuccherosa del centocinquantenario non aiuta di certo a smaltire la bile accumulata, l’umor nero o melanconia diagnosticato dal cerusico medievale; al contrario appesantisce e stufa la sequela di sbandierate e discorsi patriottici. Ci vorrebbe un diversivo allegro, un siparietto d’avanspettacolo: per fortuna lunedì c’è la prossima udienza a Milano.

venerdì 25 marzo 2011

Il Galatino anno XLIV n° 6 del 25 Marzo 2011

A naso chiuso

Gli uomini della Prima Repubblica osservavano un’etichetta forse ipocrita e noiosa ma elegante. Apparve sfrontato, ai tempi, un intervento ironico di Giorgio Almirante che provocò l’ilarità generale: “Onorevole Andreotti, il suo governo ingurgita fiducia ed erutta decreti!”. Tangentopoli fece tabula rasa di quel mondo. Giuliano e Carlo Azeglio, Primi Ministri nel dopo-bufera giudiziaria, inaugurarono un periodo di regolarità, effetto naturale del bifidus actiregularis. Del primo si ricorda una legge retroattiva emanata nottetempo, che spazzò via i risparmi degli Italiani da un giorno all’altro. La gente reagì indirizzandogli l’ovvio invito a recarsi in un luogo dove normalmente si è da soli; l’esortazione fu presa alla lettera, ed il conseguente dimagrimento trasformò quell’uomo di ondivaga fedeltà craxiana nel “Dottor Sottile”. Era l’inizio della puteolente esondazione di norme, le più astruse, che da quel giorno appesta la Nazione.

Quando scappa, scappa: che sia decreto, proposta, o legge-quadro, il politico nostrano si lascia andare, non trattiene l’impellenza legislativa. Infatti per forma, colore e lezzo, certe leggi denunciano la loro origine. L’espressione soddisfatta dei Presidenti, terminate le riunioni di gabinetto (mai termine fu più pertinente), è un chiaro sintomo del felice esito delle sedute. Sarà forse perché inconsciamente assimiliamo il volto dei nostri politici (tutti, senza distinzioni) a quell’altra pur nobile parte dell’anatomia celebrata dal cinema di Tinto Brass? Non osiamo affermare tanto. Ma sapete, non è che una legge nasca così, per caso. Si creano situazioni di imbarazzo parlamentare, di costipazione decretatoria, come nell’ultimo governo di Romano: ricordate la sua sofferta mimica facciale? Ebbene si, era proprio quello il motivo: il Professore curava la fase di stipsi legislativa con “la dolce Euleggina, la prendi la sera e decreti la mattina”. Premurosa come una perpetua, Rosi gli somministrava il blando peristaltico con un sorriso beffardo. I miasmi di quegli anni eupeptici ammorbano ancora le nostre contrade.

Il Cav., uomo concreto e fattivo (in tutti i sensi), non ama gli intoppi. Per lui Mara e Maria Stella hanno sempre pronta in borsa la boccetta di “GuttaLex, 10 gocce al bisogno”; i risultati si vedono (e si sentono), cribbio! Basta far due passi a piedi per accorgersene: leggi fumanti sparse ovunque, e nessuno che ripulisca, pardon, che riformi. Perciò si comprende che l’azione del calpestare la legge, come fanno certi Premier, non costituisca reato, ma sia semplice gesto propiziatorio. È sufficiente nettarsi la suola delle scarpe prima di rientrare in Camera. È pur vero che norme basilari di igiene imporrebbero, ad un Presidente che porti fuori il suo ministro per la passeggiata mattutina, di raccogliere i decreti dell’amata bestiola con l’apposito salvaproroghe usa-e-getta lasciando pulito il marciapiede. Purtroppo si è fatta l’abitudine a certi comportamenti.

“Viva l’Italia, viva la Repubblica!” avrebbe esclamato don Peppino, il sobrio Saragat. Altre epoche, altro stile.